PALERMO – Una Sicilia più vicina alla Grecia che al resto dell’Europa, che non cresce e in cui il sommerso è il secondo settore produttivo. Ma anche un’economia in cui le imprese artigiane la fanno da padrone, con possibilità di crescita soprattutto nel turismo e nell’industria alimentare. È questo il quadro dell’economia regionale messo insieme dall’Osservatorio sulle piccole e medie imprese di Confartigianato, in un rapporto presentato questa mattina nell’ambito della conferenza ‘Quale futuro per una terra piena di promesse?’. Nel corso della conferenza, a cui erano presenti i vertici di Confartigianato Sicilia e nazionale, i ricercatori dell’Osservatorio sulle piccole e medie imprese hanno presentato i dati raccolti in un anno di lavoro, mettendoli in relazione allo scenario economico nazionale.
Il direttore scientifico dell’Osservatorio, Enrico Quintavalle, ha sottolineato come, in un’Italia che cresce poco, la Sicilia soffra per la mancanza di investimenti in infrastrutture, al di sotto della media italiana del 15 per cento, e per i tempi più lunghi che ci vogliono per realizzarle, traducendo il tutto in un forte ritardo per l’economia. Brutte notizie anche sul fronte dell’occupazione: in una classifica di 277 regioni europee, la Sicilia è terzultima per tasso di occupati, e ultima per tasso di occupazione femminile. “Il dato è che c’è una grande fetta di popolazione – dice Quintavalle – che bisogna fare accedere al mondo del lavoro per fare ripartire l’economia, ed è la popolazione femminile”.
Il cuore del rapporto, con i dati sulle imprese artigiane in Sicilia e sull’impatto che hanno sul tessuto economico regionale, è stato presentato dalla ricercatrice Licia Redolfi. Le imprese artigiane dell’isola sono più di 75 mila, quindici ogni mille abitanti, e il 99 per cento di esse è al di sotto dei venti lavoratori. Tra le imprese artigiane siciliane, il 44,2 per cento opera nel settore dei servizi, il 29,1 per cento nelle costruzioni e il rimanente 25,9 nel manifatturiero. Il settore con il più forte impulso alla crescita è quello delle industrie alimentari, in cui c’è una forte specializzazione dell’artigianato. Tra i settori che promettono forti margini di crescita ci sono quello turistico, con 16 mila imprese potenzialmente interessate da un’espansione del settore, e quello della sharing economy. Redolfi ha poi parlato dell’economia sommersa, che se fosse considerato un settore produttivo sarebbe il secondo della Sicilia, dopo i servizi, esponendo più di 45 mila imprese a concorrenza sleale. “I problemi sono tanti, dall’assenteismo nelle pubbliche amministrazioni alla mancanza di infrastrutture – ha detto Filippo Ribisi, presidente di Confartigianato Sicilia – e sono punti importanti per la nostra sopravvivenza. Ma con questa presentazione io auspico di preparare il terreno ai più giovani per potere fare impresa e crescere in futuro”. Ribisi ha poi sottolineato il paradosso di una regione destinataria di aiuti e fondi comunitari che non riesce a crescere: “Spesso non si ha bene la percezione di come vengano spesi questi fondi. Per questo, dal prossimo mese, parte del lavoro del nostro osservatorio sarà dedicata a monitorare le spese dei fondi strutturali europei”.
La conferenza ha visto anche una tavola rotonda tra rappresentanti degli artigiani e istituzioni politiche, rappresentate dal presidente della Regione Rosario Crocetta e dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando, intervenuto in qualità di presidente dell’Associazione nazionale dei comuni italiani.

