Porti Catania e Augusta, appalto a ditte con ribasso del 41%: "Illegittimo" - Live Sicilia

Porti Catania e Augusta, appalto a ditte con ribasso del 41%: “Illegittimo”

Tutti i "macroscopici vizi" della procedura
LA SENTENZA DEL TAR
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CATANIA – Non è la gara d’appalto per il project financing da 350 milioni di euro. Ma col project c’entra lo stesso. E così l’Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia orientale si trova, adesso, ad affrontare una grana imprevista: quella dovuta all'”offerta anomala” nel bando per la “pulizia e il disinquinamento degli specchi acquei portuali e delle relative linee di battigia” dei porti di Catania e Augusta, in provincia di Siracusa.

L’appalto è stato aggiudicato a un raggruppamento d’imprese in parte coincidente con quello del project financing, ma per il Tribunale amministrativo regionale del capoluogo etneo l’aggiudicazione è da rifare: un ribasso del 41 per cento sulla base d’asta è, dicono i giudici amministrativi, troppo alto. E doveva accorgersene anche la commissione aggiudicatrice, che invece non ha fatto una piega. Una decisione illogica e irragionevole, sintomo di una “macroscopica illegittimità” della procedura.

Gli elementi in comune col project

Negli ultimi mesi del 2023 la società Neotek srl, una piccola azienda che si occupa di rifiuti e bonifiche ad Augusta, fa ricorso al Tar di Catania contro l’aggiudicazione di una gara d’appalto bandita dall’Autorità portuale della Sicilia orientale. Il bando si riferisce ai servizi di pulizia degli specchi acquei delle aree portuali e viene pubblicato all’inizio di settembre 2023. Il valore è di 96mila euro e il contratto dovrebbe durare sei mesi, ripetibili per ulteriori sei.

L’Autorità portuale decide di optare per una procedura negoziata: è sì una gara a evidenza pubblica, che prevede la partecipazione su invito di almeno cinque operatori economici. In questa occasione, di aziende ne vengono invitate sei. Cinque di queste sono esattamente le stesse imprese che hanno presentato la loro offerta, l’unica arrivata, per il project financing da 25 anni per la gestione di tutti i servizi dei porti di Catania e Augusta e per la costruzione della nuova stazione marittima. La sesta azienda è l’unica fuori da quei giochi, la megarese Neotek.

L’apertura delle buste

All’apertura delle buste, le proposte sono soltanto due. La prima viene da un raggruppamento temporaneo d’imprese composto dalla catanese La Portuale II e dall’augustana Patania srl. Quest’ultima ha attirato l’attenzione della stampa perché di proprietà della famiglia di Tania Patania, la vicesindaca di Augusta che è anche titolare della delega allo Sviluppo portuale. Un fatto che, come ha già chiarito il presidente dell’Autorità portuale Francesco Di Sarcina in un’intervista a LiveSicilia, “non costituisce un conflitto d’interessi”.

La seconda busta è quella di Neotek. Le due offerte non potrebbero essere più diverse: la prima offre un ribasso del 41,32 per cento; la seconda dell’1,33 per cento. Entrambe le offerte vengono ritenute congrue, senza alcuna anomalia. Com’è ovvio, vince chi propone il risparmio più elevato per l’Autorità portuale. Ed è a questo punto che la questione finisce sul tavolo del Tar.

La matematica applicata al contratto

La seconda società classificata fa i conti. È matematica applicata a un contratto pubblico: la base d’asta è 96mila euro. Duemila euro sono gli oneri per la sicurezza, che non sono soggetti a ribasso (cioè: su quelli le aziende non possono risparmiare). Offrire uno sconto del 41,32 per cento significa dire che i lavori che l’Autorità portuale ha stimato che valgano quella cifra si possono svolgere anche pagandoli solo 55.158 euro. Dei quali 48.856 euro solo per il costo del personale. Ne deriva che per la gestione dell’appalto restano 6.301 euro, con i quali pagare il carburante dei mezzi (per sei mesi) e il costo di conferimento in discarica dei rifiuti raccolti. Oltre che le manutenzioni ed eventuali imprevisti.

Per Neotek, a quelle condizioni, l’appalto non solo non è vantaggioso ma è perfino in perdita. Un fatto che avrebbe dovuto spingere la commissione aggiudicatrice a sottoporre l’offerta di La Portuale II e Patania srl a verifica di anomalia, perché “manifestamente illogica e irragionevole”.

Il risparmio sul carburante

Un’accusa rispedita al mittente sia dall’Autorità portuale sia dalle due aziende vincitrici. Non è vero che l’offerta è in perdita, dicono. Perché usano mezzi, per pulire le acque, che consumano pochissimo carburante. Peraltro, diesel. E quindi su quello risparmiano. Senza contare che non è affatto detto che si raccolgano rifiuti in quantità tali da rendere necessario il quotidiano trasporto in discarica. Quella, spiegano, è una spesa che non può essere considerata quotidiana.

Il Tar, in prima istanza, decide di non concedere una sospensiva della gara perché è prevalente l’interesse pubblico di garantire il servizio di pulizia ai porti di Catania e Augusta. Poi, a fine gennaio 2024, il collegio dei giudici amministrativi si sente pronto a emettere la sua sentenza di merito.

Tutte le giustificazioni possibili

Vero è, ammette il Tar di Catania, che la procedura scelta dall’Autorità portuale per questo affidamento consente “ampia discrezionalità” nella valutazione della soglia di anomalia di un’offerta. Ed è vero anche che si tratta di una verifica “facoltativa” e, dunque, il mancato controllo della soglia può essere sindacato solo “nelle ipotesi, remote, di macroscopica irragionevolezza o di decisivo errore di fatto“.

Questo per permettere alle stazioni appaltanti di fare il loro lavoro, anche nel rispetto delle competenze specifiche che esse hanno. Senza contare, proseguono ancora i giudici amministrativi, che è chiaro che un’offerta economica è una stima, che deve sì essere attendibile ma rispetto alla quale, ad appalto in corso, si può accettare una certa dose di elasticità.

Fatte tutte queste premesse, e messe tutte queste mani avanti, il Tar comunque fissa un punto: “Nella procedura di affidamento” oggetto del ricorso di Neotek “emerge, ictu oculi, la presenza di taluni elementi che possono fare legittimamente dubitare della ragionevolezza e logicità” dell’Autorità portuale quando ha deciso di non considerare anomalo un ribasso di oltre il 41 per cento. Avrebbe dovuto farlo a colpo d’occhio.

Dando per buone tutte le giustificazioni, tutti i risparmi, tutte le economie sul diesel delle barche, sulla discarica, sul personale: all’aggiudicataria rimarrebbero 372 euro con cui pagare, per sei mesi, la benzina per portare l’immondizia in discarica, le manutenzioni e qualunque imprevisto possa nascere in un semestre.

“Illegittimità macroscopiche”

“Non si comprende – scrive il Tar di Catania – come l’amministrazione abbia deciso di non sottoporre al giudizio di anomalia tale offerta, specie in considerazione della particolare natura dell’interesse pubblico sotteso al servizio di pulizia e disinquinamento degli specchi acquei di due porti nevralgici per la Sicilia orientale“. In questo caso, la discrezionalità dell’Autorità portuale sarebbe stata usata in modo “distorto e contrario al principio di buon andamento della pubblica amministrazione”.

In questo caso, i vizi di illegittimità sarebbero “macroscopici”, talmente grandi da tradire “l’interesse pubblico sotteso a una gara”. Banalmente perché con un ribasso così non è detto che il servizio ottenuto sia il migliore possibile. Motivo sufficiente per accogliere il ricorso e decidere che l’aggiudicazione è da rifare. Una grana, giustappunto, in un momento in cui i riflettori della città sono puntati sugli uffici di via Dusmet e sul porto il cui cambiamento sembra dovere passare, sempre di più, attraverso le carte bollate.


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