Prato Verde, 3 scarcerazioni |Libero il fratello del boss Privitera

Prato Verde, 3 scarcerazioni |Libero il fratello del boss Privitera

Prato Verde, 3 scarcerazioni |Libero il fratello del boss Privitera
Decidi tu come informarti
su Google.
Aggiungi LiveSicilia
alle tue Fonti preferite:
quando cercherai
una notizia, ci troverai
più facilmente.
AGGIUNGI

Sono Giuseppe Buda, Franco Marino e Giovanni Privitera. I giudici hanno accolto le richieste degli avvocati Maurizio Abbascià, Lina Biancoviso, Andrea Marchisello e Francesco Villardita, e rhanno recepito i rilievi della Cassazione.

Il tribunale del riesame
di
1 min di lettura

CATANIA – Il Tribunale del riesame di Catania ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di tre indagati nell’ambito dell’operazione Prato Verde compiuta dalla della Dia il 18 febbraio del 2014 contro una frangia del clan Cappello. Sono Giuseppe Buda, Franco Marino e Giovanni Privitera. Quest’ultimo è il fratello del boss Orazio Privitera, ritenuto al vertice del gruppo dei ‘Carateddi’, detenuto in regime di 41 bis. La tesi dell’accusa e l’ordinanza del Gip avevano retto al primo ricorso presentato al Tribunale del riesame di Catania, ma il 7 ottobre del 2014 la prima sezione penale della Cassazione ha annullato con rinvio la decisione dei giudici.

Il provvedimento è stato valutato da un altro Tribunale del riesame, l’8 gennaio scorso, che accogliendo le richieste degli avvocati Maurizio Abbascià, Lina Biancoviso, Andrea Marchisello e Francesco Villardita, e recependo i rilievi della Suprema Corte ha annullato l’ordinanza cautelare. I giudici hanno ritenuto “inadeguata la piattaforma indiziaria”, “generiche e prive di riscontro le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giacomo Cosenza” e “attestanti interessi familiari e meri rapporti di amicizia tra i soggetti coinvolti le conversazioni intercettate”. Al centro dell’inchiesta Prato Verde della Dda della Procura di Catania oltre allo spaccio di droga, la ‘guardiania’ dei terreni imposta con metodi mafiosi agli agricoltori della Piana che, secondo l’accusa, permetteva alla cosca di controllare il territorio e truffare l’Agea 1,5 milioni di euro dal 2003 al 2013. (ANSA).

Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI