Egr. sott. Puglisi, anche questo suo articolo, come quasi tutti quelli che ho avuto il piacere e l'onore di leggere, è pura poesia, toccante e commovente. Tralasciando, per il momento, la mia opinione sulla totale assenza delle Istituzioni su cui mi sono sempre espresso, credo che, purtroppo, non sarà facile raggiungere il cuore di ragazzi delle Zen che "camminano" armati: la questione, a mio avviso, è di carattere culturale. Il contesto nel quale il “ragazzo che cammina armato” è nato e cresciuto gli ha impartito i “valori” della ingiustificata prevaricazione, della violenza, della criminalità, dell’odio. Si, certo, senza un apparente perché, senza un “giustificato” motivo ma, più banalmente e più semplicemente, per dare sfogo ad una rabbia repressa o a qualcosa che ci somiglia, ma che ci sfugge, avendo avuto ciascuno di noi la “fortuna” di appartenere alla società civile, nonostante i tutti i suoi limiti e tutti i suoi difetti. Oltre il contesto sociale, ancor peggio, c’è il contesto familiare: un ragazzo che commette un crimine punibile con un ergastolo (si appura già tramite intercettazioni ambientali negli istituti di pena) viene “consolato” dai propri cari e rassicurato che la condanna sarà limitata nel tempo. Non ci sono parole utili alla “rieducazione”, bensì l’incoraggiamento a mantenere vivo l’orgoglio. Del resto, essendo cresciuto in una famiglia dove i valori e l’educazione sono indirizzati al disprezzo di tutto ciò che rappresenta lo Stato, non avendo altri termini di confronto, credo che sia quasi scontata la condotta quotidiana del ragazzo che cammina armato, non capacitandosi perché mai dovrebbe fare diversamente. Non vorrei apparire ripetitivo rispetto a precedenti miei commenti, ma rimango fermamente convinto che la totale assenza delle Istituzioni ed il totale abbandono del territorio, sono i principali responsabili morali del degrado morale che ha colpito al cuore il quartiere dello Zen e, purtroppo per tutti noi, non soltanto lo Zen, non soltanto tutti i quartieri di periferia, ma adesso anche il resto della città.


Sacrosanto che escludere la prescrizione equivale oggi a condannare praticamente all’ergastolo gli innocenti. Con gli attuali metodi di reclutamento e carriera dei Magistrati, questi ultimi per evitare di far certificare in modo definitivo un proprio errore, faranno durare i processi 100 anni, specie per gli innocenti. Agli avvocati escludere la prescrizione conviene sia per i colpevoli che per gli innocenti anche perchè tutto sommato si tengono il cliente e di tanto in tanto 1000 euro (per spese, assistere a udienze rinviate, ecc ecc) non glieli nega nessuno. Chi ci perde è solo l’innocente e la Giustizia. Ma allora, perchè c’è chi, forse in buona fede, vuole abolire la prescrizione? Perchè è politicamente corretto, ci si sente meglio con la parte giustizialista della propria coscienza, sbianca l’anima, è populista al punto giusto. Il popolo d’altra parte è sempre lo stesso che fece morire Gesù e liberare Barabba, ma il problema adesso è che anche se ci fosse un innocente come Gesù, oggi senza prescrizione non potrebbe mai risorgere e sarebbe condannato ad un processo per l’eternità, specie se immortale. Tortora sarebbe ancora sotto processo, se non fosse morto (che forse è la sorte migliore da augurare a un innocente sotto processo).
Per ciò che riguarda la parte relativa al MES, l’articolo è chiaramente di parte, dato che è purtroppo vero che i nostri soldi servirebbero a salvare le banche tedesche: la Germania, infatti, ha un debito pubblico più basso rispetto all’Italia, quindi potrebbe tranquillamente accedere al fondo salva-Stati senza pericolo di essere commissariata dall’Europa. La condizione capestro della riforma del MES è che il nostro Paese dovrebbe versare al suddetto fondo ben 125 miliardi in 5 anni ma, in caso di necessità, non vi potrà accedere col pretesto dell’alto debito pubblico, a meno che lo Stato italiano non richieda la ristrutturazione del debito, il che comporterebbe il commissariamento da parte dell’Europa, quindi siamo sicuri che questa riforma del MES ci convenga?
“La prima pena è il processo” ( Prof. Antolisei, nume del diritto penale italiano).
Quanto al MES è vero che il debito pubblico italiano è sostenibile. Ma potrebbe non esserlo più se tornasse al governo gente che approva misure come redditi di cittadinanza o quota 100. Ecco perchè lo avversano.Un motivo in più per tenersi il MES ed evitare politiche di spreco in futuro, che getterebbero il Paese sul lastrico.