Presunte estorsioni al Policlinico | Le accuse dei pm scricchiolano

Presunte estorsioni al Policlinico | Le accuse dei pm scricchiolano

Marco Tuzzolino e Dario Anzalone

Inchiesta a Palermo. Le accuse traballano. In parte, addirittura, si sgretolano. E così Dario Anzalone torna in libertà, mentre Marzo Tuzzolino resta ai domiciliari ma con un quadrio indiziario meno grave.

DOPO IL RIESAME
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PALERMO – Le accuse traballano. In parte, addirittura, si sgretolano. E così Dario Anzalone torna in libertà, mentre Marzo Tuzzolino resta ai domiciliari ma con un quadrio indiziario meno grave. Entrambi erano finiti in carcere a fine maggio. Secondo l’accusa, sarebbero stati responsabili di pressioni psicologiche, ricatti e minacce con lo scopo congiurare la rescissione del contratto relativo all’appalto di pulizia e sanificazione del Policlinico, che era stato aggiudicato alla ditta per la quale entrambi lavoravano. In più, i due avrebbero minacciato i dipendenti per convincerli a cambiare sindacato, abbandonando la Fisascat.

Nel caso di Anzalone, però, secondo il Tribunale del Riesame, che ha accolto il ricorso degli avvocati Debora Speciale e Alfonso Marsala, non sussistono i gravi indizi di colpevolezza. E l’ordinanza è stata annullata. Le testimonianze vengono ritenute contraddittorie ed equivoche. Tuzzolino, invece, resta ai domiciliari, ma le ipotesi di estorsione e tentata estorsione sono state derubricate in violenza privata, continuata e aggravata. Si tratta di reati per i quali non scatta la misura cautelare. Ed, infatti, Tuzzolino, resta ai domiciliari sono per due presunti casi di interruzione di pubblico servizio. Con le sue irruzioni in reparto avrebbe bloccato l’attività dell’ospedale.

Nel corso dell’interrogatorio davanti al Gip, Tuzzolino non solo aveva negato le accuse, ma aveva pure rilanciato, parlando di un ospedale in mano alla politica. Lui avrebbe anzi avuto il merito di cercare di risolvere col direttore generale una situazione che a suo dire sarebbe stata “alla deriva”. Al suo arrivo “il personale era scoraggiato, tutta gente che comunque ti faceva tre ore, però in quelle tre ore non è che si può scherzare con l’ospedale. Sa – ha precisato davanti al giudice – io cercavo non perché avevo un conflitto, ma perché comunque capivo che le problematiche si potevano risolvere all’interno. Soprattutto – ha proseguito Tuzzolino – credevo a quella che era la pulizia e l’igiene per l’ammalato, perché là si entra e si muore”.


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