"Pronto, ho saputo... e il papa?": i pentiti e il nipote uomo d'onore

“Pronto, ho saputo… e il papa?”: i pentiti e il nipote uomo d’onore

Da una località protetta due fratelli collaboratori di giustizia mantenevano i contatti con uno degli arrestati del blitz di Palermo
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PALERMO – “Com’è Bastia’ il fatto? Dove sei?”, chiedeva lo zio al nipote. Nulla di strano nella conversazione se non fosse che a telefonare da una località protetta, il 16 settembre 2019, è stato il collaboratore di giustizia Salvatore Giordano. Dall’altro capo della cornetta il nipote Sebastiano Giordano, arrestato nell’ultimo blitz della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, con l’accusa di essere uomo d’onore della famiglia di Tommaso Natale, pedina del pizzo e dei danneggiamenti ai danni degli imprenditori che non volevano pagare.

In realtà di zii pentiti il ventiduenne Giordano ne ha due. Salvatore Giordano, pescivendolo di mattina e mafioso nel resto della giornata, ha deciso di collaborare con la giustizia nel 2011. Uno anno dopo stessa cosa ha fatto il fratello Domenico. Anche con quest’ultimo il giovane Giordano si confrontava. Arrivavano segnali di preoccupazione per la vita che si era scelto il nipote. Era stato assoldato dal clan mafioso confermando, e non è la prima volta, che ormai le vecchie regole di Cosa Nostra sono in disuso. Si può essere uomini d’onore pur avendo degli zii traditori della causa criminale.

Pentito, protetto dallo Stato chissà dove, eppure molto bene informato delle vicende palermitane. Salvatore Giordano non ha reciso il cordone ombelicale che lo lega al suo passato. È stato lui a chiamare il nipote per informarlo di avere saputo della sua militanza in Cosa Nostra. Si congratulava: “… ho sentito il fatto tuo ieri… pure tu auguri”. Era curioso: “Com’è il discorso?… ma là a mare sei tu?… dal cavallo?… ma proprio bene ti hanno messo là?… com’è il discorso?… o giri?… come sei messo?”.

Una raffica di domande e conseguenti risposte. Il nipote, secondo l’accusa, era stato arruolato e piazzato al “cavallo” (cioè a Sferracavallo), ma si muoveva “piano piano” per il momento.

Lo zio sapeva che “quello… se ne è andato là a Firenze”, e cioè il boss Giulio Caporrimo costretto a lasciare Palermo quando seppe che a guidare il mandamento di Tommaso Natale era stato messo Francesco Palumeri, pure lui fra i sedici arrestati. Salvatore Giordano si chiedeva chi fosse ora “il papa”, ma sull’argomento il nipote tagliava corto. A differenza della secca risposta (“No, lui no”) con cui escludeva l’attuale ruolo mafioso di un altro nome storico, Giuseppe Lo Verde.

E poi via coi consigli per evitare pedinamenti e salvare la pelle: “… te lo ha spiegato lo Zio Mimmo?… appuntamenti… cose… capisci… sempre prenditi tempo… mai… quando devi andare da qualche parte sempre avvisa a qualcuno… capito come?… fatti i giri da lontano… capito?… se poi ti cambi motore… ne metti uno da un’altra parte… se si devono fare i cambi, sai come si fanno?… devi fare i cambi sai dove?… sotto i garage… entri da una parte ed esci dall’altra… capito come?… entri da una parte ed esci dall’altra parte… ti devi insegnare il viale Strasburgo… pure i condomini che tu vedi che si entra… si scende da una parte… ti devi insegnare queste cose … li prendi a occhio… tu entri di qua ed esci dall’altra parte… capito come devi fare?”.

Gli mancava Palermo al pentito Giordano che sperava di tornare presto, magari di sera, “scogli, scogli”, per non farsi vedere. Oppure sfidare tutto e tutti e affacciarsi al balcone durante la festa del rione, mentre cantavano i neomelodici napoletani e urlare: “Sono qua, sono tornato”.

Pochi giorni prima, il 30 agosto 2019, era stato Domenico a contattare Sebastiano Giordano. Anche lo zio Mimmo aveva saputo della nuova posizione del nipote. Tentò di dissuaderlo: si rischiavano pene pesanti e non ne valeva la pena. Troppi rischi, pochi soldi: “Devo parlare con te”; “Che è successo?”; Come che è successo?.. e ma per telefono non possiamo parlare qualche giorno vieni qua e mi vieni a trovare qua Sebastiano… dobbiamo parlare un po’ noi due ci possiamo vedere qua hai capito?”.

Infine l’avvertimento: “… allontana perché… vedi che se entri la dentro non si discute di un mese, due mesi… allontana a tutti perché non ti interessa, perché appena tu arrivi là dentro non ti campa nessuno mettitelo in testa… e allora lasciale stare tutte ste cose se ci fossimo noi la discussione sarebbe un’altra… siccome io non ci sono, Dolce non c’è perciò. devi stare… ti stai con tuo padre che te la passi meglio… queste cinquanta euro guadagnate da tuo padre non sono come a quelle…”. Un anno e mezzo dopo la conversazione il giovane Giordano è finito in carcere.


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Commenti

    FATTO GRAVISSIMO PERCHÉ I COLLABORATORI PESANO SULLA COLLETTIVITÀ ED IL PRINCIPIO DELLA PROTEZIONE È CHE SIANO INTERROTTI I LEGAMI CON IL SISTEMA CRIMINALE. SPERO CHE IL SIG LO VERSO CHE STIMO CONE GIORNALISTA FACCIA DELLE DOMANDE ALLA PROCURA ED AL SERVIZIO CENTRALE SUI PROVVEDIMENTI CHE SARANNO PRESI NEI CONFRONTI DI QUESTI SOGGETTI NON ESCLUDENDO RISVOLTI PENALI.

    CONCORDO PIENAMENTE CON QUANTO DETTO DA FRANCESCO ED ESORTO PURE IO IL CRONISTA LO VERSO PERSONA DA ANNI IMPEGNATA IN QUESTO AMBITO AD ACCERTARSI SE LA PROCURA FARA’ LE SEGNALAZIONI DEL CASO AL SERVIZIO CENTRALE DI PROTEZIONE PER LA CONSEGUENTE FUROIUSCITA DAL PROGRAMMA DEI GIORDANO SALVATORE E DOMENICO CHE HANNO DIMOSTRATO IN MANIERA INEQUIVOCABILE IL MANCATO RISPETTO DEL PROTOCCOLO SUI COLLABORATORI ADDIRITTURA INVITANDO IL NIPOTE A RAGGIUNGERLI IN LOCALITA’ PROTETTA , FACENDOGLI I COMPLIMENTI PER L INCARICO ED AGGIORNANDOSI SULLE DINAMICHE MAFIOSE. VEDIAMO COSA FARA’ LA PROCURA NELLA QUALE CONFIDO

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