Province, dopo il ko all'Ars c'è la strada delle elezioni di secondo grado - Live Sicilia

Province, dopo il ko all’Ars c’è la strada delle elezioni di secondo grado

Election day per le Amministrative, da lì il countdown dei Liberi Consorzi
LA MANCATA RIFORMA
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PALERMO – L’elezione diretta dei presidenti delle Province e dei consiglieri provinciali è naufragata all’Ars e ora per gli enti di area vasta si apre lo scenario della consultazione di secondo grado.
Il voto, imposto anche da una sentenza della Corte costituzionale, prevede la partecipazione dei sindaci e dei consiglieri comunali eletti nei Comuni e non dei cittadini. Il percorso, però, non sarà breve. Bisognerà attendere per vedere sindaci e consiglieri comunali scegliere i presidenti dei sei Liberi Consorzi (così si chiamano in Sicilia) e andare a far parte delle relative assemblee, comprese quelle delle tre Città Metropolitane (Palermo, Catania e Messina) sulla scorta di quanto previsto anche dalla legge Delrio che Roma non ha ancora abolito.

Dirigenti-commissari in sella alle ex Province

Riposto nel cassetto, almeno per il momento, il progetto di un ritorno all’antica veste delle Province per via del voto dell’Ars, riemerge il nodo della gestione di enti che, dal 2014, di fatto non hanno mai avuto una vera guida. Quell’anno la maggioranza targata Crocetta varò la legge che diede vita ai sei Liberi Consorzi da sempre affidati a dei commissari, a differenza delle tre Città Metropolitane guidate dai sindaci dei rispettivi capoluoghi. I sei dirigenti regionali nominati a settembre dal governatore Schifani, in attuazione della legge approvata pochi mesi prima, potranno restare in sella fino al 31 dicembre di quest’anno: si tratta di Giovanni Bologna (Agrigento), Vitalba Vaccaro (Caltanissetta), Carmen Madonia (Enna), Patrizia Valenti (Ragusa), Mario La Rocca (Siracusa) e Maria Concetta Antinoro (Trapani).

Ex Province, l’iter per le elezioni di secondo grado

Una lunga storia, quella dei commissariamenti, che avrà una ulteriore coda. Tempi e regole delle elezioni di secondo grado, infatti, vengono dettati dalla legge approvata a giugno dall’Ars. Per far partire l’iter delle elezioni di secondo livello sarà necessario conoscere la data delle elezioni amministrative di quest’anno. La Regione non ha ancora deciso ufficialmente ma è probabile che opti per l’election day con le concomitanti Europee e così la data delle Amministrative, quando andranno al voto una trentina di comuni, dovrebbe essere fissata per l’8 e 9 giugno. A quel punto potrà scattare il countdown e il presidente della Regione, Renato Schifani, avrà 120 giorni di tempo per fissare con un suo decreto la data delle elezioni di secondo grado.

Ancora divisioni nel centrodestra

Per il Movimento cinque stelle il tema non è “elezioni dirette o indirette” ma “l’assenza di risorse” per gli enti. “I partiti continuano a preoccuparsi e a decidere, nelle segrete stanze, solo della modalità delle elezioni, ignorando che le Province oggi non hanno trasferimenti sufficienti”, evidenziano i deputati Martina Ardizzone e Angelo Cambiano che poi ricordano: “Per quanto riguarda la modalità, non ci sono alternative alle elezioni di secondo livello, lo impone la Corte costituzionale”. In favore delle elezioni di secondo grado si sono già espressi Fratelli d’Italia e Movimento per l’autonomia, mentre la Democrazia cristiana guarda ancora alla reintroduzione dell’elezione diretta. Una posizione, quella dei cuffariani, ribadita anche nel recente incontro tra il segretario nazionale della Dc e Schifani. Il dossier Province rischia così di diventare l’ennesimo pomo della discordia nella maggioranza.


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