CATANIA – “Tra dissesto idrogeologico e rischio sismico, i cittadini siciliani non possono dormire sonni tranquilli. Non è allarmismo: è la fotografia di una realtà che chi governa conosce e continua a ignorare. La messa in sicurezza del territorio non è una priorità per la classe politica nazionale e regionale, con conseguenze economiche, sociali e umane gravissime”.
L’intervento è della già deputata regionale dei democratici, Concetta Raia.
“Il governo Schifani e la sua maggioranza non hanno assolto al mandato ricevuto: prevenire, programmare, proteggere. Il ciclone Harry ha prodotto oltre 2 miliardi di euro di danni alle infrastrutture, alle attività produttive, all’agricoltura, al turismo e al lavoro. A questi si aggiungono i circa 600 milioni di euro di danni causati dalla frana di Niscemi. Eventi tutt’altro che imprevedibili”, prosegue.
Ed ancora: “Di fronte a numeri di questa portata, lo stanziamento di 33 milioni di euro da parte del governo nazionale e di 113 milioni da parte della Regione è politicamente offensivo. E dimostra l’assenza di una reale volontà di intervenire. Fa bene la Procura di Gela ad avviare le indagini per accertare le responsabilità politiche e tecniche di chi, pur consapevole dei rischi, non è intervenuto. A Niscemi esistevano progetti già avviati nel 2019 e mai completati: non è stata fatalità.
L’emergenza in Sicilia è strutturale. Nove comuni su dieci presentano aree ad alto rischio idrogeologico e la Regione è quinta in Italia per rischio idrogeologico e prima per desertificazione. Eppure oltre 2 miliardi di euro destinati al dissesto non sono mai diventati opere esecutive. Anche le risorse del PNRR, a gennaio 2026, registrano una spesa ferma al 35%, come rilevato dalla Corte dei Conti, che ha certificato una grave carenza di pianificazione e ritardi amministrativi.
Nel frattempo il governo nazionale sottrae 3 miliardi di euro al Fondo Sviluppo e Coesione, di cui 1,3 miliardi alla Sicilia, per il Ponte sullo Stretto: un’opera che non partirà prima del 2027, sacrificando la sicurezza immediata dei cittadini per un progetto simbolico e lontano nel tempo. Perché non riprogrammare subito queste risorse per la messa in sicurezza del territorio?”.
Infine: “Le ricadute sono drammatiche: imprese, operatori turistici, ristoratori, pescatori, agricoltori e braccianti sono stati lasciati soli. Il comparto agricolo e agrumicolo perde oltre il 30% della produzione, mentre il settore ittico registra danni ingenti a imbarcazioni e infrastrutture, con attività produttive ferme.
Chi governa il Paese e la Regione si assuma la piena responsabilità politica di questa situazione e intervenga immediatamente con risorse adeguate, non con elemosine.
È indispensabile agire subito attraverso una legge speciale per la sicurezza sismica del Sud-Est siciliano. Un piano pluriennale di messa in sicurezza del territorio, a partire dalle scuole. Verifiche sistematiche di vulnerabilità sismica. Investimenti strutturali e monitoraggi continui.
Il resto sono passerelle. La Sicilia non può più permettersi ritardi, propaganda e governi inerti davanti a un disastro annunciato”.

