Rifiuti a Catania, aumento Tari rinviato a fine luglio - Live Sicilia

Rifiuti a Catania, aumento Tari rinviato a fine luglio

A Palazzo degli elefanti ieri sera è stata rinviata la votazione per l'aumento della tassa sulla spazzatura a carico dei cittadini.
CONSIGLIO COMUNALE
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CATANIA – Tutto rinviato alla fine di luglio. Merito della decisione, a livello nazionale, di posticipare la scadenza per l’approvazione del bilancio dei Comuni al 31 luglio 2022. Così tutti gli altri adempimenti, incluso l’aumento della tariffa della Tari, la tassa sui rifiuti urbani cittadini, possono essere spostati un po’ più in là. Difficilmente l’incremento del 18 per cento sulla tariffa potrà essere evitato, ma ieri sera in Consiglio comunale a Catania nessuno sembrava avere voglia di approvarlo.

Malumori dentro e fuori

Alle 19, orario previsto per l’inizio della seduta, associazioni, semplici cittadini e movimenti politici si erano dati appuntamento fuori da Palazzo degli elefanti per protestare contro l’aumento della Tari. In attesa di entrare ci sono una cinquantina di persone: da Sinistra italiana al Movimento 5 stelle, passando per gli esponenti del comitato catanese per Claudio Fava presidente, Catania bene comune, esponenti della Cgil e del Partito democratico.

Mentre i manifestanti attendono di entrare, tra i consiglieri comunali il malumore è palpabile. Non certo per l’apprezzata presenza di un pubblico numeroso, quanto piuttosto per l’impopolarità della scelta da votare: dopo l’aumento Tari del 2019, un ulteriore rialzo – stavolta così consistente, mentre la città è sommersa di immondizia – è difficile da digerire e fare digerire. E a poco vale il quasi certo rinvio del voto, già prima dell’inizio della seduta, per placare gli animi: se non è oggi, sarà domani.

Il ritiro delle delibere

Il primo a prendere la parola, in un’aula letteralmente rovente (l’aria condizionata non funziona) è Daniele Bottino, capogruppo di Diventerà bellissima, che brucia sul tempo altri colleghi consiglieri e propone: “Visto il rinvio della scadenza e il venire meno dell’urgenza – dice Bottino – forse è il caso di rinviare le delibere a un altro momento, sperando che nel frattempo il governo nazionale o regionale trovino una soluzione per coprire un buco che non possono pagare i cittadini”. I rincari della discarica, in altri termini, non possono pesare sulle tasche dei catanesi.

Il sindaco facente funzioni Roberto Bonaccorsi coglie la palla al balzo: delibere sull’aumento Tari ritirate, applauso dal pubblico. “Se vincere fosse sempre così facile”, sussurra qualcuno. Ma la seduta non finisce così. E se alla Tari si ripenserà più avanti, alla politica si può pensare anche subito. Il primo a tirare in ballo il primo cittadino sospeso Salvo Pogliese è Giuseppe Gelsomino di Prima l’Italia: “Questo prolungamento, come per gli esami all’università, serve solo all’amministrazione per andare a casa e fare approvare l’aumento della Tari a un commissario”.

Ancora sulle dimissioni di Pogliese

Il riferimento di Gelsomino è ai rumor che si rincorrono sulle possibili dimissioni del sindaco prima della fine dell’estate. Si diceva, addirittura, entro luglio. “Il problema della città – attacca Gelsomino – è che siamo senza sindaco”. Dall’altra parte dell’aula, i consiglieri pogliesiani Santi Bosco e Luca Sangiorgio scalpitano per protesta. Ma l’elefante ha ormai fatto il suo ingresso nella stanza. “Pogliese, in qualità di dirigente di Fratelli d’Italia – prosegue Giuseppe Gelsomino – dovrebbe chiamare il presidente della Regione, di Fratelli d’Italia anche lui, e insieme dovrebbero cercare una soluzione per salvare Catania”.

La politica, insomma, dovrebbe fare la politica. “Da domani mattina dobbiamo fare in modo di avviare una seria interlocuzione con la Regione – interviene Sebastiano Anastasi di Grande Catania – Voi lo sapete che difficilmente si raggiungerà il numero legale su un aumento della Tari del 18 per cento…”. I numeri in aula il capogruppo autonomista li conosce bene. “La città deve venire fuori da questa situazione – aggiunge Anastasi – Noi non siamo qui, supini, ad accettare questo aumento. La legge dei numeri, che ha dominato fino a ora, non è più accettabile. Catania non può più sostenerla”.

L’evasione del tributo

Che tutta Catania non possa sostenere l’aumento della Tari è un dato che la consigliera Sara Pettinato, fresca di ingresso in Prima l’Italia, contesta con forza. “In effetti, è un argomento che interessa il 49 per cento dei cittadini, cioè quelli che pagano la tassa”, sottolinea. E sul tema dell’evasione torna anche il consigliere pentastellato Graziano Bonaccorsi, che chiede di conoscere se i dati della riscossione degli accertamenti della Tari siano in effetti migliorati. E di quanto. “Non dovete nemmeno immaginare di riportare in aula questo documento tra un mese – conclude Bonaccorsi – È il caso di spingere sulle forze politiche che in questo momento sono al governo, affinché ci tirino fuori da questa situazione”.

Il riferimento all’evasione del consigliere pentastellato viene dal testo della delibera che si sarebbe dovuta votare ieri sera. Nel documento si legge che i “lusinghieri risultati conseguiti nell’attività di accertamento dell’evasione/elusione” hanno consentito di mitigare l’aumento della Tari. “Ma quali sono questi risultati?”, domanda Bonaccorsi. Anche considerando la gara d’appalto per l’accertamento delle entrate tributarie ed extratributarie.

“Non ci si riferisce alle entrate non riscosse – spiega il vicesindaco Roberto Bonaccorsi a LiveSicilia – Si tratta, invece, di evasori totali che sono stati individuati e che stanno regolarizzando le loro posizioni, per un totale di circa cinque millioni di euro“. Cioè: non c’entra chi ha ricevuto la cartella Tari da pagare e non l’ha pagata. C’entra chi, invece, non era mai stato considerato come una utenza Tari e che, invece, gli uffici comunali hanno scoperto e a cui hanno chiesto di pagare. “Se prima la Tari valeva circa 83 milioni di euro, adesso ne vale 88, a fronte di una quantità di rifiuti da avviare in discarica ridotta per via del miglioramento dei risultati della differenziata. Questo ha permesso che l’incremento di 20 milioni di euro dei costi di conferimento fosse lievemente mitigato”.

A contribuire allo stesso risultato – la riduzione dell’aumento – potrebbero essere anche dei fondi regionali dell’assessorato ai Rifiuti. Somme che “al momento della formalizzazione definitiva, saranno destinate a ristorare i contribuenti“. La speranza dell’amministrazione è che i fondi vengano stanziati e arrivino a destinazione prima dell’autunno 2022, cioè prima che i catanesi ricevano a casa il saldo della Tari da pagare. “Ci auguriamo di riuscire a portare in aula in autunno – afferma il vicesindaco – una nuova rimodulazione della tariffa, stavolta verso il basso”. Aumentare oggi per ridurre domani, almeno così si spera.

La chiusura della seduta

Nel frattempo l’attenzione sul tema deve rimanere alto. Luca Sangiorgio, Paola Parisi e Giuseppe Gelsomino si fanno promotori di una trasferta a Palermo, per chiedere con maggiore forza l’intervento della Regione. Mentre Lidia Adorno e Lanfranco Zappalà vanno all’attacco dell’amministrazione (“Delibera rinviata per paura del pubblico”, sostiene Adorno; “Se avessimo votato, l’amministrazione ne sarebbe uscita con le ossa rotte”, prevede Zappalà”).

Quando l’amministrazione risponde per bocca di Roberto Bonaccorsi, salta lo streaming video della seduta. Bisogna sospendere. Quando il collegamento viene ripristinato, è il numero legale a non esserci più. Il tema, però, terrà banco per le prossime settimane.


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