Palermo: Verga, il boss degli attentati, e il ruolo di mamma e papà

Verga, attentati e affari con mamma e papà: “Mia madre mi ammazza”

genitori Verga
Decidi tu come informarti
su Google.
Aggiungi LiveSicilia
alle tue Fonti preferite:
quando cercherai
una notizia, ci troverai
più facilmente.
AGGIUNGI
I genitori erano "strumento" del mandante degli attentati a San Lorenzo

PALERMO – Salvatore Verga ordinava attentati per convincere gli imprenditori a pagare il pizzo. Nel frattempo, avrebbe mandato avanti gli affari della droga anche con la collaborazione di due persone fidatissime, mamma e papà. La Procura di Palermo ha messo sotto inchiesta anche il padre, Gaetano Verga, e la madre Maria Claudino, fra gli arrestati dell’ultimo blitz. Il giudice per le indagini preliminari ha convalidato il fermo e concesso i domiciliari ai due indagati, assistiti dall’avvocato Giulio Bonanno.

Quando nei mesi scorsi finì in carcere Giuseppe Faija, braccio operativo di Verga, i genitori – annotano i pm di Palermo – “diventano strumento del detenuto sia per recuperare il denaro dai debitori e poi custodirlo, che per veicolare messaggi ad Francesco Paolo Albamonte (altro arrestato dell’ultimo blitz)”.

La madre all’inizio avrebbe cercato di frenare i propositi criminali del figlio. Alla nuora diceva: “Io faccio sempre abbili. Abbili forti… ma quella di ieri sera ha fatto incazzare pure a suo padre… ma io già gliel’ho detto. Stop. Non deve esistere più perché per me sono cazzi amari…”. “No che metti a rischio pure a noi”, aggiunge la nuora. La colpa era anche dei suoceri: “Ma voi che gli dite sempre sì. E siamo sempre là il discorso”.

Una sera di ottobre di due anni fa un ambasciatore del figlio si presentò a casa dei genitori di Verga, in fondo Di Benedetto, a Tommaso Natale: “Mio figlio pensa per le sue cose. No, ieri sera io ero incazzata nera, perché ogni volta gli dico a mio marito… un po’ di veleno mi fa sempre… un poco di mangiare mi fa sempre veleno”.

La nuora era su tutte le furie: “Se ha lui ‘sta testa. Ma manco… perché io già sono arrivata e sono stanca. Sono stanca. E la vita di merda che fa. Vita di merda che fa”. “… è meglio che si sta lì dentro. Non è che mi deve fare impazzire qua a me”, diceva la suocera.

Anche Verga capiva di essersi attirato l‘ira dei genitori. Il giorno in cui incaricò qualcuno di nascondere un carico di droga nella casa di famiglia, disabitata da quando i genitori si sono trasferiti a vivere a Carini, il detenuto diceva, ridendo: “Ti fa trovare chiuso, lo mette… sotto la scala un minuto. Mia madre m’ammazza stavolta”.

Leggi anche

“I soldi ci devo mandare”: pizzo e violenza per ‘campare’ i boss detenuti

“Un pazzo che comanda a Tommaso Natale”: Verga e il potere dei soldi

La regia mafiosa nell’ombra e l’arsenale in una ‘valigetta’ da scovare

In quella casa si assisteva a continui passaggi di sacchetti. Pieni di droga, sono convinti i carabinieri del Nucleo investigativo. Li nascondevano ovunque, “all’entrata… sotto la cosa nel divano” o “in cucina”. Un giorno il figlio spiegò allarmato alla madre: “Ti volevo dire una cosa, gentilmente: siccome sono venuti e mi hanno trovato pure i telefoni… sono venuti stanotte tutti i carabinieri dentro la cella… come te lo devo dire? Un mandato di cattura di Palermo. Non lo so che è successo. Ti volevo dire una cosa. Mi ascolti un secondo? Mi senti, sì o no?”. Ormai era troppo tardi per rimediare.

Attraverso l’analisi del cellulare pm e carabinieri del Nucleo investigativo hanno ricostruito gli attentati e gli affari della droga. Nella chat ci sono pure le foto dei soldi imbustati. Il cellulare che dalla cella gli ha consentito di ordinare attentati e traffici di droga custodiva le prove decisive contro Verga.


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI