Attese infinite in un “sottoscala” | Inviati tre ispettori al Policlinico

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I pazienti del reparto di endocrinologia denunciano: “Condizioni disumane”. Gucciardi interviene: “Voglio spiegazioni”. Il reportage.

La Sanità a Palermo
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2 min di lettura

PALERMO – Ha un tumore al cervello, la signora che chiameremo Angela, usando un nome immaginario, “e non riesco a muovermi”. Anche lei attende da ore, nel reparto di endocrinologia del Policlinico di Palermo. L’azienda ospedaliera gestita dall’assessorato alla Salute insieme all’Università di Palermo. E diretta da Renato Li Donni, manager scelto dal governo regionale pescando dalla terna fornita dall’allora rettore Roberto Lagalla. In quel reparto, poche ore fa, l’assessore Gucciardi ha inviato i suoi ispettori. I pazienti lamentano condizioni dei locali al limite dell’umano e attese dalla lunghezza insostenibile.

E ad attendere sono in tanti, partiti da ogni parte della Sicilia, per arrivare in tempo all’appuntamento fissato per le otto. Lì, la pessima notizia: “I tempi minimi di attesa sono di sei ore”. Almeno sei ore dovranno attendere, malati di ogni tipo. Alcuni nemmeno in grado di muoversi correttamente, a causa di patologie come l’artrite reumatoide. Ma i pazienti hanno perso la pazienza. E la loro segnalazione ha spinto l’assessore regionale alla Salute Baldo Gucciardi a inviare tre ispettori dell’assessorato: “Aspetto la loro relazione – conferma – dopo le denunce dei pazienti ho deciso di inviare subito i miei ispettori. Voglio capire che succede”.

Lì, in quel reparto che – stando al racconto dei malati – è poco più che un sottoscala. La Sanità dei “normali”, insomma, sembra ridotta a questo: a un’attesa, all’accattonaggio di una visita. Nonostante i grandi numeri sventolati a destra e sinistra sui meravigliosi progressi del settore in Sicilia, e nonostante i lunghi e altisonanti titoli di manager e baroni.

Al Policlinico, tra l’altro, insegnano agli studenti come si fa il mestiere delicato di medico. A due passi dalle aule, però, le attese interminabili. E drammatiche. Un uomo è partito con le prime luci dell’alba, da Licata nell’Agrigentino. Un altro da Caltanissetta. Sono ancora lì. In novanta, circa. Chissà per quanto tempo.

“Troppe le segnalazioni sullo stato in cui versano le sale d’attesa”, conferma Gucciardi. E così, ecco l’invio degli ispettori in quelle sale che somigliano più a sgabuzzini, senza nemmeno un ascensore. Il reparto interessato dai controlli, come detto, è quello di endocrinologia, che comprende anche i rami della diabetologia e della reumatologia. Anche in attesa della prescrizione di un farmaco sperimentale contro l’artrite, che sembra possa essere prescritto solo qui. Nel sottoscala della Sanità in cui sono relegati i pazienti “normali”.

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