Il sequestro Rappa| Slitta la decisione - Live Sicilia

Il sequestro Rappa| Slitta la decisione

La concessionaria Nuova Sport Car

Il Tribunale ordina un supplemento di perizia. La difesa: "Ben venga ogni approfondimento".

PALERMO – Serve un’integrazione nella perizia, la decisione sul sequestro Rappa rischia di slittare a dopo l’estate. A imporre il supplemento peritale è stato il Tribunale per le misure di prevenzione presieduto da Giacomo Montalbano. Nelle regole del nuovo corso la sezione ha stabilito di chiudere la parentesi processuale dedicata alla perizia non limitandosi alla consegna della consulenza, ma ascoltando in aula gli esperti ai quali tutte le parti possono chiedere chiarimenti.

Il Tribunale vuole approfondire due aspetti. Primo: la provenienza dei beni della moglie di Vincenzo Rappa, morto a Palermo nel 2009 dopo essere stato condannato per mafia. Secondo: il Gruppo Rappa nel 2000, scrissero gli investigatori, aveva un’esposizione debitoria nei confronti delle banche di 250 miliardi di lire; nel 2007 la Sicilcassa cedette alla società Finmed di Milano i crediti vantati nei confronti delle società; la Finmed è controllata dalla Med Group, altra società del Gruppo, “che ha liberato da ogni vincolo ipotecario e di pretesa di terzi il consistente patrimonio immobiliare – aggiungevano gli investigatori – illecitamente costituito da Rappa Vincenzo immettendosi nella piena proprietà dello stesso”. Secondo l’accusa, “alla morte di Rappa il suo patrimonio è passato agli eredi, ma mentre Rappa era ancora in vita i nipoti Vincenzo Corrado e Gabriele, con articolate acquisizioni finanziarie hanno consolidato il controllo delle imprese”.

In passato, lo stesso Vincenzo Corrado, nipote di Vincenzo Rappa, nel corso di alcune dichiarazioni spontanee, spiegò che Finmed, a causa dei gravi inadempimenti contrattuali delle società del Gruppo Rappa, decise di esercitare i crediti vantati nei confronti di queste ultime tramite delle esecuzioni immobiliari. L’acquisto dei crediti vantati dalla Sicilcassa da parte di Finmed era stato effettuato mediante finanziamenti bancari e adeguati mezzi propri di Vincenzo Corrado Rappa, derivanti dagli alti redditi regolarmente dichiarati.

Oggi uno dei suo legali, l’avvocato Giovanni Di Benedetto, aggiunge: “Ben venga qualunque approfondimento, l’operazione Finmed è una normale e lineare cartolarizzazione effettuata sotto l’egida della Banca d’Italia”.

Lo scorso dicembre la Cassazione ha bocciato i provvedimenti emessi nel marzo e nel giugno 2014. La sezione Misure di prevenzione del Tribunale, allora presieduta da Silvana Saguto, oggi indagata e sospesa dal Csm, accolse le proposte della Direzione investigativa antimafia. Sotto sequestro è finito un patrimonio da 800 milioni appartenuto a Vincenzo Rappa. Si tratta di società, aziende di pubblicità, la televisione Trm e la concessionaria “Nuova sport car” (l’amministrazione giudiziaria era stata affidata all’avvocato Walter Virga, indagato assieme alla Saguto e al padre Tommaso, pure lui magistrato).

Secondo i supremi giudici, per il primo sequestro era stata utilizzata la nozione di “eredi di fatto”, fattispecie non prevista: eredi sono soltanto quelli indicati dal Codice civile. Da qui l’annullamento del provvedimento senza rinvio per i figli di Filippo e con rinvio per il padre. Il secondo provvedimento, invece, era arrivato fuori tempo massimo, e cioè oltre i 5 anni entro i quali le misure patrimoniali possono colpire anche gli eredi. È rimasto, invece, in piedi il terzo sequestro, quello emesso nel febbraio 2015 quando arrivò una nuova misura di prevenzione patrimoniale, stavolta proposta dalla Procura, che riguardava direttamente Filippo Rappa e i figli Vincenzo Corrado e Gabriele. Gli imprenditori sono considerati “socialmente pericolosi”.


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI