"Serve una vera riforma, | ma la maggioranza litiga" - Live Sicilia

“Serve una vera riforma, | ma la maggioranza litiga”

L'intervista a Davide Faraone
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Davide Faraone non ha dubbi: il centrodestra non c’è più, si è dissolto e la delibera non passerà. Il capogruppo del Pd in Consiglio comunale, reduce da una maratona d’Aula che lo ha visto guidare le opposizioni contro l’atto voluto dal sindaco Diego Cammarata per garantire un’altra proroga alla Gesip, sostiene che la maggioranza potrebbe risolvere il problema ma vuole soltanto scaricare la responsabilità su Sala delle Lapidi e punta il dito su tutta la classe dirigente del centrodestra: dal ministro della Giustizia Angelino Alfano al presidente del Senato Renato Schifani, passando per il ministro dell’Agricoltura Saverio Romano e il presidente dell’Ars Francesco Cascio.

Consigliere Faraone, avete vinto la battaglia?

«Questa è stata l’ennesima vittoria del centrosinistra e delle forze progressiste della nostra città. Abbiamo dimostrato solidità, mentre loro non riescono più a rimanere insieme. Hanno 16 assessori e 20 consiglieri: questo è l’unico collante, le poltrone e il potere. La nostra è stata una battaglia di democrazia, perché le continue proroghe servono solo a mantenere in vita un sistema malato che va radicalmente riformato. L’emergenza Gesip va affrontata e l’anticipazione può essere utilizzata, da lunedì, per prorogare il contratto ma bisogna produrre un piano che preveda una riforma strutturale del sistema che sia funzionale a Palermo, e non un ostinato galleggiamento».

Lei crede che si possano utilizzare i soldi della Regione?

«Possono utilizzare i cinque milioni facendo un accordo con la Regione, ma la verità è che vogliono soltanto scaricare sul consiglio la responsabilità di tutto. Non hanno nemmeno preso in considerazione questa strada, ma è quella che gli suggeriamo. Ma se alla fine del mese non sapranno ancora cosa fare, saranno soldi persi. Cammarata non è venuto in Consiglio né ci ha spiegato cosa vuole fare: erano venuti per imporre il loro piano ma si sono rivelati di plastica».

Cosa servirebbe allora?

«Siamo nelle mani di nessuno, la vera soluzione ai problemi della Gesip e del comune è una: si mettano da parte e lascino spazio a gente capace. C’è un accanimento terapeutico del sindaco che è minoranza in consiglio comunale, con una ex maggioranza che non è più unita. Abbiamo aspettato le loro riunioni perché non hanno i numeri, arrivano addirittura alle mani fra loro, siamo al ridicolo. La responsabilità è del sindaco ma anche di Alfano, che aveva garantito che avrebbe risolto il problema, di Schifani, di Cascio e di tanti altri. Romano non potrà dire: ‘Troviamo altro candidato’. C’è un gruppo dirigente che è responsabile del disastro e che pagherà elettoralmente l’aver condotto la città allo sfascio».

Domani farete nuovamente ostruzionismo?

«Questa delibera per noi non è più una strada percorribile, e loro ne sono responsabili».

Temete le proteste dei lavoratori?

«L’atteggiamento terroristico di Cammarata, che indica gli obiettivi, non ha sortito alcun effetto. I tentativi di strumentalizzare i lavoratori sono stati vani, hanno dimostrato molta più maturità di quanto pensassero gli amministratori che volevano usarli».


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