Sì o No ma andiamo a votare|Il dibattito sul referendum - Live Sicilia

Sì o No ma andiamo a votare|Il dibattito sul referendum

Il confronto organizzato a Palermo dai comitati "Partecipazione Libera" e "Esistono i diritti"
VERSO IL REFERENDUM
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PALERMO – “Sì o No ma andiamo a votare”, è l’appello lanciato dai comitati ‘Partecipazione Libera’ e ‘Esistono i Diritti’. Condotto dalla giornalista Giada Lo Porto e organizzato dai due comitati, si è svolto ieri pomeriggio il dibattito sul referendum sulla riduzione dei parlamentari del 20 e 21 settembre. Nel Giardino dei Giusti gli ospiti e i partecipanti hanno espresso il proprio pensiero.

Perché Sì. “Oggi c’è un ciclo di deresponsabilizzazione che non è legato soltanto al numero dei parlamentari ma anche alle leggi elettorali che si sono susseguite negli ultimi decenni e che hanno spostato la possibilità di decisione e controllo dei cittadini verso le segreterie di partito e hanno allentato il circuito”, ha spiegato il deputato nazionale del M5s Adriano Varrica. “Riducendo i parlamentari ci sarebbe anche una maggiore responsabilizzazione dell’attività parlamentare, istituzionale e territoriale. Votando Sì – prosegue – c’è la possibilità di riscrivere questo patto tra la politica e il Paese, attraverso un ciclo di responsabilizzazione in cui i partiti si assumono la responsabilità di proporre candidature credibili, speriamo con le preferenze e con meno seggi a disposizione, i parlamentari saranno più visibili e riconoscibili e i cittadini potranno controllare i propri rappresentanti”.

Perchè No. “Più di cosa sia questo referendum posso dire cosa non è. Il taglio dei parlamentari non è un modo per risparmiare fondi pubblici e di ridurre la casta, la democrazia non ha un costo – ha controbattuto per le ragioni del No l’assessore regionale Totò Cordaro -. Ho ascoltato le ragioni del Sì e vorrei capire la motivazione per cui domani alla Camera dovremmo avere meno asini e più qualità? La riduzione dei parlamentari riduce i parlamentari e non gli asini che peggio saranno scelti dalle segreterie politiche o dalle piattaforme. Così avremo più asini, magari un po’ più ordinati, con la testa calata. La proposta del referendum è il frutto della sintesi tra il M5s e la Lega, proposto come se il problema fosse la casta e la partitocrazia. La casta se c’è va combattuta e eliminata. Questo modus operandi rafforza la casta, il leaderismo e i capi bastone. La scelta dei parlamentari determinerà la trasformazione ben che vada dalla partitocrazia all’oligarchia forse a una russocrazia, perché quello che sta accadendo è legato a un sentimento che all’inizio sembrava essere il frutto di una vendetta della classe politica poi si è compreso che mancano le ragioni concrete. La rappresentanza democratica non può guardare al costo. Riduciamo le indennità e le viarie. Se si riducono i parlamentari – ha concluso Cordaro – le forze politiche minori finiranno per non essere rappresentate in tutte le commissioni”.

Il confronto è proseguito tra l’avvocato Marco Traina, Partito Radicale Transnazionale e il deputato Ars M5s Stefania Campo. “Il M5s e il Pd con questa riforma ci vendono una suggestione – ha detto Traina a favore del No – il cittadino è portato a voler portare a casa il politico. I grillini dicono che i motivi perché si debba ridurre i parlamentari sono tre: un alto numero, il risparmio economico e l’efficienza. Per quanto riguarda l’elevato numero di parlamentari in Europa non è vero. Se verifichiamo la proporzione tra il numero di abitanti e parlamentari il nostro Paese è al 23esimo posto. Se passasse la riforma saremmo all’ultimo posto. Poi sostengono che ci sarebbe un miglioramento dell’efficienza, invece non cambierebbe nulla perché l’iter legislativo rimane lo stesso. Il problema è nella procedura legislativa, il nostro è un sistema di bicameralismo perfetto quindi semmai andrebbe cambiato quello. La riforma prevede il taglio senza spiegare come i arriva a 400 e 200 parlamentari”, ha concluso l’esponente dei Radicali.

“Non è una battaglia dei Cinque stelle ma c’è una volontà che viene dal basso – ha esordito la pentastellata Campo a favore del Sì -. “La rappresentanza non è solo territoriale – ha aggiunto – ma è soprattutto di partito e di appartenenza. Il concetto di rappresentanza si deve riformare: deve essere un valore sociale, economico e politico. Quindi non è un favore. È vero che semplificheremo il Parlamento perché il numero dei deputati frammenta le rappresentanze e rallenta i lavori. La rappresentanza si è trasferita non è ridotta. Ci andremo ad equiparare agli altri territori europei. Le ragioni più che nell’aspetto economico si annidano nel cambiamento culturale”.

Al dibattito hanno partecipato anche rappresentanti della società civile come l’avvocato Nadia Spallitta e il professore Marco Trapanese. “Il taglio dei parlamentari è ridicolo se si pensa a quali sono i veri costi della politica”, ha commentato Spallitta schierata nel fronte del No. “Ho accertato che esistono 8mila società partecipate per 11 miliardi di euro, 8mila auto blu sono state acquistate per 4 miliardi di euro annuali. Il Governo ha reintrodotto i vitalizi per un costo di 200milioni di euro. Perché veicolare questa riforma che danneggia la libertà democratica che consiste soprattutto nella libertà di voto. Salvaguardiamo il diritto di voto e la democrazia. Le minoranze non avrebbero la rappresentanza, soprattutto quelle linguistiche. Facciamo una nuova legge elettorale e non tagliamo del 36% la nostra democrazia”.

“Sì, si può fare di più, quindi torniamo alle preferenze”, ha detto Trapanese a favore invece del taglio dei parlamentari. “La reintroduzione delle preferenze – aggiunge – diventa fondamentale. Gli scossoni servono per evolversi. Domenica abbiamo una meteora che può uccidere i dinosauri”.
A spiegare le motivazioni del Sì per il Pd ci ha pensato il deputato Ars Nello Di Pasquale. “Noi abbiamo già votato nel 2012 per ridurre i parlamentari siciliani – spiega – quindi in maniera coerente continuiamo a ridurre le spese della macchina politica e quella pubblica. La riduzione da 90 a 70 non ha ridotto la rappresentanza in Sicilia, anzi potevamo tagliarne anche qualcuno in più. È una barzelletta quella della riduzione della rappresentatività. Spero poi si torni alle preferenze”.

Infine, Maria Saeli tra i sostenitori del No ha portato in campo le ragioni di Più Europa. “Le poltrone sono seggi e i seggi sono uno degli elementi fondamentali del potere che i cittadini hanno per esprimere la democrazia. Dire taglio parlamentari è come svilire la nostra libertà. Stiamo parlando di bicameralismo paritario unico in Europa quindi non c’è un caso identico all’Italia in Europa. Sono d’accordo al taglio parlamentari ma la riforma deve essere accompagnata da una riforma del bicameralismo. Ci sono tantissimi altri modi per tagliare i costi della politica e non ridurre la rappresentanza democratica”.


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