Covid e ricoveri in Sicilia, chi sono i morti nella zona grigia

Covid, la ‘ritirata’ in Sicilia: chi sono i morti nella zona grigia

I numeri lasciano sperare. Con molta cautela.
CORONAVIRUS
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Tredici, sessantacinque, undici e trentacinque. Non sono i numeri del superenalotto, ma grandezze che raccontano l’attuale ritirata, non clamorosa, non di massa e tuttavia gradualmente visibile, del Covid dagli ospedali. Secondo le schermate online, alle undici e trentacinque di questa mattina erano segnalati tredici pazienti al pronto soccorso Covid dell’ospedale ‘Cervello’ di Palermo per un indice di sovraffollamento del sessantacinque per cento. Un trend confermato in questi giorni. Siamo un po’ al di sopra del cinquanta per cento che, secondo i canoni, rappresenta una condizione normale e, soprattutto, molto lontani dai picchi di un passato non proprio remoto e lontanissimi dalla fila delle ambulanze di appena qualche settimana fa (nella foto d’archivio). Ma basta guardare, in contemporanea, l’indice del pronto soccorso di Villa Sofia, dedicato alle altre patologie, per saltare dalla sedia: ottanta pazienti e un valore altissimo di sovraffollamento: il 267 per cento. In questo momento, a scorrere i dati, la percezione è che l’emergenza riguardi i pazienti no Covid, a prescindere dalle condizioni di particolari disagio in cui si opera a Villa Sofia, cose di cui abbiamo scritto QUI.

‘Una graduale diminuzione’

“Non è, però, finita dice il dottore Baldo Renda, primario della Terapia intensiva Covid del ‘Cervello – se guardiamo la quantità dei positivi, dei ricoverati e delle vittime che, sebbene in lieve diminuzione, non è così piccola. Noi abbiamo sette pazienti e aumenta il fenomeno degli incidentali, cioè di persone che sono da noi perché positive al virus, ma con una condizione di gravità per motivi diversi. Ora avremo la prova del nove, via via che passa il tempo dalla terza dose. Fino a questo momento non ci sono persone in condizioni critiche che abbiano ricevuto il booster“. Non sarà superfluo ripetere che i vaccini hanno fatto la differenza. Intanto, il Dasoe, il dipartimento della Regione che segue la pandemia, offre buone notizie statistiche: “Per la terza settimana consecutiva si assiste ad un trend (dei contagi, ndr) in diminuzione. L’incidenza di nuovi casi è pari a 37.132 (-13.79%)”.

‘La malattia non è quella di qualche mese fa’

Un’impressione di tregua che si ricava anche dall’intervista al dottore Massimo Geraci, primario del pronto soccorso dell’ospedale Civico: “Abbiamo tanti colleghi contagiati e stanno benissimo, non hanno sintomi. In realtà, per quello che osservo, la distinzione tra il positivo asintomatico e il negativo è quasi una circostanza formale. Gli stessi pazienti positivi, perfino tanti fragili che scopriamo, non subiscono neanche l’ombra di quella che era la terribile malattia da Covid di qualche mese fa, come se il virus fosse collaterale”.

I morti di Covid e la ‘zona grigia’

Le vittime conteggiate sono ancora aritmeticamente tante, ben sapendo che il dolore non si può calcolare. I siciliani che fin qui hanno perso la vita sono 9.348. “Sui morti bisogna chiarire e fare giustizia di tante fake news – spiega il dottore Renato Costa, il commissario per l’emergenza Covid dell’area metropolitana di Palermo. Se uno muore in ospedale da positivo, perché è stato investito una macchina, ovviamente non è un decesso Covid e non viene segnato come tale. E’ pur vero che sono delle situazioni limite, di patologie importanti, in cui non si può sempre stabilire con assoluta sicurezza quanto il coronavirus sia stato decisivo nell’esito. C’è una piccola zona grigia in cui è necessario andare a guardare con maggiore precisione e noi siamo già attivi. Abbiamo tuttavia osservato, senza alcun dubbio, che il Covid, nella stragrande maggioranza di quadri clinici compromessi, è una aggravante che risulta spesso fatale”.

‘Le terze dosi? Possono non bastare?’

Un segnale che invita all’attenzione arriva dal pronto soccorso Covid dell’ospedale ‘Cervello’. Dice a LiveSicilia.it la dottoressa Tiziana Maniscalchi, primario della struttura: “Registriamo un dato: cominciano ad arrivare anche persone che hanno ricevuto la terza dose, quando sono passati pochi mesi dalla somministrazione. E poi tanti fragili. Non credo che la quarta dose resterà una esclusiva dei soggetti fragili. Penso che dovremo allargare la platea e che questo non accadrà tra mesi, ma in un periodo relativamente breve. Altrimenti non saremo abbastanza coperti”.

‘Venti giorni fa…’

Don Alessandro Sacco è il cappellano dell’ospedale ‘Cervello’. L’abbiamo già incontrato nel corso della pandemia, un anno fa. Nel febbraio del 2021 raccontava a LiveSicilia.it: “La caratteristica del dolore che porta il Covid è la paura. La gente ha il terrore di morire, perché sa che cos’è la pandemia e pensa che il virus sia uguale alla fine. Non è semplice vedere chiudere gli occhi al proprio vicino di letto. A me è capitato di dare l’estrema unzione a un malato e lì di fianco era morto qualcuno da poco. Si tratta di una vicenda che ci conduce oltre il limite delle cose che pensavamo di sapere”.
Ora dice: “La situazione, venti giorni fa, sembrava di nuovo degenerata. Oggi mi sembra molto migliorata, anche se la sofferenza c’è sempre. I reparti si svuotano a poco a poco, si respira, sia in rianimazione che al pronto soccorso. Allora c’erano praticamente tutti qui. Oggi abbiamo i vaccini. Incontro i non vaccinati, specialmente, e qualche immunodepresso vaccinato. Siamo in una fase diversa e speriamo che il percorso che stiamo vivendo ci porti fuori dall’incubo”. E’ la speranza di tutti.


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