Sicilia, il virus delle tangenti: corruzione e pubblica amministrazione

Sicilia, il virus delle tangenti

Il momento in cui il boss Carmelo Vetro consegnerebbe la tangente al dirigente regionale Giancarlo Teresi
La corruzione dilaga nella pubblica amministrazione

PALERMO – La corruzione dilagante nella pubblica amministrazione è direttamente proporzionale all’incapacità di prevenirla. Non è necessario attendere l’esito delle inchieste per affermare che in Sicilia il virus delle tangenti è endemico.

E neppure serve concedere il beneficio del dubbio per dire che la politica arriva sempre il giorno dopo. Dalla sanità – centro di spesa, potere e interessi sporchi sulla pelle dei cittadini bisognosi di cure – alla gestione dei fondi del turismo, passando per la motorizzazione. È tutto un proliferare di mazzette.

Il governo regionale interviene per rimuovere manager, dirigenti e funzionari infedeli a cose fatte, mentre la macchina burocratica sembra ideata ad hoc per prestarsi al malaffare.

Alcuni casi hanno tutti i connotati dell’imprevedibilità e va concessa un’attenuante al controllore che ha fallito, altri invece hanno il sapore amaro dello smacco e dell’onta.

Il ‘caso Teresi’

Prendete Giancarlo Teresi. Era stato arrestato nel 2020 per corruzione quando guidava il genio civile di Trapani. In attesa di sapere se sia o meno colpevole – la sentenza è attesa nelle prossime settimane – è rimasto a gestire appalti all’assessorato regionale alle Infrastrutture.

La sua presunzione di innocenza è un caposaldo della democrazia, ma non si corre il rischio di apparire manettari se si mettono in fila, uno dopo l’altro, fatti incontrovertibili.

Virus tangenti, gli ultimi casi

Le buste di soldi dentro le carpette sono un fatto, così come le mazzette consegnate al bar al funzionario della Soprintendenza del mare Antonio Librizzi, al dirigente dell’Asp Francesco Cerrito dentro lo scatolo di una bomboniera, al recordman di incarichi fiduciari Antonio Sciacchitano, al funzionario della motorizzazione Luigi Costa che incassava dentro il bagno dell’ufficio, a Leonardo Gaziano che per l’Asp si occupava delle prescrizioni di sedie a rotelle e busti ortopedici.

E così saltano fuori cifre monstre. Come il milione 300 mila euro che il venditore di materiale ortopedico Giuseppe Nicoletti nascondeva a casa, o i 600 mila euro che Luigi Costa conservava dentro un sacchetto dietro l’armadio della camera da letto. C’è chi incassa tangenti e chi ingrossa il portafogli.

S’avanzano i boss…

Commissioni, protocolli di legalità, task force hanno la resa della rete bucata per un pescatore. Siccome la Sicilia è e resta terra di mafia nonostante i successi raggiunti nell’azione di contrasto ecco che s’avanzano i boss. Mica quelli emergenti che nessuno conosce, quelli conclamati.

Come Carmelo Vetro e Giovanni Filardo, i cui casellari giudiziari con pesantissimi carichi pendenti non sono bastati a tenerli fuori dalla porta delle commesse pubbliche. D’altra parte era di Teresi il compito di vigilare, un dirigente talmente bravo e diligente che gli è stato fatto un apposto decreto per mantenerlo in servizio oltre la pensione.

L’inchiesta su Iacolino

E poi ci sono i manager come Salvatore Iacolino che – in questo caso l’inchiesta è ancora all’inizio – si sarebbe messo a disposizione del boss di Favara Vetro. Dal pozzo senza fondo delle tangenti salta fuori sempre la fame di lavoro. Totò Cuffaro, ad esempio, accoglieva a casa sua una candidata alla stabilizzazione per consegnarle in anticipo le tracce della prova del concorso per operatore socio-sanitario all’ospedale Villa Sofia.

Oppure chiedeva l’aumento delle ore per due dipendenti di un colosso che si aggiudica appalti milionari nella sanità. Nel rapporto Vetro-Iacolino c’è finita in mezzo anche l’onorevole Bernadette Grasso per via della segnalazioni per alcune posizioni di lavoro messe a disposizione da un imprenditore messinese amico di Vetro. A sua insaputa, ha spiegato ai pm di Palermo che l’hanno sentita come persona informata sui fatti. Non è indagata, ma la soglia di attenzione della vice presidente della commissione regionale antimafia va rivista se si considera che Vetro è un volto noto alle cronache giudiziarie.

La fotografia di Vetro e Filardo dentro un cantiere pubblico è uno schiaffo per tutti. Chissà cosa ne pensano gli uomini in divisa che li avevano arrestati e i magistrati che li hanno inquisiti e condannati. Così come era accaduto, restando in tema di sanità, per l’inchiesta e i processi di “Sorella sanità”. I blitz, le condanne e appena si calmano le acque tutto torna come prima. La politica è immobile.


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