Caso Saguto, 'sconto' da 100 mila a Cappellano Seminara

Scandalo Saguto: ‘sconto’ da 100 mila euro a Cappellano Seminara

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Ultimo processo. L'ex magistrato ai domiciliari

PALERMO – Era l’ultima parentesi giudiziaria aperta nello scandalo della gestione dei beni confiscati sotto la presidenza di Silvana Saguto alla sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo. A chiuderla è stata a fine giugno scorso la Corte di Cassazione. Ora è stata pubblicata la motivazione della sentenza sul ricorso presentato da Gaetano Cappellano Seminara, Nicola Roberto Santangelo e Rosolino Nasca.

Saguto ai domiciliari

Nel frattempo, ormai da quattro mesi, Saguto (condannata a 7 anni e 10 mesi) è andata agli arresti domiciliari. Un provvedimento provvisorio dettato dalle sue condizioni di salute peggiorate anche a causa di una frattura che si è procurata cadendo in carcere a Rebibbia.

La precedente richiesta di scarcerazione, avanzata dall’avvocato Ninni Reina, era stata respinta dal Tribunale di Sorveglianza di Roma. Il legale ha fatto ricorso ai giudici della Cassazione che hanno annullato con rinvio la decisione. Un nuovo tribunale dovrà valutare l’istanza. Nel frattempo Saguto, oltre a stare male, ha anche compiuto settant’anni. Età che dà spazio alle misure alternative al carcere.

Cappellano Seminara (condannato a 6 anni e 10 mesi) ormai da tempo ha ottenuto il permesso per uscire dal carcere di Bollate e fare attività di volontariato e lavori socialmente utili. Una possibilità che era stata stoppata dopo un’interrogazione parlamentare e il successivo trasferimento in un’altra struttura carceraria. Il Tribunale di Milano gli ha dato nuovamente ragione.

La posizione di Cappellano Seminara

L’avvocato e Saguto erano stati arrestati a ottobre 2023. L’ultima parentesi giudiziaria, quella definitivamente chiusa a fine giugno, riguarda la confisca nei confronti dell’ex amministratore giudiziario. La Cassazione ha stabilito che a Cappellano Seminara devono essere restituiti 100 mila euro. La confisca definitiva scende a 460 mila euro, frutto della sottrazione fra in compensi ritenuti profitto del patto corruttivo con Saguto (per l’ex magistrato, radiata, la confisca definitiva sfiora i 500 mila euro) e quelli che gli spettavano per il lavoro effettivamente svolto.

La cifra ha rischiato di essere molto più alta. Nel processo d’appello la Procura generale aveva proposto di togliergli più di sei milioni di euro. Dalle indagini, però, è emerso che nel conteggio erano stati inclusi più di cinque milioni di euro per la decennale gestione dei beni di uno fratelli Sansone, boss di Uditore.

Gli avvocati Sergio Monaco e Gabriele Vancheri (in Cassazione si è aggiunto Valerio Spigarelli) hanno dimostrato che si tratta di soldi mai incassati da Cappellano Seminara nonostante sia stato emesso un decreto ingiuntivo in suo favore. È lecito, dunque, ritenere che l’ex amministratore giudiziario prima o poi, al termine del contenzioso, dovrà incassare la somma.

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Le altre posizioni

Respinto il ricorso del tenente colonnello della Guardia di finanza Rosolino Nasca, all’epoca in servizio alla Dia, (difeso dall’avvocato Giuseppe Gerbino). Inizialmente condannato a due anni e 8 mesi per corruzione, l’imputazione fu infine derubricata in “corruzione per l’esercizio della funzione”. Scattò la prescrizione, ma ora Nasca chiedeva l’assoluzione nel merito e la revoca della confisca di 150 mila euro per i danni subiti dalla parte civile Presidenza del Consiglio dei ministri. Il ricorso non è stato accolto.

La Cassazione ha infine confermato l’interdizione per cinque anni nei confronti di Santangelo, commercialista ed amministratore giudiziario, condannato a 4 anni in appello.


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