Numeri, dipendenti e dirigenti | È sempre caos partecipate

Numeri, dipendenti e dirigenti | È sempre caos partecipate

Secondo la commissione Bilancio, ci sarebbero elementi poco chiari nella relazione della Regione.

PALERMO – È sempre caos partecipate. Il destino delle aziende regionali è stato al centro dell’esame della Commissione Bilancio oggi all’Ars. E non sono mancate luci e ombre su una situazione che, hai voglia a parlare di “fotografia esatta”, mantiene ancora confini sfumati e incertezze. I numeri del ragioniere generale Giovanni Bologna e del dirigente del servizio Partecipate, Filippo Nasca, non hanno convinto i componenti della Commissione Bilancio. “Alcune società sarebbero state eliminate, altre invece incluse, l’elenco che presentate oggi non corrisponde a quello che ci fu illustrato tempo fa”, ha sottolineato Giovanni Di Mauro, riferendosi agli interventi previsti dal Governo Crocetta.

Il provvedimento, infatti, è quello che fu firmato da Crocetta a fine settembre dell’anno scorso e pubblicato in Gazzetta a metà novembre“Non è ammissibile – ha detto Cateno De Luca – che oggi in Commissione Bilancio si sia discusso di razionalizzazione delle partecipate e applicazione della legge Madia quando già dal 2010 la Regione e la stessa Ars hanno compiuto un lavoro egregio di verifica e conseguentemente approvato una ben precisa normativa”. 

La commissione, guidata da Riccardo Savona, ha deciso quindi di approfondire la questione acquisendo l’intera documentazione sulle partecipate anche perché su queste società è sempre massima l’attenzione della Corte dei conti. E intanto De Luca ha annunciato la presentazione di una mozione all’Ars “perché – ha detto – chi ha agito in violazione della norma non può rimanere al proprio posto, non è possibile che restino al proprio posto gli amministratori delle società ma non è possibile che restino i Direttori generali che avrebbero dovuto fare i controlli e riferire all’Assemblea ma non l’hanno fatto”. “Se devono saltare teste e poltrone – ha concluso – è ora che ciò avvenga perché nessuno può sentirsi al di sopra della legge”. 

E oggi è slittato l’esame in commissione Bilancio del ddl deliberato dal governo Musumeci con le norme stralciate dall’esercizio provvisorio. In commissione sono già pronti gli emendamenti al testo, ma l’assenza questa mattina dell’assessore all’Economia Gaetano Armao ha fatto rinviare i lavori alla prossima seduta.

Intanto, ecco la situazione delle Parteccipate così come illustrata dal dirigente Nasca che ha presentato un documento che, mentre da un lato fotografa la situazione attuale, dall’altro specifica la proposta operativa per risolvere eventuali situazioni di criticità.

L’elenco.

Sas scpa. La società consortile Servizi Ausiliari Sicilia ha attualmente contratti di servizio per 43 milioni di euro in scadenza al 31 dicembre 2018. La Regione ne ha previsto il mantenimento, per cui si procederà al riaffidamento di forniture (facchinaggi, portinato) per i dipartimenti regionali e le aziende sanitarie. Al momento conta 1900 dipendenti.

Sicilia digitale spa. La ex Sicilia e-servizi attualmente ha 109 dipendenti e si occupa della gestione della piattaforma informatica della Regione. Ne è previsto il mantenimento, ha un contratto in essere con l’ufficio speciale sistemi informativi della Regione

Riscossione Sicilia spa. Agente di riscossione regionale, è stato oggetto di un intervento legislativo apposito. Ha avuto gravissimi problemi di ordine economico e finanziario, ma i primi dati del 2017 sono positivi per via delle entrate legate alla rottamazione delle cartelle che permettono alla società di non richiedere alla Regione ulteriori interventi di soccorso finanziario; l’ultimo risale al 2016 ed era di 13 milioni e 200 mila euro. Annovera circa 700 dipendenti ed è priva attualmente di organo di amministrazione.

Seus. Sicilia emergenza e urgenza sanitarie è la più grande in termini di personale, con oltre tremila dipendenti, ha un fatturato di circa 120 milioni di euro: 110 arrivano dall’assessorato per la Salute, per effetto di un contratto di servizio, altri 10 milioni dalle altre aziende sanitarie che sono socie e affidano alla Seus delle commesse.

Interporti. È una società piccola, ha circa 13 dipendenti e un fatturato di circa 700 mila euro. Opera come stazione appaltante del dipartimento delle Infrastrutture. Ha avuto gravissimi problemi di ordine economico e finanziario solo parzialmente risolti con un contratto che è stato stipulato l’anno scorso con il dipartimento delle infrastrutture: si occupa di progettazione e gestione della costruzione di infrastrutture logistiche per Catania e Termini Imerese.

Ast. Società con circa 700 dipendenti, gestisce il trasporto pubblico locale. Fattura circa 70 milioni di euro, ma 40 vengono da un contributo di funzionamento che risale a una vecchissima norma e che arriva dal dipartimento dell’Economia. Altri 30 milioni di euro derivano da contratti che ha con il dipartimento delle infrastrutture. Alla vigilia delle nuove gare per il trasporto pubblico locale, questo sistema dovrà cambiare per permettere alla società di stare sul mercato e in equilibrio.

Irfis Fin Sicilia. Si occupa della gestione del credito in Sicilia ed è parzialmente sottratta ai controlli del Bilancio che operano invece sugli altri enti. Ha poco più di 150 dipendenti e si occupa di erogazione del credito. Ultimamente ha conseguito degli utili seppur non particolarmente consistenti.

Mercati agroalimentari. Ha sede a Catania e gestisce l’area del mercato che si trova nella periferia di Catania. I dati di bilancio mostrano alti e bassi per via di un mutuo con un pool di banche guidato da Unicredit. Il management della società è impegnato in una rinegoziazione della rata che gli permetterà di pagare una cifra più bassa, spalmandola su un periodo di tempo più lungo. gestione di mercati all’ingrosso.

Airgest. Società di gestione dell’aeroporto di Trapani-Birgi, ha 76 dipendenti. Ha una situazione non positiva dal punto di vista economico: quest’estate la società era scesa in una situazione di patrimonio netto negativo ed è stato necessario un intervento di soccorso finanziario da parte della Regione che ha ricapitalizzato 5 milioni di euro, riportando il bilancio in positivo anche se solo di 70 mila euro. Si tratta di condizioni davvero difficili, anche perché il numero di passeggeri è al di sotto del milione e mezzo, al di sotto cioè di quello necessario per mantenere in equilibrio un piccolo aeroporto come quello di Trapani. Non produce abbastanza ricavi per restare sul mercato autonomamente quindi toccherà al governo decidere come intervenire per riportare in equilibrio la società. Inoltre, il capitale sociale minimo per questa categoria di aeroporti è di 7 milioni e 400 mila euro, quindi l’Enac potrebbe intervenire con un rilievo e chiedere ai soci di riportare il capitale sociale alla norma. Nel frattempo, socio unico al 99% è rimasta la Regione perché tutti gli altri soci si sono ritirati.

Sicilacque. Si occupa del servizio pubblico di gestione delle reti idriche e ha 180 dipendenti. Di recente, ha conseguito degli utili. La Regione è socia di minoranza, ha il 25%, e tre consiglieri di amministrazione su 5, ma non ha poteri gestori perché detenuti da presidente del Consiglio di amministrazione che è espressione del socio privato Idrosicilia, a sua volta controllato da una società francese. La vigilanza è dell’assessorato all’Energia.

Distretto tecnologico Navtec e Distretto tecnologico Agrobio-pesca. La Regione possiede percentuali piccole, rispettivamente 7,2% e 9,3%, e in base al piano di razionalizzazione ha deciso per la dismissione. Le procedure di vendita delle quote sono in corso.

 


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