"Palermo ha tanti problemi | Ma il cambiamento è irreversibile" - Live Sicilia

“Palermo ha tanti problemi | Ma il cambiamento è irreversibile”

Intervista al sindaco di Palermo: dai rifiuti a Salvini, dal rimpasto a Musumeci, dal Pd a Micciché.

LEOLUCA ORLANDO
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PALERMO – “Sono consapevole dei problemi di questa città, ma sono convinto che il processo di cambiamento di Palermo sia ormai irreversibile”. Leoluca Orlando archivia così un 2018 fatto di grandi eventi come Manifesta, ma anche di eterne emergenze come quella dei rifiuti: un anno che si è concluso in piazza, brindando a suon di musica, e che lascia il posto a un 2019 in vista del quale il Professore annuncia grandi novità.

Il 2018 è stato un anno intenso tra Manifesta, Palermo capitale della cultura e l’aumento dei turisti. Nessuno si aspettava si concludesse con l’emergenza rifiuti…
“Il 2018 è finito benissimo e nessuno, tranne qualche provinciale analfabeta di questa città, può mettere in discussione le conquiste di Palermo per colpa del comportamento di un’azienda, l’inefficienza dei dirigenti e uno scarso spirito di collaborazione. Sono cose diverse. In base ai dati del 2017, siamo l’unica grande città in Italia ad avere un aumento degli occupati e nel 2018 i numeri saranno migliori. Non dico che non ci siano problemi, ma solo i provinciali analfabeti pensano di poter distruggere una visione, un percorso e un progetto per colpa di problemi che certamente ci sono e di cui, da sindaco, mi assumo la responsabilità e mi faccio carico della soluzione. Sono consapevole dei problemi, ma sono convinto che il processo di cambiamento sia irreversibile”.

I problemi però restano…
“Il primo dicembre di quest’anno, a Dusseldorf, ho ricevuto il premio letterario dedicato al poeta tedesco Heinrich Heine. La laudatio è stata fatta leggendo i miei libri scritti in tedesco quando non ero sindaco e commentando il cambiamento culturale di Palermo. Diversi anni fa, in Germania, venivo scortato con poliziotti e auto blindate e mi veniva dato anche un falso nome: all’inizio era Brusca, quando lo scoprii chiesi di cambiarlo e divenne Angioni, come il generale italiano impegnato nelle operazioni di pace in Libano. Oggi invece anche in Germania si riconosce che Palermo è una città turistica, eccitante ed attraente e anche in Germania posso viaggiare col mio nome. Abbiamo realizzato un profondo cambiamento che non ha risolto i problemi quotidiani, ma dobbiamo coniugare la visione con i problemi quotidiani e il 2018 è stato il compimento di questa opera straordinaria fatta dal 2012 in poi. Se volevamo ragionare con chi ha solo logiche finanziarie, dovevamo mettere a posto i bilanci: per la prima volta abbiamo approvato il consolidato che significa che non è più possibile che una partecipata fallisca o che le aziende vivano in autonomia rispetto al Comune. Sono stati eliminati tutti i disallineamenti con azioni di forza che sono state accettate dalle aziende per mettere in sicurezza loro stesse e il Comune. Con manovre correttive abbiamo risposto in modo esauriente alla Corte dei Conti e per la prima volta nella storia di Palermo, e forse delle grandi città italiane, a dicembre 2018 abbiamo approvato in giunta il bilancio 2019-2021. Questo consente di affrontare e risolvere problemi non in una logica emergenza, ma di progetto”.

Torniamo ai problemi. Su Rap ha disposto un’indagine…
“La Rap nel 2018 ha ricevuto 158 milioni di euro, più di quanto previsto dal contratto, il che significa che non è in emergenza finanziaria ma ha semmai un problema di organizzazione. Un’azienda sana, che funziona correttamente, che riceve 159 milioni di soldi pubblici, come può non trovare un istituto di credito che accetti un fido da appena sei milioni, cioè quelli che servirebbero per un mese di stipendio? Com’è possibile che il Comune faccia le anticipazioni di cassa e alcune sue aziende no? Ecco perché ho disposto la commissione d’indagine su Rap e una analoga su Amg”.

Perché una commissione anche su Amg?
“Il mio termometro sono quello che vedo e le segnalazioni dei cittadini che riguardano per lo più l’igiene e gli impianti di illuminazione continuamente spenti. Vogliamo verificare come funziona l’organizzazione delle aziende, accertare responsabilità e prendere i provvedimenti conseguenti; ora che si è affermato il potere di comando del Comune, deve essere chiaro che i dirigenti delle partecipate sono dirigenti con contratti di diritto privato che rispondono di quello che fanno e non fanno. E se viene meno il rapporto di fiducia, non sul piano personale ma del lavoro, allora c’è la rescissione del contratto. Tutte le partecipate stanno inoltre facendo il bando per il direttore generale. Insomma, oggi non ci sono più scuse per nessuno, il tema diventa semmai come coniugare la visione con i servizi. E vorrei rassicurare tutti: i servizi locali sono e restano pubblici, chi verrà dopo di me avrà qualche difficoltà a fare diversamente”.

Sui rifiuti, alcuni la accusano di scaricare le colpe sugli altri…
“La colpa è sempre mia perché sono il sindaco. Posto che è sempre mia e che devo chiedere scusa e comprensione ai cittadini per i disservizi, ho il diritto di fare la voce grossa non avendo nessuno da difendere”.

Nessun rimprovero ai lavoratori?
“Quando me la prendo coi dirigenti, chi è intelligente capisce che è un richiamo per tutti. Non me la posso prendere con i dipendenti, lo devono fare i dirigenti e, se non lo sanno fare, a pagare saranno loro”.

Nominerete i cda nelle aziende?
“Se la richiesta degli amministratori unici sarà motivata, verrà accolta. Parecchi presidenti chiedono di essere affiancati, del resto in aziende grandi come Amap, Amat o Rap è più cautelare per tutti avere un consiglio di amministrazione, onde evitare che qualcuno pensi che i presidenti erano pupi del sindaco o vittime dei dirigenti”.

Cosa resta a Palermo di Manifesta e di un 2018 dedicato alla cultura?
“Una straordinaria reputazione internazionale, l’attrattività e la produzione di eccellenze locali, a partire dalla giovane studentessa che ha ideato il logo di Palermo capitale della cultura. Ora i Valsecchi (che hanno acquistato Palazzo Butera e lo hanno trasformato in un museo, ndr) non sono più un’eccezione: da 15 anni si cercava di vendere hotel come il Sole, l’Excelsior, le Palme e Villa Igiea e, di questi, tre sono stati già acquistati e per il quarto siamo in fase di acquisto da parte di gruppi internazionali. Ho anche incontrato questi imprenditori che hanno grandi progetti, mettendo per esempio in collegamento Villa Igiea con il Teatro di Verdura e l’aeroporto Falcone-Borsellino, scalo che quest’anno ha toccato i sette milioni di passeggeri. Abbiamo un nuovo presidente dell’autorità di sistema portuale che affronta con visione progettuale la riqualificazione del porto, che era ormai una vergogna. Quando non sarò più sindaco, lascerò la città con sette linee funzionanti del tram e altre quattro funzionanti o prossime al collaudo. E ancora car sharing, bike, sharing e il parcheggio intermodale alla Stazione centrale che, secondo gli esperti, è il migliore d’Europa. Abbiamo garantito grandi investimenti nelle attività sociali: ognuno ha un progetto personalizzato in una logica di servizi sociali a rete. Abbiamo puntato sull’edilizia scolastica e sulle manutenzioni, coinvolgendo le partecipate; stiamo completando la copertura del Palasport dopo aver operato sul Palamangano e sul Palauditore, noi ci occupiamo delle coperture e il resto lo fa il Coni con le risorse che abbiamo reperito col precedente governo nazionale. Palermo è una città in cammino in cui esistono anche la povertà e la disoccupazione, ma da capitale della cultura stiamo diventando città”.

A proposito di aspetti negativi, Palermo proprio in questi giorni è rimasta colpita dall’aggressione all’autista dell’Amat, che si somma all’uccisione di Aldo…
“Fenomeni come quelli dell’aggressione all’autista sono la conferma che esistono comportamenti barbari e selvaggi, ma anche che siamo una grande metropoli in cui ci sono anche fenomeni come questo. Non lo dico per giustificare, ma per dire che in un centro abitato piccolo si ha un certo tipo di violenza, mentre in una metropoli ce ne sono di altri tipi e questo è un tipo di violenza metropolitana da parte di chi vuole essere arrogante, sperando di restare anonimo. Anche la vicenda di Aldo è l’immagine dei problemi di una grande città come Palermo: Aldo era un clochard che aveva scelto di vivere per strada. Il fatto di averlo battezzato ‘Aldo’ dà il senso che era una persona che viveva nella comunità, la solidarietà di residenti e commercianti è la conferma della dimensione comunitaria. Aldo è stato una vittima, come gli assassini sono vittime di una cultura non comunitaria ma individuale ed egoistica”.

Guardando al 2019, cosa dovranno aspettarsi i palermitani? Ci dica tre cose…
“Le partecipate dovranno dimostrare di essere a servizio della città, il Comune grazie al consiglio comunale rivedrà i contratti ma adesso non ci sono scuse per nessuno. In secondo luogo dovremo confermare il percorso di attrattività internazionale e la terza cosa, che è la prima, sarà di proseguire e implementare il contrasto alla povertà, non solo con i servizi di assistenza sociale ma anche incentivando l’imprenditoria. C’è inoltre un fenomeno molto positivo: il rifiorire di una collaborazione pubblico-privato per riqualificare la città, come accaduto a Danisinni, a Ballarò, allo Zen o alla Rocca di Monreale. Cittadini che si organizzano e un’amministrazione che li accompagna sono l’esaltazione di una città intesa come bene comune, in cui i beni più importanti sono quelli comuni e non quelli privati”.

In più ci sono i concorsi al Comune…
“Va avanti quello per i dirigenti tecnici e avvieremo i concorsi per 10 funzionari, per l’ufficio stampa e per le 14 maestre di scuola materna. Inoltre abbiamo eliminato il precariato iniziando con 53 lavoratori che da oggi (ieri per chi legge, ndr) sono stabilizzati e per altri 600, grazie alla procedura concordata col ministro Madia, arriverà la stabilizzazione entro il 2020. Per i videoterminalisti ho ricevuto una diffida dai nostri uffici: le somme vanno recuperate, altrimenti a pagare sarebbe la giunta, perché come hanno riconosciuto anche i sindacati non erano dovute. Ovviamente ci saranno tutte le rateizzazioni possibili”.

Cosa farà quando non sarà più sindaco?
“Potrò stampare e pubblicare libri in Germania, ma continuerò a occuparmi di Palermo e di farla conoscere a livello internazionale”.

Andiamo alla politica. Cosa ne pensa dell’ultima legge di Bilancio?
“C’è stato un esproprio del ruolo del Parlamento che mi preoccupa perché è un segnale inquietante, il Parlamento non può essere un’aula sorda e grigia. Rispetto a quanto si temeva comunque il danno è stato ridotto, ma la sensazione è che non si sia fatto nulla per sviluppare gli investimenti. È evidente però che il reddito di cittadinanza dovrebbe essere corretto in ‘reddito di cittadinanza attiva’, perché se la cittadinanza è passiva diventa un sussidio e, in alcune zone del Paese, il sussidio si accompagna al lavoro nero e non si conclude nulla”.

Cosa pensa invece del governo Musumeci?
“Io mantengo rapporti istituzionali con tutti, anche con il governo nazionale, anche se con con ministri come Salvini giochiamo su campi diversi e con regole diverse. Il governo regionale ha il vantaggio di venire dopo il disastro del governo Crocetta, ma dobbiamo ancora capire se il governo, al di là delle dichiarazioni del presidente Musumeci, continua a essere condizionato dagli stessi apparati: mi riferisco al settore dei rifiuti e alla vergognosa ipotesi di non curanza per lo straordinario cammino di cambiamento dell’Orchestra sinfonica siciliana. Non difendo nessuno, sia chiaro, neanche Giorgio Pace (il sovrintendente rimosso, ndr), pur apprezzandone l’ottimo lavoro. Ma pensare di applicare logiche da accordo politico, non tenendo conto delle professionalità esistenti, è un errore. Per il Teatro Massimo faremo come col Teatro Biondo, ossia opteremo per un bando pubblico: mi stupisce che non si faccia altrettanto per la Fondazione dell’Orchestra sinfonica siciliana. Devo comunque dare atto a Musumeci che, per la prima volta nella mia esperienza di presidente dell’Anci Sicilia, ha accolto la nostra richiesta e convocato l’intera giunta regionale per incontrare il consiglio regionale dell’Anci, a conferma di una importante sensibilità istituzionale e attenzione agli enti locali”.

A gennaio farà il rimpasto della sua giunta?
“Intanto esprimo apprezzamento a tutti gli otto assessori per come hanno svolto il loro compito in un periodo difficile e complicato: l’approvazione dei bilanci è stata la vera svolta nella vita amministrativa del Comune. Qualche giorno fa ho riunito i consiglieri di maggioranza, ai quali ho chiesto dei consigli sulla organizzazione delle deleghe, oltre che sui nomi, e da questo dipende anche l’organizzazione complessiva della macchina comunale. L’obiettivo era mettere in sicurezza quello che abbiamo fatto e la missione è stata compiuta. E’ come se fossi stato eletto qualche giorno fa, quando abbiamo approvato il bilancio 2019-2021: fino a un momento prima era la continuazione dell’emergenza precedente, ora che l’abbiamo superata le risorse vanno usate per i servizi”.

Ma quanti assessori cambierà?
“Forse nessuno, forse tutti. Non mi stupirei se qualche partito chiedesse di non cambiare qualche assessore”.

Il rimpasto sarà comunque a gennaio?
“Entro gennaio, questo è l’orientamento. Però prima definiamo le deleghe e poi ragioniamo sui nomi: esaminerò le proposte, ma alla fine deciderò io”.

Concludiamo con la politica. In questa fase congressuale del Partito Democratico, lei è stato assente…
“Ho sentito Zingaretti, Delrio e Martina e a tutti ho detto, con garbo ma anche con determinazione, che non intendo essere coinvolto nelle vicende congressuali a nessun livello. Mi ero permesso di suggerire di procedere a sorteggio perché nessuno si entusiasma per un confronto sul nulla, servivano semmai primarie di proposte e di idee per rimettere in moto un popolo progressista in cui continuo a credere, sapendo che la distinzione tra destra e sinistra è saltata e oggi abbiamo conservatori e progressisti. Salvini è la perversione dei conservatori e il M5s la perversione dei progressisti: due perversioni che hanno avuto successo perché non c’era chi rappresentasse credibilmente progressisti e conservatori. Palermo è una città progressista, secondo il sindaco di Parigi è l’esperienza più progressista d’Europa. Non ho partecipato a nessuna riunione di partito anche se il Pd resta il mio partito, tanto che ne ho ancora in tasca la tessera. Ne seguo le vicende, ma serve qualcuno che resti scomodamente a dire ‘attenti’”.

Gianfranco Micciché ha detto che tra voi non c’è più alcuna differenza…
“L’ho incontrato da Biagio Conte e mi sono permesso di diffidarlo dal dire che siamo uguali (ride, ndr). Però c’è un fondo di verità in quello che dice: non c’è dubbio che persone come Micciché, Tajani e Sgarbi erano fortemente condizionate dal dovere d’ufficio di difendere il capo incriminato e venivano percepiti solo come difensori del capo incriminato. Oggi mi auguro che la questione giustizia non sia rimossa dal dibattito politico, ma una cosa è certa: sempre più frequentemente Micciché, Tajani e Sgarbi vengono chiamati a parlare senza che si chieda loro cosa pensano del capo condannato. Questo non significa che io e Micciché andiamo d’accordo, ma ho apprezzato la sua posizione su Salvini e sull’accoglienza. Il problema però non è il partito unico, non è la forma ma sono i contenuti. Io sono tornato sindaco senza un’organizzazione politica, è stata una disorganizzazione vincente; chi invece fa prevalere l’organizzazione sulle idee e sulle proposte, è un nostalgico della partitocrazia. Salvini e il M5s prescindono dall’organizzazione democratica, non c’è niente di democratico ma si fanno forti di un messaggio che non accetto, ma che è comunque un messaggio. C’è per caso chi si chiede chi sarà il successore di Salvini o quando si è riunita l’ultima direzione della Lega o del Movimento cinque stelle?”.

Chi sarà il suo successore? Sempre che ci sia…
“Io ho vissuto un’esperienza straordinaria, dall’uccisione di Piersanti Mattarella a oggi ho condiviso le paure, le vergogne, i sogni, le speranze, i dolori e la rabbia di Palermo; c’è una condivisione che oggi appare chiara essere dentro una visione e un progetto futuro. Non credo possa esserci qualcun altro che abbia la mia esperienza, quella che si definisce ‘il nome che diamo ai nostri errori’. Sono stato il sindaco che ha fatto più errori in una città che cambiava, ma sono sindaco perché si vedeva un progetto oltre gli errori. Adesso abbiamo tre anni per mettere in sicurezza questo patrimonio, perché possa esserci un sindaco di Palermo non necessariamente ‘str…o’ come me, ma che sia in continuità con quelle che ormai sono conquiste per la nostra città: la maggioranza dei palermitani è per l’accoglienza, per un’economia sana e contro la mafia”.


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