"Sono sopravvissuto a mio fratello | Daniele non ha avuto giustizia" - Live Sicilia

“Sono sopravvissuto a mio fratello | Daniele non ha avuto giustizia”

I fratelli Discrede, Vito e Daniele (a destra)

Vito Discrede, fratello di Daniele, ucciso in via Roccazzo, parla dopo la richiesta di archiviazione

PALERMO – Vito Discrede è un uomo equilibrato, non ha mai alzato la voce nel raccontare la sua pena. Gli hanno ammazzato il fratello, Daniele, per una rapina finita male, in via Roccazzo. La Procura ha chiesto l’archiviazione. Probabilmente, non ci saranno mai colpevoli. L’esistenza di Daniele Discrede, spento davanti alla figlia piccola, sarà così stata spezzata da ignoti e passerà nell’archivio dei misteri che non interessano più, se non a chi ha sul cuore una cicatrice.

Vito sorseggia un caffè, a due passi dalla redazione di LiveSicilia: “Sono sopravvissuto a mio fratello. La cosa che mi fa più male – dice – è che avere fiducia non è servito a niente. Non sto criticando chi ha indagato, ma resta una profonda sensazione di amarezza. Nessuno ha dato risposte a me e alla mia famiglia. Al dolore della separazione si aggiunge la rabbia: chi lo ha ucciso, chi non ha avuto pietà di lui, chi lo ha assassinato davanti alla sua bambina, è libero e si sente intoccabile. E magari pensa che il male possa pagare, perché rimane impunito”.

C’è un video che la famiglia Discrede ha visionato, in cui sono state riprese le scene della tragedia, senza che queste siano risultate utili per identificare gli autori dell’omicidio. A maggio saranno tre anni. Brevi fotogrammi: Daniele, che di mestiere fa il commerciante, esce dal suo ufficio con l’incasso. Lo affrontano. Lui reagisce. Gli sparano e scappano con i soldi. Arrivano la polizia e il 118.Il ferito riesce a dare qualche notizia ai soccorritori. Sull’ambulanza che lo porta in ospedale, spira.

Vito difende il suo equilibrio a fatica. Lo aiutano una moglie e un figlio che sono la luce dei suoi occhi. Lo sostengono gli amici che hanno sposato la causa della ricerca della verità. Ci sono state due fiaccolate, in via Roccazzo, per gli anniversari del delitto: non sono servite a rischiarare il buio.

“C’è un’altra cosa che ci fa tanto male – continua il fratello che è sopravvissuto a suo fratello -. La città non è stata accanto a noi. Ci ha liquidato con indifferenza. Sì, il sindaco Orlando è venuto a trovare mia madre e noi lo ringraziamo per quel gesto di affettuosa attenzione. Ma il resto? Ha seguito la cronaca senza partecipazione, disertando la fiaccolata, non manifestando presenza e interesse. Come se un padre che muore perché gli sparano davanti alla figlia fosse un problema privato e familiare, non il sintomo di una barbarie, non uno strappo che riguarda tutti e di cui tutti devono farsi carico per chiedere giustizia”.

Storia vecchia. Palermo sa praticare l’ipocrisia del cordoglio e il breviario del distacco. Si mette in fila, per farsi vedere, nei banchetti sociali delle stragi e disdegna ogni altro abisso, perché qui tutto è mafia, antimafia, oppure non è. Segue con le sue processioni e le lacrime di coccodrillo i santini del martirio, seppellisce con noncuranza i corpi al di fuori del rito prescritto.

Vito è andato a sbattere contro la nuda realtà. Contro la solitudine di chi ha parole vuote per scaldarsi e nulla più. Adesso ha le sembianze di un ragazzo imbiancato, in procinto di salutare per sempre la sua speranza, ma è un coraggioso, resisterà e ne verrà fuori: “Le mie sorelle, mia madre e mio padre sono distrutti proprio come me. Siamo persone oneste”. Angela, la mamma, lanciò la sua preghiera verso ignoti qualche tempo fa:  “Se qualcuno sa, dia qualche indicazione, qualche notizia e, finalmente, avremo anche noi un po’ di pace”. Lei raccontò così la serata del destino: “Eravamo a cena fuori con mio marito. La telefonata di un parente: ‘Daniele, Daniele, è successo qualcosa a Daniele, davanti al magazzino, c’era la picciridda’”.

Vito finisce il caffè: “Perché è accaduto? Perché non è stato possibile dare una risposta che alleviasse la disperazione? Non ce l’abbiamo con gli inquirenti che hanno indagato, il loro compito non era facile, lo ripeto. Ci sentiamo orfani e abbandonati. Perché?”.

Perché è così che va nella città delle ombre. Non c’è verità, non c’è giustizia, non c’è condivisione. C’è solo la messinscena del lutto e dell’indignazione a comando. C’è solo la parata della solidarietà che nasconde nebbia e gelo: il vero volto di Palermo, dietro il suo pallido sole di carta.

>IL DELITTO E LE INDAGINI: LA STORIA


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI