Sportelli multifunzionali | "Finora soltanto parole"

Sportelli multifunzionali | “Finora soltanto parole”

Sportelli multifunzionali | “Finora soltanto parole”
L'assessore regionale al Lavoro, Giuseppe Bruno

Un ex lavoratore: "Cerchiamo garanzie occupazionali vere".

lettera all'assessore bruno
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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un ex lavoratore degli sportelli multifunzionali indirizzata all’assessore regionale al Lavoro, Giuseppe Bruno.

 

Gentile assessore Bruno, sono un lavoratore (sulla carta, in effetti) degli ex sportelli multifunzionali. Quella categoria alla quale, ultimamente, lei ama riferirsi come “persone” o anche “soggetti”. Isuoi interventi nelle ultime due riunioni della V commissione hanno lasciato me e i miei quasi milleottocento colleghi di sventura a dir poco attoniti. Il suo tono monocorde, i suoi contenuti eterei, i suoi tortuosi e ripetitivi giri di parole suscitano, alla fine, in chi l’ascolta, la chiara sensazione che, “al netto del politichese” (come ha efficacemente scritto un mio collega), dei suoi discorsi rimanga pochissima sostanza. Anzi, nulla.

La serenità con la quale espone le problematiche, sintetizza la sua attività e indica le strategie (piuttosto evanescenti, a dire il vero) lascia pensare che anche lei, come il suo capo, Rosario Crocetta, viva o creda di vivere in una sorta di universo parallelo, nel quale tutto va talmente bene che un governo può concedersi il lusso di affrontare i problemi con flemma anglosassone.

Sveglia, assessore. Siamo in Sicilia. Secondo la Fondazione Curella, alla fine di quest’anno il PIL della regione avrà subito una flessione pari all’1,3 per cento. Secondo l’ISTAT, la percentuale dei disoccupati di questa regione compresi tra i 15 e i 24 anni sforerà il muro del 60%. Secondo lo Svimez, nell’anno in corso si arriverà a perdere un totale di 37 mila posti di lavoro. Non c’è da sorprendersi se, dulcis in fundo, le previsioni parlano di una vera e propria “fuga” di siciliani (soprattutto da Palermo, città più “abbandonata” del sud), che, nella fascia dai 20 ai 45 anni, si lasciano alle spalle i siculi lidi in quantità che, a breve, potrebbero dar vita a un flusso migratorio uguale e contrario a quello che, invece, raggiunge la nostra isola. E sinceramente, non so se sia più invidiabile la condizione di chi viene da noi in cerca di asilo politico o di chi, al contrario, abbandona la Sicilia perché non dispone più dei mezzi per provvedere ai bisogni della propria famiglia. I suicidi susseguitisi nei mesi scorsi tra i dipendenti della formazione, non per niente, fanno nascere questo legittimo dubbio. Non è stato quindi fuori luogo l’intervento di uno dei componenti la commissione che ieri, 3 settembre, nella parte finale dell’audizione, ha parlato chiaramente di noi ex sportellisti come di lavoratori “in condizione di grande disagio e incertezza”.

Eppure, lei sembrava cadere dalle nuvole. Giusto per meglio chiarirle il concetto, il presidente della commissione ha aggiunto a suo beneficio che “bisogna trovare una soluzione definitiva per questi lavoratori, altrimenti ci ritroveremo a riparlare di loro ogni sei o otto mesi”. Eppure, lei continuava a dare la sensazione di cadere dalle nuvole, limitandosi a rispondere (cito testualmente): “Sono disposto a capire bene i percorsi” e “ho dato la disponibilità a verificare tecnicamente come può essere…”, per poi interrompersi o essere interrotto, non si è ben capito grazie al mediocre audio della diretta streaming.

Sono queste le sue risposte a chi le pone, anzi le RAMMENTA PER L’ENNESIMA VOLTA l’esistenza di una problematica grossa quanto una casa, non fosse altro che per la quantità di lavoratori a rischio? Eppure, lei ha parlato in più di un’occasione con un nutrito gruppo di miei colleghi. Quelli che si sono incatenati ai cancelli del suo assessorato, ricorda? Ci conosce benissimo, Bruno, a dispetto del sua ancor fresco insediamento quale assessore al lavoro, avvenuto proprio in un momento in cui per noi ex sportellisti la soluzione sembrava veramente a portata di mano. Misteriosamente, dopo la sua ascesa al trono, la nostra strada è diventata una via crucis. O, magari, un tortuosissimo percorso, come amerebbe definirlo lei, che pare avere un debole per la parola “percorsi”, come appare evidente dalle sue parole poc’anzi citate, nonché dalla solenne dichiarazione con le quali ha concluso l’audizione: “Un giorno, quando saremo più sereni, parleremo delle origini di questi percorsi e di come si è arrivati alla situazione di oggi”. Una splendida chiosa, che sa tanto di “morale della favola” e che mi trovo in difficoltà nel decidere se giudicare degna più di un Oscar Wilde o di un don Matteo, ma dalla quale noi 1800 ex sportellisti non traiamo altro che ulteriore preoccupazione.

Vuol parlare con noi delle “origini di questi percorsi”? Guardi che non abbiamo bisogno di ricostruzioni, di excursus storici e di riflessioni che preferiamo lasciare alla politica. NOI ABBIAMO BISOGNO DI LAVORARE, BRUNO. Anzi, aggiungo, NE ABBIAMO DIRITTO, come lei ben saprebbe se si fosse preso la briga di studiare una corposa normativa (nazionale e regionale) che non sto qui a rammentarle. A meno che, invece, lei la conosca, come mi risulta istintivo immaginare e come dovrebbe essere NORMALE e ovvio per chi accetta di occupare la carica di assessore al lavoro. Perché è questo il suo ambito di competenza, Bruno, e non certo il turismo o l’economia.

E non è affatto sufficiente che lei si dichiari “solidale” ed esprima “massima disponibilità” nei riguardi della platea dei 1800 ex sportellisti. Queste sono parole. E delle sue parole non abbiamo bisogno. Ci servono fatti, Bruno. Quei fatti che lei, essendo assessore ormai da diversi mesi, dovrebbe essere in grado di porre in essere. E invece, la ritroviamo a parlare di noi come se ci avesse sentiti nominare qualche giorno fa, limitandosi a manifestare tante buone intenzioni.

Lei evade le domande dirette sul nostro futuro parlando del bando CIAPI che ci riguarda e presentandolo come una sorta di graal o di panacea universale, “dimenticando” che impiegherà gli ex sportellisti (non si sa nemmeno se tutti) per un periodo fluttuante tra un mese e (nella migliore delle ipotesi) sei. E poi? “Questo è il sistema verso il quale dobbiamo cercare di lavorare”, ha affermato ieri in commissione. Che cosa intende dire, che questo bando risolve l’annosa questione “ex sportelli”? Ha sollecitato il CIAPI affinché acceleri i tempi, benissimo. Addirittura chiederà di evitarci, se possibile, l’esame a cui intendono indignitosamente sottoporci. Cos’è, vuole forse che la ringraziamo per cotanta sensibilità? Crede che il nostro problema di vita sia il questionario del CIAPI?

No, Bruno, il nostro problema è ben diverso e si concretizza nel quesito che le ho posto poc’anzi: e poi? Mi piacerebbe tanto sapere che cosa smanettava sul suo tablet, per lunghi tratti, durante la seduta della commissione di ieri. Dava quasi la sensazione di documentarsi “in tempo reale” per potere rispondere ai quesiti dei presenti e, soprattutto, alle richieste finali di Maggio e Greco, che, mi consenta la franchezza, l’hanno messa in palese difficoltà. E poi, Bruno? Non mi venga a dire che le linee guida del nuovo accreditamento ci salvaguardano, perché veniamo appena citati in una clausola incollata lì quasi per sbaglio e che non fornisce NESSUNA GARANZIA di stabilizzazione a noi 1800 ex sportellisti. In quel documento, la parte del leone la fanno università, comuni e altri soggetti, che difficilmente saranno disposti a trovare un “meccanismo che li vincoli a utilizzare le professionalità degli ex sportellisti e non risorse aggiuntive”, come le ha rammentato la Maggio. Puntualizzazione (nonché quesito) di fronte a cui lei ha risposto con la già citata “disponibilità” a valutare i “percorsi” che tanto le sono cari e che lasciano immaginare una sua spiccata predilezione per il mondo delle guide turistiche.

Che cos’altro dirle, Bruno? Se Crocetta è stato paragonato a Nerone, mi risulta inevitabile vedere in lei un novello Tigellino, che di quell’imperatore fu prefetto pretorio e fedelissimo braccio destro. Per la cronaca, il suo nome completo era Gaio Ofonio Tigellino. Gaio come lei, che nonostante l’ingrato ruolo ricoperto in questo drammatico momento storico attraversato dalla nostra regione, continua a sorridere in ogni occasione. Lei, cerchi per lo meno di non passare alla storia come l’assessore che, insieme al presidente, fece la “rivoluzione” dimenticando per strada 1800 lavoratori onesti e tutt’altro che “deviati”.

Ex progettista S.M., ex operatore di bilancio Spartacus e, di questo passo, ex lavoratore

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