PALERMO – Una crisi nera, anzi nerissima, che non risparmia nemmeno l’artigianato. Questo quanto emerge dai dati di Confartigianato Palermo: nel 2014 hanno chiuso i battenti 1.554 imprese artigiane, di cui 1.354 individuali, a fronte di appena 873 iscrizioni.
Il settore maggiormente colpito è quello dell’edilizia con 203 chiusure nella costruzione di edifici e 253 nei lavori specializzati. Segue il commercio all’ingrosso e al dettaglio di riparazione di autoveicoli, con 116 cessazioni e soltanto 46 iscrizioni. Ma a chiudere sono anche le industrie alimentari: su 1185 imprese registrate, nel 2014 sono state effettuate 110 iscrizioni e 112 cessazioni. In una situazione critica anche i ristoratori: in 105 hanno chiesto la cancellazione alla camera di Commercio.
Ma a chiudere sono anche le industrie del legno (48), nel settore della stampa (21), quelle che si occupano di metalli (65), le fabbriche di mobili (21), le industrie manifatturiere (31). “Come associazione – dice il presidente di Confartigianato Palermo, Nunzio Reina, siamo mortificati nei confronti di chi vuole fare impresa. Si tratta di dati sconfortanti, che umiliano il lavoro di chi vuole aumentare la produttività di una città in cui, invece, si tende a penalizzare sempre le attività artigianali e commerciali. Quello che mi preoccupa di più, però, è il disinteresse della politica, che con il suo silenzio non fa altro che incoraggiare il proliferare dell’abusivismo, l’assenza di interventi e di incentivi suggerisce a chi vuole lavorare, di chiudere bottega e proseguire comunque non pagando nulla, portando avanti la propria attività in nero. Alla fine – conclude Reina – a pagarne le spese sono le imprese sane, le stesse che però hanno una durata a tempo determinato”.

