Subranni, Mori e De Donno | "Trattativa, sentenza ingiusta" - Live Sicilia

Subranni, Mori e De Donno | “Trattativa, sentenza ingiusta”

Parlano i legali degli ex ufficiali del Ros.

Il processo di Palermo
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PALERMO – “Riteniamo la sentenza della Corte di Assise di Palermo, II° sezione, che condanna gli ufficiali dei Carabinieri Subranni, Mori e De Donno, ingiusta e coerente epilogo di un discutibile sviluppo del procedimento e del dibattimento”. Lo dicono gli avvocati Basilio Milio e Francesco Antonio Romito, difensori dei tre ex ufficiali del Ros condannati per minaccia a Corpo politico dello Stato.

“Aspetteremo le motivazioni e in appello chiederemo che, in applicazione della legge e dei principi della Costituzione, vengano assolti i tre ufficiali dei carabinieri, ingiustamente condannati per aver servito sempre l’Italia nella lotta contro la criminalità organizzata, a tutela della sicurezza delle istituzioni democratiche e della incolumità dei cittadini, con dedizione e spirito di sacrificio massimi, e con assoluta lealtà e rispetto delle istituzioni”, aggiungono. “Ma, – concludono – prima ancora, chiederemo un processo equo, nel pieno rispetto dei diritti della difesa e senza alcun pregiudizio o condizionamento di sorta”.

(ANSA)


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Commenti

    Confondere i servitori dello Stato con gli affaristi, a mio modesto parere, è un pastrocchio!
    Ma di questi tempi ci vuole lo scoop!

    Se per i giudici è esistito il reato della trattativa fra lo stato e la mafia, hanno dimenticato di condannare i mandanti delle figure che gestivano la trattativa.

    …. secondo voi l’arma dei carabinieri prende iniziative autonome così strategiche senza l’imput dello Stato , ma per favore…………………

    Tutti a guardare Berlusconi e i mille indici puntati contro di lui, mentre i fatti, e con i fatti la verità, sfilano inosservati. Gli anni chiave sono stati il 1992/93. Mentre le date fatidiche si rincorrono a brevissima distanza una dall’altra, in quell’arco di tempo. Eccole, per un verso o per un altro, tinte di rosso: 12 marzo 1992 omicidio a Palermo di Salvo Lima. 23 maggio strage di Capaci. 28 maggio elezione a presidente della Repubblica di Oscar Luigi Scalfaro. 8 giugno 1992 il Consiglio dei ministri approvò il decreto che inasprì le prescrizioni dell’articolo 41 bis in tema di “carcere duro” riservato ai detenuti per reati di mafia. Il giorno dopo «una telefonata anonima arrivata alla sede ANSA di Palermo a nome della sigla “Falange Armata” minacciò che “il carcere non si doveva toccare”». 19 luglio 1992 la strage di via d’Amelio. 7 agosto 1992 viene convertito in legge il decreto di cui sopra, con l’aggiunta di ‘un secondo comma all’articolo, che consentiva al Ministro della Giustizia di sospendere per gravi motivi di ordine e sicurezza pubblica le regole di trattamento e gli istituti dell’ordinamento penitenziario nei confronti dei detenuti facenti parte dell’organizzazione criminale mafiosa’. 12 febbraio 1993 Giovanni Conso diventa ministro della Giustizia con il primo Governo Amato. E pochi giorni dopo, nel successivo mese di marzo, decide ‘di non rinnovare il 41 bis a circa 300 mafiosi sottoposti a carcere duro ’. Su queste date sono sorte diverse spy-story. Chi ci ha visto la lotta per la presidenza della repubblica tra andreottiani e anti-andreottiani. Chi un innesto mafioso in più di un ramo dello stato. Tuttavia, di certo, Silvio Berlusconi non entrava né nella prima né nella seconda categoria. Mentre a Palazzo Chigi vi risiede dal 10 maggio 1994 al 17 gennaio 1995. Dove ritornerà altri due volte. Ma il 41 bis rimarrà sempre rigidamente applicato. Eppure la procura di Palermo dice dell’altro e a volte viene anche creduta.

    Grande ammirazione e stima per l’avv. Basilio Milio.

    Ho ascoltato la sua arringa, tutta. Ineccepibile.

    E ho pianto.

    A prescindere dalla sentenza e dalle motivazioni, è veramente difficile pensare che un uomo come il generale Mori possa aver tradito il suo giuramento di fedeltà allo Stato. Tutta questa storia è molto poco convincente.

    La ricostruzione cronologica di Honhil non fa una grinza. Ma oggi già vota gente nata 15 anni dopo quei fatti.

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