Tensioni, omicidi, tregua E quel murale da cancellare

Tensioni, omicidi, tregua |E quel murale da cancellare

Il luogo della sparatoria e la scritta comparsa dopo gli arresti
È trascorso quasi un mese dallo scontro armato tra Cursoti Milanesi e Cappello.
MAFIA MILITARE
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CATANIA – Quasi un mese di quiete. La sparatoria di Librino, che ha lasciato due morti sull’asfalto, ha spaventato e sorpreso. Anche se, su LiveSicilia, da anni ormai documenta il clima di tensione che si respira tra le nuove leve dei clan mafiosi.

La mafia militare e le nuove leve

La pericolosità è dovuta al fatto che molte organizzazioni criminali hanno ai vertici giovanissime teste calde che hanno a disposizione armi. Un cambio generazionale nella mafia militare che sembra emulare quanto accade a Napoli, tra ‘stese’ e conflitti a fuoco. I vecchi boss sono dietro le sbarre, tutti finiti in manette grazie al lavoro eccelso della Dda di Catania che in questi anni ha assestato colpi su colpi alla criminalità organizzata.

I vuoti di potere creano fibrillazioni, che si possono trasformare in scontri. Che per futili motivi, come è successo l’8 agosto scorso, possono seminare piombo e sangue. 

Tregua o strategia dell’attesa?

La calma che si è generata dopo quella serata di fuoco potrebbe nascondere solo una tregua apparente. Una sorta di strategia dell’attesa. E allora l’interrogativo è: quale sarà la reazione, quando l’attenzione delle forze dell’ordine sarà allentata, dei protagonisti della sparatoria? E cioè Cappello e Cursoti-Milanesi.

In queste settimane, i due clan si stanno muovendo con discrezione: la pressione investigativa e di controllo del territorio è fortissima. Da una parte ci sono i carabinieri, che conducono l’inchiesta sul duplice omicidio, e dall’altra c’è la polizia che quotidianamente sta svolgendo perquisizioni e blitz nelle zone ‘calde’ di Librino. E da questo ‘lavoro’ potrebbero anche venire fuori input investigativi da consegnare alle mani della Squadra Mobile di Catania. 

Due vittime

Un dato non deve essere sottovalutato: le due vittime, Enzo Scalia e Luciano D’Alessandro, anche se non ‘intranei’ al clan Cappello sarebbero stati vicini alla cosca. Nella mafia la regola è che le morti vanno vendicate. Quindi ancora di più c’è da comprendere quale sarà la reazione anche a distanza di tempo da parte dei vertici del gruppo mafioso nei confronti dei Cursoti Milanesi.

Il murale per lo ‘sbirro’

Intanto in alcune zone di Catania, soprattutto nei rioni Antico Corso e San Cristoforo, sono spuntati alcuni murales (guarda la foto in homepage) che etichettano come ‘sbirro’ chi ha deciso di raccontare agli investigatori l’escalation di violenza che ha portato alla sparatoria. Dal pestaggio in via Diaz fino agli spari al civico 18 di viale Grimaldi. Un messaggio rivolto forse al gruppo mafioso. O un avvertimento per il futuro. La verità è che quell’atto civico di coraggio è da elogiare. E quei graffiti invece sono da cancellare. 


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Commenti

    Chi ha deciso di raccontare gli eventi non È la stessa PERSONA che “Si È RIVOLTA a Chi DI DOVERE” per Chiarire e Chiudere la VICENDA. È da “ELOGIARE” o incriminare per “Istigazione a Delinquere”

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