PALERMO – Il voto di scambio politico mafioso così come lo ha pensato e modificato il governo lo scorso aprile? “Una probatio diabolica”, la definisce il procuratore aggiunto Vittorio Teresi per spiegare quanto sia complesso per un pubblico ministero contestare il nuovo reato.
Non è un caso, infatti, che il giudice per le indagini preliminari Ettorina Contino abbia respinto la ricostruzione della Procura, secondo cui Giuseppe Bevilacqua avrebbe messo in atto uno “scambio elettorale politico-mafioso”. Sebbene ritiene che nel caso specifico manchino alcuni presupposti di merito, il Gip ricorda che “la Cassazione è pervenuta alla conclusione che il nuovo art. 416 ter (quello sul voto di scambio polsuitico-mafioso ndr) costituisce legge più favorevole per l’imputato”. E il giudice entra nel merito delle scelte del legislatore il quale “ha precisato che, per essere punibile, la condotta di accettazione del politico deve riguardare una promessa di procacciamento di voti avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri”.
In sostanza, dal 2014, come ricorda lo stesso Teresi, il legislatore chiede di trovare la prova, caso per caso, che sia stata esercitata l’intimidazione mafiosa. E qui la faccenda, secondo i pubblici ministeri, si fa davvero complicata visto che i mafiosi hanno fatto del muoversi subdolo un imperativo. Nel linguaggio di Cosa nostra le mezze parole hanno una forza persuasiva di gran luna superiore di quelle pronunciate per intero. Il 416 ter impone l’obbligo di dimostrare ciò che un altro reato, il 416 bis, considera come cristallizzato: l’associazione mafiosa, per essere tale e in quanto tale, ha capacità di intimidazione.
“Questa indagine dà uno spaccato significativo del rapporto che c’è tra certa politica, che va a cercare la mafia, e Cosa nostra – ha aggiunto Teresi -. Non si pensi che c’è una differenza tra i mafiosi contattati e la cosiddetta ala militare della mafia. Quando s’intavolano certi rapporti si deve sapere che si hanno di fronte assassini. Faremo un esame – ha concluso – e vedremo se e quali valutazioni del Gip impugnare”.

