Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Sebastiano Torcivia, vicepresidente del Cerisdi
Le notizie sul Cerisdi, apparse nei giorni recenti su principali siti e quotidiani regionali, mi spingono a svolgere, nella qualità, a norma di statuto. di Vice Presidente del Cda, con funzioni di Presidente (art. 14), dopo le dimissioni del prof. Adelfio Elio Cardinale, le seguenti considerazioni. Dispiace constatare come l’argomento sia stato trattato – come fatto notare dalla stampa – con commenti di sarcasmo, dall’attuale Presidente della regione On. Crocetta, con uno stile, dunque, certamente non condivisibile da un soggetto che ricopre tale apicale ruolo istituzionale – così come ampiamente rilevato da quasi tutti gli intervenuti, nei siti e al dibattito – anche in considerazione dei lavoratori e dei soggetti coinvolti che, certamente meritano, ben altra attenzione e considerazione. Al di là delle espressioni colorite utilizzate (Alleluia, alleluia, “non ci strappiamo le vesti”) al livello delle quali non vogliamo assolutamente scendere, l’accusa che viene rivolta – ancora una volta, così come già fatto dal Presidente in sede di approvazione della scorsa legge di stabilità – è quella di essere uno dei “classici enti mangiasoldi”, da mettere in liquidazione. Sul tale punto, nel rigettare assolutamente tale giudizio – pur nel rispetto assoluto delle altrui opinioni – e che motiveremo oltre, vogliamo chiarire che il Presidente non può mettere in liquidazione un ente, nel quale la regione non è socio. Infatti, la Regione (rectius il Presidente della regione) ha solo, ai sensi dell’art. 10 dello Statuto del Cerisdi, il potere di designazione di tre consiglieri e di nomina diretta del Presidente del centro, tra quelli designati.
Nessuno può commissariale l’ente, né tanto meno deciderne la liquidazione – all’art. 19 bis si parla di scioglimento, con la nomina di uno o più liquidatori – al di fuori dei soci dell’assemblea, che è sovrana e che, attualmente, vede la presenza dei seguenti soci: Comune di Palermo, Provincia regionale di Palermo, IRCAC, Ferrovie dello Stato, Scuola Superiore della pubblica amministrazione, Banca Nuova, Formez. Dunque, soci privati e pubblici che sgombrano il campo dall’idea che il Cerisdi sia un ente “regionale”: siamo in presenza di un’associazione riconosciuta con Decreto del Pres. reg. Siciliana n. 475 del 27.11.1990, iscritta al Tribunale di Palermo, al n. 712 Vol. IV/6 del registro delle persone giuridiche. Tutte le dichiarazioni lette dalla stampa, pertanto, sulla regione “pronta a sopprimere il Cerisdi”, si muovono totalmente al di fuori delle norme di legge e statutarie e di ciò vogliamo rassicurare tutti. Riteniamo utile precisare, come già fatto da Cardinale, che il Cerisdi non usufruisce di un castello a titolo di comodato gratuito, bensì sopporta un costo di oltre 50.000 euro annui, nonché si fa carico, nell’ambito delle risorse pubbliche sinora ricevute dalla regione, di tutti gli oneri di manutenzione, guardiania, utenze, salvaguardia del bene, imposte, ecc. Ma torniamo sul merito delle affermazioni del Presidente Crocetta. Nel ribadire la piena libertà di pensiero di ciascuno, non possiamo non sottolineare come la totalità di altri soggetti culturali, operanti nel più vasto ambito della cultura nazionale e internazionale, nonchè rilevanti aziende di profilo nazionale, la pensino – per nostra fortuna – totalmente in maniera differente, avendo ritenuto di far parte della compagine societaria ed avendo deciso di collaborare in numerosi progetti di ricerca, di ampio respiro; citiamo per tutti, con il rischio di dimenticarne tantissimi, il Ministero degli esteri, le Università IULM, Bocconi, di Palermo, la francese ENA, i numerosi assessorati regionali, da ultimo quello alla salute, ecc. Tutti questi soggetti non si sono accorti, i loro responsabili, che stavano facendo “combine” con un ente mangiasoldi! Ed andiamo alla ridicola vicenda dei matrimoni, così tanto sbandierata dal Presidente Crocetta.
Tutti sanno e, chi scrive, lo insegna nelle aule di facoltà universitarie che, accanto alla gestione caratteristica di ogni istituto aziendale, si affianca , sempre, ove possibile, una gestione accessoria o extracaratteristica, che serve a meglio sfruttare le attività, gli assets di cui si dispone, al fine di aiutare i risultati reddituali del proprio “core business” : è così in tutto il mondo, i musei, ad esempio, i teatri, le università stesse, affiancano alla propria attività ordinaria, attività di merchandising, di affitto di sale, di messa a disposizione di opere, per concerti, eventi, attività ludiche, ma sempre rispettose e garantiste del proprio patrimonio, al fine di aumentare il proprio fatturato, soprattutto in tempi di riduzione delle risorse pubbliche. Ed è proprio quello che ha fatto il Cerisdi, dando la possibilità di svolgere attività diverse dalla formazione, quali, mostre, riunioni conviviali, messa a disposizione di sale ed, anche, ed arriviamo al punto, feste di matrimoni, naturalmente al di fuori degli orari di svolgimento e senza intralcio alle regolari attività di ricerca e di didattica, con il rispetto di regolamenti ben definiti. Tutto ciò è assolutamente corretto, legale, auspicabile – se così facesse anche, in maniera sistemica, la regione sicilia con il suo immenso patrimonio culturale, forse qualche risultato reddituale migliorerebbe delle asfittiche realtà museali e del bilancio regionale. (Se a qualcuno e al Presidente Crocetta venisse in mente che quest’ultima frase è la solita che tutti ripetono, desidero tranquilizzarli subito, perché chi parla è stato componente esterno del Sepicos (Servizio Controllo strategico) dell’Assessorato del beni culturali e dell’identità siciliana regionale, durante il periodo dell’assessore Sebastiano Missineo ed ha svolto studi, ricerche e ha conosciuto tutte le realtà museali regionali e quindi l’affermazione è svolta con piena cognizione di causa). Anzi, debbo rassicurare il Presidente che, per quanto ci sarà possibile, il castello sarà ancor di più reso fruibile, alla cittadinanza di Palermo e non solo, sempre con una logica di messa a reddito. E veniamo alle ultime considerazioni sul futuro del Centro.
Il Consiglio si impegnerà, in questa fase difficile, con il sostegno tutto dei soci, nella prosecuzione e nel rilancio di tutte le attività formative in essere (Master, progetti specifici, corsi a tema, ecc.), essendo fortemente convinto di dover vivere con le proprie risorse, sulla base delle proposte gestionali di alta formazione che presenterà al mercato; certo, non occorre aver studiato economia, per comprendere che, passare da una situazione di finanziamento pubblico regionale di una certa dimensione, ad una di totale autonomia di mercato, occorre un certo tempo; tempo che l’attuale Presidente – che rispettiamo, si ribadisce, in ordine alla sue idee – ha ritenuto di accelerare, o meglio azzerare quasi del tutto. Noi faremo la nostra parte, utilizzeremo al meglio i fattori di cui disponiamo, proseguendo nell’opera di razionalizzazione dei costi che gli articoli di questi giorni hanno ben messo in evidenza, portati avanti dalla precedente presidenza Cardinale, anche se non necessariamente con le medesime idee e strategie. Il mercato, ancora una volta, ed è solo su questo che ci baseremo, ci darà la risposta e cioè se i nostri progetti formativi di eccellenza saranno realmente ritenuti tali e quindi attrattivi, ovvero se non saranno accettati. Ci conforta l’elevato livello qualitativo della compagine sociale e credo che su questo il Presidente Crocetta non abbia niente da dire; certamente, andremo sino in fondo, con un obiettivo chiaro: garantire l’autonomia del Cerisdi, anche se questo, indubbiamente, potrà comportare un suo “dimagrimento”, necessario, in termini di risorse umane e, questo, non certamente per colpa o dispregio dell’attuale Cda: qualche altro soggetto dovrà assumersi la responsabilità di spiegare ai lavoratori, ai fornitori, ai docenti, al territorio regionale – così come ben messo in evidenza dall’intervento del magnifico rettore dell’Università di Palermo prof. Lagalla – le reali motivazioni, la declinazione, dell’essere stato un “ente mangiasoldi”, che a noi, e non solo a noi, a giudicare dall’enorme solidarietà ricevuta sia prima e in questi ultimi giorni da ogni parte, invece sfugge, non senza ribadire, pertanto, che non ci sentiamo assolutamente una casta, contrariamente a quanto affermato, con tale espressione, dal Presidente Crocetta.. Concludiamo queste note ringraziando il Presidente Cardinale per l’opera sinora qui svolta e con un impegno immediato, da lunedì prossimo, che sarà quello di chiamare a raccolta tutti i soggetti e gli enti che in questi quasi venticinque anni di vita hanno scritto la storia del Cerisdi, a sostenerci, per uno sviluppo da tutti richiesto e largamente testimoniatoci da migliaia di corsisti che in questi anni hanno frequentato le sue aule.
Sebastiano Torcivia

