Trantino, la 'ricostruzione di Catania': "Pronto a riunioni mensili"

Trantino e la ‘ricostruzione’ di Catania: “Dialogo? Pronto a riunioni mensili”

Incontro con il primo cittadino: con un messaggio ai catanesi ed ai partiti della coalizione di centrodestra

CATANIA – Dai cantieri al dialogo con i partiti. Dalla fase post dissesto all’obiettivo Catania Capitale della Cultura 2028. Primo dell’anno con il messaggio del sindaco Enrico Trantino alla sua città.

Che 2025 è stato per Enrico Trantino sindaco e per Catania?
“È stato un 2025 molto importante. Credo che il fatto stesso di esserci rimessi al lavoro già il 2 gennaio alle ore 8.30 incontrando i commissari della protezione civile per il Decreto di San Cristoforo, abbia dato l’immagine di che tipo di velocita volessimo – e vogliamo – imprimere all’azione amministrativa”.

Insiste molto sull’aspetto legato ai cantieri ed agli investimenti.
“Stiamo producendo uno sforzo importante che si sta concretizzando in opere mai viste prima in termini numerici di investimenti. E che mi piacerebbe riportare”.

Prego.
“Sono 400 milioni di euro che incidono anche sulla trasformazione del territorio. Dico sempre, utilizzando un’iperbole, una trasformazione che non si vedeva dal 1693 dai tempi del terremoto”.

Quasi una ricostruzione.
“Assolutamente sì. Noi quando abbiamo presentato al consiglio comunale la relazione di mandato abbiamo riportato una frase che è significativa: secondo cui ‘il futuro per i coraggiosi è un’opportunità’. Noi sappiamo che dal punto di vista finanziario non siamo ancora usciti dal guado avendo una serie di impegni finanziari che ci derivano dall’uscita dal dissesto; quindi, il 2026 sarà un anno di transizione che ci farà capire se, finalmente, potremo tirarci fuori dalle sabbie mobili.
A fronte di tutto questo, abbiamo cominciato la rigenerazione della macchina amministrativa. Era dal 1990 che non si facevano assunzioni: abbiamo assunto 200 vigili urbani che significa maggiore ordine ed una percezione di maggiore sicurezza”.

Ha rivendicato in diverse occasioni anche il potenziamento di altri settori.
“Questo perché abbiamo irrobustito alcuni settori chiave come gli Uffici Tecnici, la Ragioneria o le Risorse umane. È un processo graduale. Poi ci siamo spesi molto su un tema delicatissimo come quello dei servizi socio-assistenziali: come anche ci ha ribadito il Santo Padre in un recente incontro, dobbiamo prestare massima attenzione a chi è rimasto indietro. Non potremo mai ottenere risultati se non aiutiamo chi si trova in una condizione di maggiore vulnerabilità”.

Come vulnerabili sono i tanti nervi scoperti della città.
“Noi conosciamo i problemi e sappiamo che tanto ancora dobbiamo fare. Uno dei miei crucci è non essere ancora riusciti ad intervenire sulla riqualificazione di strade e marciapiedi. In questo senso, stiamo aspettando che la Regione siciliana ci sblocchi quelle somme che ci ha promesso di avere entro il prossimo mese di aprile. Non saranno interventi risolutivi ma saranno quantomeno un inizio”.

Quello che mi piace evidenziare è la postura che ci siamo dati. Difficoltà sì ma mai come alibi. Abbiamo restituito credibilità alle istituzioni. E la percepiamo anche nella tessitura di relazioni crescenti con operatori che vogliono investire in città. Prendete la Zona industriale: abbiamo ottenuto un finanziamento da 50 milioni dopo un forte pressing col presidente Schifani che mi è stato accanto in questo frangente, comprendendo quanto fosse importante questo comparto.

E, poi, altri 50 milioni per il lungomare; 70 milioni di Pnrr tra cui piazza Turi Ferro, Parco della Repubblica, via Teatro Massimo, Piazza Lupo, il parco lineare di Librino con un nuovo campo di calcio, via Toledo, il Palanesima, che consegneremo entro il 2026; 20 milioni per il Piano San Cristoforo; i lavori alla Civita e Largo Bordighera che stanno per iniziare; quelli a piazzale Famà; Palazzo degli elefanti tornato al suo splendore. Si tratta solo di un elenco esemplificativo e, mi creda, assai parziale”.

Sulla candidatura a Catania come Capitale della Cultura 2028 che possiamo dire?
“Che riuscire a farcela sarebbe di un passo importante nella direzione che tutti auspichiamo. A febbraio ci sarà una prima selezione e rimarranno solo 10. La scelta finale dovrebbe essere entro aprile”.

Catania Capitale della Cultura è un obiettivo raggiungibile?
“A mio avviso sì. Abbiamo consegnato un dossier assolutamente competitivo che peraltro mette in relazione il passato della città con questa sua inclinazione al dinamismo. Quindi, noi guardiamo al futuro: non guardiamo al passato semplicemente come ad una occasione per bearci dei fasti di chi è venuto prima di noi. Semmai come ad un acceleratore di opportunità per il futuro, affinché si possano persuadere i nostri ragazzi a scommettersi su Catania”.

C’è qualcosa sulla quale ha puntato e che, secondo lei, non è stata recepita come credeva?
“No. Catania è stata una città che rimasta sonnolenta per troppo tempo. A Catania, in molti manifestano resistenza ai cambiamenti: è il pretesto più comodo per non fare nulla e continuare a lamentarsi. A me interessa il lavoro anche silenzioso e sottotraccia. Io non vado a guardare i consensi immediati: a me interessa che la città rinasca creando quelle condizioni che già sono in embrione”.

C’è una critica che rivolge a se stesso o una critica che le ha fatto particolarmente male?
“Critiche che mi hanno fatto particolarmente male non ce ne sono. Critiche che rivolgo io a me stesso, ce ne sono centinaia al giorno. Perché io sono estremante esigente e consapevole che posso pretendere dagli altri nella misura in cui sono intanto io a dare il massimo. Mi voglio augurare che venga percepito il mio modo di esprimere la funzione un po’ diversamente da com’è stato fatto in passato. Non come il primo cittadino, ma come il primo servitore della città”.

Una critica che le viene mossa è quella di parlare poco con i referenti della politica. È davvero così?
“Io non credo di dialogare poco. I partiti sono rappresentati in Giunta e registro totale sintonia. In alcuni momenti chiave, quando ho chiesto alla deputazione regionale o nazionale un aiuto, hanno sempre risposto presente. Sui temi più importanti ho sempre coinvolto i leader locali, perchè non dimentico che se sono sindaco lo devo all’intera coalizione.

Riconosco che non ci sentiamo spessissimo, ma perchè ritengo che l’interlocuzione ci debba essere quando ci si deve confrontare su aspetti nevralgici dell’azione amministrativa e credo di farlo sempre. Però, sempre per quell’obbligo di onestà intellettuale, ammetto che dovrei adottare un diverso modello organizzativo e pianificare riunioni mensili per discutere di quel che stiamo facendo”.

A proposito di rapporti con i partiti, con il mini-rimpasto cos’è cambiato?
“Marciamo velocemente, come prima. C’è stata una prima fase di assestamento, ma i nuovi colleghi sono entrati nella parte e si stanno esprimendo al meglio”.

Delle dinamiche regionali che si stanno vivendo all’interno del suo partito, Fratelli d’Italia, che ci può dire?
“Preferisco non entrare in queste dinamiche. C’è un commissario, l’onorevole Sbardella, del quale mi fido ciecamente. Da parte mia, sarebbe un’intrusione inopportuna”.

Il suo augurio per i catanesi in questo 2026, qual è?
“Abbiamo bisogno di un nuovo modo di vivere, all’insegna del rispetto degli altri. Di un nuovo modo di guardarci e ascoltarci, perché solo se ci sentiremo comunità riusciremo a superare gli egoismi per convergere verso il comune obiettivo di una nuova rinascita. Abbiamo bisogno di un nuovo modo di essere cittadini, come tanti giocatori di un’unica squadra, perché solo stando dalla stessa parte potremo vincere molte sfide. Quel che io auguro alla nostra città è che chi la vive possa rendersi conto di quanto sia straordinaria. E curarla più di quanto non abbiamo fatto in passato”.


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