PALERMO- “Uomini dello Stato trattarono con la mafia in nome di un’inconfessabile ragion di Stato”: così il pm Nino Di Matteo ha cominciato la requisitoria dell’udienza preliminare sulla trattativa Stato-mafia giunta ormai alle battute finali. L’udienza, in corso davanti al gup Piergiorgio Morosini nell’aula bunker del carcere Ucciardone, anche oggi si svolge a porte chiuse visto che alcuni dei legali degli 11 imputati si sono opposti all’ingresso del pubblico. Il pm sta ricostruendo il contesto in cui i protagonisti del presunto patto tra le istituzioni e Cosa nostra si sarebbe stretto. Per la trattativa sono davanti al gup boss, ufficiali del Ros, politici e Massimo Ciancimino. Stralciata ieri la posizione del capomafia Bernardo Provenzano che, sottoposto a una perizia neurologica, non sarebbe in grado di partecipare coscientemente al procedimento. Per oggi sono previste le conclusioni dei pm e delle parti civili. Domani la parola passa alla difesa.
A rompere un equilibrio politico-mafioso già in crisi sarebbe stata la sentenza del maxiprocesso: è allora, nel ’91, che Cosa nostra si sarebbe accorta che nulla sarebbe più stato come prima. E avrebbe pianificato “un progetto per eliminare i rami secchi e fare la guerra per fare poi la pace”. E’ questo, per il pm Nino Di Matteo, il quadro che avrebbe preceduto l’omicidio dell’eurodeputato Salvo Lima, garante insieme ad Andreotti, per l’accusa, del vecchio equilibrio politico-mafioso. Il magistrato sta facendo la requisitoria all’udienza preliminare sulla trattativa Stato-mafia. Il delitto Lima, dunque, sarebbe stato non solo un chiaro messaggio ad Andreotti, ma anche il primo atto della strategia stragista e di minaccia allo Stato posto in essere da Cosa nostra che avrebbe poi indotto parte delle istituzioni a trattare.
Ma a scuotere Cosa nostra non furono solo gli ergastoli del maxi, ma anche la nomina di Falcone agli Affari penali voluta dai ministri Martelli e Scotti. Un’ulteriore prova per i mafiosi che le cose erano cambiate. Per i pm la sentenza del maxi “fece male alla mafia anche perché riconobbe l’unitarietà di cosa nostra, la sua struttura verticistica, l’esistenza della commissione e la responsabilità dei vertici nei delitti eccellenti”.
Un carabiniere prende appunti. Scoperto: sviene
Durante l’udienza preliminare sulla trattativa Stato-mafia un sottufficiale dell’Arma, addetto alla sicurezza nell’aula del bunker dell’Ucciardone, prendeva appunti sul dibattimento. Il gup Piergiorgio Morosini gli ha chiesto perché prendesse appunti e il militare dopo aver risposto si è sentito male ed è svenuto. Il militare avrebbe detto di essere appassionato al tema della trattativa e di aver chiesto di essere comandato a svolgere la sicurezza nell’aula dell’udienza. Il gup ha fatto allontanare il militare dall’aula. La Procura ha chiesto il sequestro degli appunti presi dal carabiniere.

