PALERMO – L’allarme, al momento, è rientrato. Atef Mathlouthi, 41 anni, non è ritenuto “un pericolo concreto e attuale” dalla questura di Roma. Per diverse ore è stato un super ricercato.
Una lettera anonima recapitata all’ambasciata italiana a Tunisi ha fatto scattare le misure di sicurezza. Mathlouthi era indicato come un terrorista pronto a seminare morte fra i turisti della Capitale. “Un grande equivoco – spiega il suo legale, il penalista palermitano Antonino Cacioppo -. A scrivere la lettera sarebbe stata una donna, moglie di un vecchio socio in affare del mio assistito”. Una sorta di ritorsione per una questione economica nata dopo il fallimento di una società. E così la donna sui sarebbe vendicata tracciando la figura di un terrorista pronto a colpire.
Mathlouthi per anni ha vissuto a Palermo. Palermitana è la moglie. Vivevamo assieme in una casa del popolare rione Ballarò. Nel 2013 il marito è andato in Tunisia e da allora non è rientrato in Sicilia. Un diniego che nasce dai suoi precedenti penali. Il tunisino ha riportato delle condanne per droga e ricettazione. “Reati di piccola entità – aggiunge il legale – che nulla hanno a che vedere con la pesantissima accusa di fare parte di un’associazione terroristica”.
La foto segnaletica del 41enne tunisino, sospettato di essere un combattente della Jihad, è stata diramata a tutti gli uffici investigativi e anche alle pattuglie sul territorio. Fino a quando ieri sera non è stato lui stesso ad intervenire. “Non sono in fuga, non sono scappato”, ha detto il tunisino rintracciato da “Chi l’ha visto?”. “Ora denuncio tutti – ha aggiunto Atef – io lavoro in un bar per mandare i soldi a mia moglie e ai bambini; dal 2012 non sono più uscito dalla Tunisia, sono a Mahdia. Ieri sono andato a lavorare e ho trovato il bar circondato dalla polizia, mi hanno detto che sono ricercato a Roma”.

