Uccisa da un'infezione in ospedale: maxi risarcimento - Live Sicilia

Uccisa da un’infezione in ospedale: maxi risarcimento

Mezzo milione di euro che va pagato subito dall'Asp di Palermo. Vista l'emergenza Covid i parenti della vittima concedono una proroga
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PALERMO – Una madre uccisa da un’infezione ospedaliera e i figli ottengono un risarcimento che supera il mezzo milione di euro. Potrebbero andare subito all’incasso ma al momento hanno deciso di non procedere, dando tempo all’Asp di Palermo di pagare quanto stabilito da una sentenza del giudice civile Monica Montane.

Il 2 aprile 2014 F.F, 58 anni, si procura una distorsione alla spalla cadendo dalle scale di casa. Si reca al Pronto soccorso dell’Ospedale Ingrassia dove viene sottoposta ad un intervento di riduzione della lussazione applicando due fili di kirschner, che bloccano i frammenti ossei.

Il decorso post operatorio non presenta intoppi, ma il 13 aprile il quadro clinico peggiora. Tre giorni dopo alla donna diagnosticano “shock settico post procedura ortopedica”. Infine il 20 aprile la paziente muore. Gli ulteriori esami da laboratorio confermano che a uccidere la paziente è stata un’infezione da stafilococco.

Da qui la causa dei figli della vittima, i quali sostengono ci sia stata “un’erronea gestione dell’infezione da parte del personale della struttura ospedaliera”. Il giudice concorda con la tesi sostenuta in giudizio dall’avvocato Andrea Dell’Aira, ritenendo che “la sussistenza di una responsabilità dei sanitari relazione alla morte emerge inequivocabilmente dalle risultanze alla consulenza tecnica d’ufficio”.

È stata una perizia, infatti, a stabilire che durante tutto il periodo del decorso post operatorio alla paziente non fu praticata alcuna terapia antibiotica.

Il giudice ha riconosciuto ai parenti il danno non patrimoniale che comprende sia il danno parentale sofferto dai congiunti della vittima sia il danno morale.

Con una prima delibera del 13 ottobre 2020 l’Asp di Palermo aveva dichiarato impignorabile la somma. Qualora infatti fosse stata pagata sarebbe venuta meno la continuità di tutti quei servizi sanitari indispensabili per i cittadini. Poi di fronte al pignoramento dei conti correnti attivato dall’avvocato Dell’Aira, il 29 ottobre, con una nova delibera l’Azienda sanitaria provinciale ha stabilito che la somma va liquidata subito.

Infine la decisione dei figli della vittima e del legale, secondo cui “in un momento delicato della Sanità” segnata dalla pandemia Covid è “eticamente e moralmente conforme” ritirare l’azione esecutiva “con immediato svincolo delle somme”. Naturalmente confidando, una volta superato il momento buio, “in un pronto e celere pagamento di quanto” per il caso di malasanità.


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