CATANIA – “Abbiamo il dovere di salvare vite umane e di accogliere chi scappa da guerre o da persecuzioni, ma dai dati aggiornati risulta che soltanto poco piu’ del 5% delle persone arrivate in Sicilia su barconi provengono dalle nove etnie riconosciute dell’Ue per il riconoscimento di rifugiato politico, il resto sono migranti economici. Un dato veramente imbarazzante”. Cosi’ l’eurodeputato Salvo Pogliese (Ppe-Fi) della delegazione della commissione Liberta’ civili, Giustizia e Affari interne (Libe) del Parlamento europeo in visita a Catania e Augusta.
“E’ la dimostrazione certificata dai numeri ufficiali – aggiunge Pogliese – che avevamo ragione quando sostenevamo che il numero di persone che scappa da guerre è soltanto una minoranza rispetto a chi cerca lavoro, che non c’è, in Italia.”. “Italia che ormai, al contrario dell’Europa – sottolinea l’eurodeputato – rispetta le norme: i migranti che arrivano vengono praticamente tutti identificati e protetti (97% i migranti identificati). L’Europa, invece, nonostante gli impegni presi e più volte ribaditi ancora tarda nella ricollocazione al suo interno dei migranti sbarcati in Italia e Grecia. Gli ultimi dati pubblicati dalla Commissione europea ci dicono che sono stati ricollocati dall’Italia solamente 5.001 persone, mentre, dalla Grecia, sono state ricollocate solamente 11.339. Si tratta di un totale di 16.340 persone a fronte delle 160.000 previste dagli impegni assunti dal Consiglio europeo, pari ad appena il 10%.
In merito alla visita odierna alla sede Frontex di Catania, Pogliese ha rilevato come “la decisione di avere una sede distacca di Frontex in Sicilia ha prodotto dati assolutamente positivi in termini di maggiore efficienza nel coordinamento tra le varie agenzie europee che si occupano d’immigrazione e le forze di polizia nazionali. Ecco perché oggi siamo assolutamente convinti della bontà di quella scelta, ma è chiaro che innanzi a un fenomeno di vastità tale come quello dei flussi migratori che investono l’Europa occorre fare ancora di più soprattutto in termini di controllo delle frontiere esterne, di rimpatrio dei migranti irregolari, e di modifica del Regolamento Dublino 3 su cui la Commissione Libe sta già lavorando.”.

