"Orlando è stato un fallimento | La prossima volta tocca a noi"

“Orlando è stato un fallimento | La prossima volta tocca a noi”

“Orlando è stato un fallimento | La prossima volta tocca a noi”
Ugo Forello

Intervista con Ugo Forello (M5s). "La città è allo sfascio. Ecco cosa proponiamo".

PALERMO – Ugo Forello posteggia la bicicletta in via Rosolino Pilo, davanti alla redazione, e forse non è un caso. Tutto in lui riconduce a una iconografia dell’alternatività. La bici al posto della macchina. La scelta di campo grillina. La sfida al potere inossidabile di Leoluca Orlando, sindaco di Palermo. Alle scorse elezioni comunali, il capogruppo pentastellato a Sala delle lapidi è stato sconfitto, come è noto, piazzandosi al terzo posto, dopo il Sinnacollanno e Fabrizio Ferrandelli. Ma la partita si ripresenterà, sia pure politicamente modificata. Orlando non potrà più candidarsi, allora la domanda è: reggerà l’eredità dell’Orlandismo senza il suo fondatore? Il consigliere Forello azzarda una profezia: “Sono convinto che questa consiliatura non durerà fino al 2022, purtroppo”.

Perché?

“Perché i nodi verranno al pettine e scoppierà la crisi del Comune. Ripeto: purtroppo”.

Consigliere Forello, i grillini di Palermo hanno dato l’impressione di un risveglio dopo il letargo…

“In che senso?”.

A una fase percepita come soft è seguita una sorta di dichiarazione di guerra al timoniere di Palazzo delle Aquile. Rilievi su tutto: l’allarme economico, la polemica sugli affidamenti diretti, le foto dei rifiuti al centro. Vi siete svegliati?

“Non è questo il punto”

Allora il punto qual è?

“Tutti noi consiglieri siamo alla prima esperienza politica, prima di parlare bisogna studiare perché la gente non va presa in giro e noi teniamo alla trasparenza e alla correttezza”.

Dunque?

“Ci siamo presi il tempo necessario per comprendere che cos’è che non funziona nella macchina comunale e adesso lo rappresentiamo, senza venire meno alla nostra missione fondamentale: quella di costruire un’opposizione leale, intransigente, criticando quando è necessario, ma approvando certe iniziative che riteniamo a vantaggio dei cittadini. Semplicissimo”.

In sintesi, qual è la critica più dura al sindaco?

“Di avere fatto esattamente il contrario di ciò che aveva promesso in campagna elettorale: fare squadra e avere una visione”.

E non è accaduto?

“No. Orlando o non ha una visione o non la condivide con nessuno, quindi non è espressione di una collettività, il suo fare squadra resta uno spot vuoto. Mi pare chiara l’incapacità di creare percorsi comuni, pure con le stesse forze di maggioranza. L’elenco è lungo…”.

Abbiamo tempo…

“…C’è l’incapacità di dialogare, di rendersi conto di ciò che sta accadendo, di riconoscere i problemi. Lui si comporta da uomo solo al comando. Un atteggiamento che lo avvicina di più alla figura di un viceré che al ruolo di un amministratore, espressione di una cittadinanza partecipe”.

Lei come vede Palermo, oggi?

“Una città che, ora più che mai, esprime una profonda crisi sociale, economica e culturale che, probabilmente, ha precedenti prima degli anni Novanta. Non bastano quattro vie del centro pedonalizzate”.

No?

“Nei vicoli dello stesso centro storico e nelle periferie le condizioni di vivibilità vanno sempre peggiorando. A questo processo si accompagna un degrado culturale evidente. Il rinascimento, insisto, passa attraverso l’avvio di un percorso collettivo”.

E il sindaco non l’ha garantito, secondo lei?

“Orlando è stato il vero tappo. Una persona non determina il cambiamento, sono i più che ci riescono. Ecco il limite insuperabile. Noi cerchiamo di muoverci nella direzione giusta”.

Quale?

“La nostra proposta si basa sulla consapevolezza della situazione attuale. Si parte da qui. Io non sarò mai un sostituto di Leoluca Orlando, ma un primo cittadino tra i cittadini per il rinnovamento. O, se preferisce, per una rivoluzione di velluto”.

Allora l’ha detto: lei sarà candidato…

“Questo lo decideremo, come sempre, al momento opportuno della selezione. Io sono e sarò disponibile a contribuire al bene della mia città. Ma per noi contano le idee e i progetti. Prima le idee, poi le persone. E siamo una novità”.

Perché?

“Rappresentiamo una opposizione alternativa, non stiamo negli schemi tradizionali”.

Rappresentate anche un contesto con più di una fibrillazione interna, a quanto si sussurra, si scrive e si legge. Conferma?

“Il nostro gruppo di lavoro è coeso. Certo, è normale che ci sia una dialettica, segno di una sana democrazia”.

Consigliere, ora parla come Fanfani…

“E’ la verità”.

Lei proviene da Addiopizzo, dal contrasto al racket, come mai ha scelto un successivo approdo con M5s?

“Sono in politica per incidere nella realtà in cui vivo. Come fondatori di Addiopizzo, volevamo soprattutto mostrarci cittadini attivi. Dopo, ho capito che, se le istituzioni non cambiano, le cose possono cambiare fino a un certo punto. Una scelta, la mia, che ha portato a delle rinunce, ma che rivendico in piena coerenza. Sono un politico a tempo determinato, sia chiaro. E tornerò a esercitare da avvocato”.

Domanda di politica nazionale: come valuta un possibile contratto con il Partito Democratico?

“Luigi Di Maio si sta muovendo molto bene, in sintonia con gli impegni assunti. Abbiamo aperto al dialogo con altre forze presenti in Parlamento, perché, con un sistema proporzionale, non vai avanti da solo. Guardo con fiducia alla possibilità di dare, in tempi brevi, un governo al nostro Paese”.

Ma la mitica base grillina parrebbe incacchiata…

“Invito tutti a uno sforzo. Qui il problema è concretizzare i punti del nostro programma, come il reddito di cittadinanza. Se riuscissimo, pure accordandoci col Pd, io credo che tante persone sarebbero grate”.

Torniamo a Palermo. Tanti lo criticano, però, alla fine, il Sinnacollanno vince le elezioni. Come se lo spiega?

“Perché lui è U’ Papà, come si dice. Orlando ha dato sfogo alla propensione di alcuni palermitani per una delega in bianco. Si occupi lui di risolvere le questioni. Così non va… Io, da sindaco, non vorrei mai una delega in bianco che è una rovina, sarei costantemente controllato dai cittadini su tutti i passaggi da compiere”.

Giochino delle libere associazioni: cantieri.

“Mi viene in mente ancora una volta una incapacità. Cioè, l’incapacità di portare a termine i progetti nei tempi prestabiliti. Un modo di fare inaccettabile per chi, per esempio in via Amari e in viale Lazio, ha subito le chiusure”.

Munnizza, in italiano: rifiuti.

“Uno dei più grandi fallimenti del sindaco Orlando. La raccolta differenziata che non funziona, la Rap in ginocchio, Bellolampo che scoppia. Uno sfascio col rimpallo di responsabilità tra Comune e Regione.

Ma se tutto è sempre andato malissimo, scusi, com’è che non avete vinto voi alle scorse elezioni?

“Perché abbiamo presentato una proposta innovativa che non aveva ancora avuto l’opportunità di mostrare il suo valore. Sa quanti mi fermano e mi dicono: ‘Se ti avessi conosciuto prima, ti avrei votato’”.

La prossima volta, secondo il suo schema, vincerete?

“Sì”.

Guardi che lo scrivo. E resta scritto…

“Sì, assolutamente sì”.

 

 

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