Un buco nell'acqua da 250 milioni | Il maxi debito dell'immortale Eas

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Commenti

    Le scelte su Acqua, Immobili, Rifiuti, Energia sono i 4 elementi che stanno alle origini del disastro attuale

    Tanto siamo sempre noi cittadini a pagare
    Ma la magistratura contabile non vede e non sente l’Enel a una famiglia con bambini anche € 100 se non paga la bolletta li lascia al buio.che schifo !!!!!!!

    La più grande castroneria consumata dalla Regione Siciliana che, a seguito degli obblighi imposti dalla legge Galli, si è remissivamente chinata alla “moda prodiana” delle privatizzazioni. Dighe ed impianti di potabilizzazione/desalinizzazione al raggruppamento misto guidato da Enel, e trattenendo la parte commerciale ovviamente in rosso. Una grande trovata, definita “opera di modernizzazione” dagli assessori liberisti del tempo (Scammacca della Bruca e Pagano) che minacciarono la crisi di governo in caso di tentennamenti. I crediti vantati sono con i comuni e la Regione avrebbe tanti modi per estinguerli ma galleggia sulle bollette ed intanto mantiene uno spazio per da sottogoverno. Le liquidazioni, si sa, sono operazioni lunghe……. ancora resistono Espi-Ems e Azasi….

    Tutto questo grazie alla politica siciliana che ha gestito male il servizio idrico in Sicilia. Non era necessario che l’ente venisse messo in liquidazione perché tra le entrate e le uscite, che erano sui 100 miliardi delle vecchie lire, ogni anno chiudeva a parità di bilancio. La provincia di Trapani e Messina che sono territori poveri di sorgenti e laghi, per la gestione non si è presentato nessuno, quindi l’ eas ha continuato la gestione di queste due province. Infatti come detto nella cronaca, l’eas compra acqua di costo superiore alla vendita. Diciamo che all’ente hanno lasciato i rami secchi dove il costo e maggiore del ricavo, quindi accumula più debiti.

    Grazie a live per questa informazione puntuale. Non credo ci siano elementi fraudolenti, semplicemente non siamo capaci di autonomia amministrativa senza l’intervento dello Stato. Colpisce solo che non si capisce dove siano le responsabilità di questa e di altre mostruosità di cui nessuno è mai al corrente.

    Una liquidazione iniziata 14 anni fa ma che, per come sono messe le cose, forse durerà altri 140. Mi sovviene una considerazione, come mai non si è posto rimedio prima?….

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Niente di nuovo, né la salsiccia, né Vladimiro portano ottimismo anche se dall'altra parte c'è un signore vicino agli 80 che vuole, sempre vuole, fortissimamente vuole essere ricandidato. Quasi quasi, speriamo che ce la faccia. Ma questi sarebbero capaci di perdere anche con Schifani.

Fare i conti senza l'oste Più che grandi manovre, sembra un meccanismo di legittimazione biunivoca: la coalizione sostiene il presidente, il presidente sostiene il sindaco, il sindaco riconosce il buon operato del presidente e, alla fine, tutti certificano che loro stessi e i propri compagni di coalizione hanno lavorato bene. Ma sulla base di quali indicatori? Una volta si diceva, provocatoriamente, “piove, governo ladro”; oggi sembra che chi governa voglia far valere il principio opposto: “guerra, governo assolto”. Le crisi internazionali esistono e pesano, ma non possono diventare l’alibi permanente per tutto ciò che non funziona. Giudicato e giudicante devono essere distinti: i politici amministrano, i cittadini giudicano. E giudicano sui risultati, non sulle attestazioni di merito che i governanti si attribuiscono. Sanità, strade, acqua, rifiuti, trasporti, lavoro, servizi, qualità della vita, corruzione e criminalità sono gli indicatori veri. Se su questi fronti i problemi restano evidenti, proclamare di avere lavorato bene rischia di apparire più come un’autocertificazione che come una valutazione fondata sui fatti. E quando questa autocertificazione è troppo distante dalla realtà vissuta dai cittadini, può essere percepita come una presa per i fondelli e produrre un effetto boomerang. Il giudizio vero arriverà con il voto: la riconferma non si autocertifica, non si concede tra alleati e non si scambia. Si conquista sui risultati. Altrimenti significa, appunto, fare i conti senza il cittadino.

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