Una legge del taglio(ne) | Ora ridateci le Province - Live Sicilia

Una legge del taglio(ne) | Ora ridateci le Province

Occhio per occhio, ente per ente. Così una riforma squinternata continua a far danni.

DALi' A QUI
di
5 Commenti Condividi

Ridateci le Province, senza se e senza ma. Una legislazione da riformatorio voleva riformarle, facendo solo danni e confusione. La legge del taglio (legge d’iniziativa populista, promulgata da sua eccellenza la demagogia) le ha spazzate via.

Un combinato disposto di devastante efficacia, che non ha tagliato un bel niente e ha trasformato le povere, reiette ex Province in una Cosa che non è né carne né pesce, relegandole nel limbo senza fine di un ente impasticciato più inutile della metropolitana a Venezia. Un ibrido, dove comanda il sindaco quando non ha da fare, dove i dipendenti non sanno se domani sarà un altro giorno e dove i servizi che dovrebbero essere resi affogano in un mare di caos e debiti.

Adesso si spera che i palazzi romani ci mettano una pezza e salvino il salvabile (o quantomeno non prelevino Il prelevabile); tuttavia, è lì che attecchisce il verme taglierino, è proprio lì che dimorano quelli dell’antipoltronismo dogmatico. Dove ci sono poltrone si taglia, punto e basta. È la legge del taglio, bellezza: occhio per occhio, ente per ente.

E a nulla valgono le dissertazioni, le argomentazioni, le logiche deduzioni. Forse perché dietro c’è sempre il sospetto (in verità, legittimo) di un calcolo più utilitaristico e meno valoriale? Forse perché la legge non scritta che alberga ormai nelle pance della massa non può permettersi d’essere abrogata dagli strateghi del Cencelli? Davvero non ci si rende conto che qui la battaglia non è per qualcuno, ma è per qualcosa?

Se è così, tacciano i politicanti, pescatori di nuovi scranni da occupare, posizioni da assegnare e pesci da moltiplicare: quella è solo fetida pastura in bocca agli squaletti pinnalocca, rimasti fuori dal giro e spiaggiatisi nella loro stessa inutilità. In effetti, consiglierucoli che non sapevano né leggere né scrivere e assessorucoli che si annacavano con l’auto blu ne abbiamo avuti a sprecare e soldi per questi qua ne abbiamo sprecati; e anche per qualche presidente pesce lesso. È vero.

Tuttavia, la legge da riformatorio di cui sopra ha commesso il grave errore di gettare l’acqua sporca e i pesciolini, perché non ha voluto tener conto dell’importanza della Provincia come ente intermedio tra i territori e i governi centrali, concentrandosi solamente sui suoi costi e sulle sue superfluità. La legge del taglio poi, da buona legge (non)scritta con l’Uniposca dell’antipolitica, ci ha messo il carico: cappotto!

Ed ecco che le strade tra i paesini sono diventate trazzere da terzo mondo; ed ecco che le scuole crepano tra le crepe sui muri e il gelo nelle classi; ecco che la proposta culturale e identitaria dei territori ha perso terreno; ecco che le distanze tra i piccoli centri e le istituzioni centrali, anziché avvicinarsi, sono aumentate; ecco che i sindaci dei piccoli Comuni (eroi senza infamia e senza soldi) non hanno più saputo dove sbattere la testa e ora sbattono la faccia nei sorrisi accomodanti di deputati alla ricerca di stagni in cui pescare. Per non parlare dei milioni di euro di progetti che rischiano di perdersi, e, last bat least, del futuro di centinaia di lavoratori, sia di ruolo che precari.

Ma tant’è, poco importa. L’importante è che nell’immaginario collettivo il messaggio sia passato: si taglia tutto e vaffa alle poltrone.

E tutto resta lì, in quel limbo senza fine, dove gli appelli rimangono inascoltati, dove le speranze dei pinnalocca di farsi un altro giro rimangono disperate, dove le certezze dei padri e madri di famiglia se ne vanno via col vento, dove la legge della pancia è ancora la più forte, dove una riforma squinternata continua a far danni più d’uno tsunami. Dove nessuno vuol ricostruire.


Le nostre top news in tempo reale su Telegram: mafia, politica, inchieste giudiziarie e rivelazioni esclusive. Segui il nostro canale
UNISCITI


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI

5 Commenti Condividi

Commenti

    condivido. le province vanno ripristinate. vanno ripristinati i consigli provinciali, gli assessori provinciali e i presidenti di provincia. Basta commissari e sindaci metropolitani. Come fa un sindaco a svolgere il ruolo di sindaco e poi quello di presidente della provincia e della giunta provinciale?

    Non siamo ipocriti. Il denaro muove il mondo. Il lavoro va retribuito, perchè un diritto essere retribuiti per il lavoro e perchè senza essere pagati non si rende.
    Pertanto ripristinate le indennità per presidenti della provincia, assessori provinciali e presidenti del consiglio provinciale e i gettoni di presenza per i consiglieri provinciali.
    solo così si potranno rilanciare le province.
    Anzi io rafforzerei i poteri delle province, dando anche competenza in materia di ambiente, turismo, cultura e sport. e aumentando indennità e gettoni di presenza. perchè una politica gratis o pagata poco è fatta solo dai ricchi e dai potenti, perchè un operaio, un contadino, un giovane precario, un disoccupato non potranno mai fare politica gratis o per poco, perchè non arriverebbero a fine mese

    Come fa?
    Soprattutto se giá, fa malissimo il sindaco…

    Quelli che rivogliono le province, contro il desiderio dei cittadini, ripetono sempre la solita solfa: manutenzione di strade e scuola. Ebbene,per questo non serve eleggere un presidente, dei consiglieri e formare una giunta provinciali. Basta chiamare le ditte. Le segnalazioni le può fare il comune ed i fondi stanziarli la Regione. Un Ente intermedio che non esisteva quando furono inventate le province per esigenze dello Stato centralizzato. Quanto alla ‘identita’ territoriale’ di ambiti così ridotti viene solo da sorridere nel 3′ millennio. Quindi, per favore,toglietele di mezzo e non se ne parli più.

    No alle province

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *