Ma quanto è confortevole la casetta di mattoni che il grillismo ha costruito intorno a sé per tenere fuori dalla porta il lupo cattivo di ogni possibile critica. Loro, i puri. Loro, gli unti da Beppe. Loro, i postulatori di una verità che non ammette repliche. Per cui, se sei di parere contrario, vuol dire che hai un’alta percentuale di gaglioffaggine nel Dna. E se, per caso, sei un giornalista che fa le pulci al Movimento – Dibba ce ne scampi – hai sicuramente degli interessi perversi da difendere, un padrone che ti obbliga ad attaccare i cavalieri senza macchia e senza paura, oppure hai contratto il virus del leccaculismo in fase talmente avanzata da meritare spintoni e odio quali unica terapia di rigetto.
Perché poi quello che accade è proprio questo: se da un palco, da un (odiatissimo) giornale o in un pensamento online il leader dice che sei un servo del potere, uno schiavo votato al sabotaggio, allora, magari, qualcuno può sentirsi autorizzato a redimerti a suon di schiaffoni. Non c’è un nesso conclamato di causa ed effetto, tuttavia quando semini rancore e demagogia devi contemplare il rischio di conseguenze imprevedibili, sempre che sia un rischio e non un effetto auspicato.
Ma quanto è impenetrabile la calce grillina contro il vano soffio del lupo cattivo acquattato nel boschetto delle pessime intenzioni. Descrivi gli inciampi di Virginia Raggi che non ha ancora scelto un assessore fondamentale e altri poco commendevoli equivoci sorti intorno alla sua amministrazione? Venduto. Narri degli impacci di Giggino Di Maio nel disbrigare la posta via mail? Leccaculo. Ti permetti di scrivere di certe giunte a cinque stelle che non brillano per capacità e per competenza? Ruffiano. Ed è il sempiterno meccanismo difensivo del porcellino furbo che ha costruito una casetta a mo’ di corazza e tutto giustifica e tutto accetta, nel suo perimetro di autoassoluzione.
Il Movimento intende rappresentare la speranza? Benissimo. Si liberi dai suoi retaggi peggiori, dia voce alle persone che hanno affollato il palco del Foro Italico: un popolo che merita rispetto e attenzione. Ma non fomenti, nemmeno per sbaglio, l’odio che è tutto il contrario della speranza.
E i giornalisti siano liberi di scrivere ciò che credono – e ci mancherebbe – mantenendosi nei confini della professione: senza la demonizzazione che traspare da qualche cronaca, senza togliere il respiro a chi amministra e ha comunque diritto alla sua vita privata. L’accanimento, oltretutto, è controproducente: porta solo altri mattoni alla fortezza del Vaffanculo.

