PALERMO – ll pentimento di Francesco Chiarello, uomo del racket a Borgo Vecchio, aveva costretto il clan a pigiare sull’acceleratore per garantire continuità. Arrestato un capo qualcuno deve essere pronto a subentrargli. È la regola principale dell’organizzazione. Chi resta fuori deve portare avanti gli affari, riscuotere il pizzo, pagare gli stipendi dei picciotti e garantire l’assistenza economica dei detenuti e delle loro famiglie.
I fratelli Tantillo, Domenico e Giuseppe, che al Borgo Vecchio detenevano il potere, erano certi di avere i giorni liberi contati. Prima o poi li avrebbero arrestati. E così si attivarono per la successione.
Ecco come ricostruisce quei giorni Giuseppe Tantillo, che nel frattempo ha deciso di collaborare con la giustizia. Le sue dichiarazioni sono entrate a fare parte dell’inchiesta che giunge al giro di boa dell’avviso di conclusione delle indagini. A cominciare da Elio Ganci, indicato dai carabinieri del Nucleo investigativo come il capo della famiglia mafiosa.
“Elio Ganci è stato anche il reggente della famiglia del Borgo Vecchio per un periodo alle dipendenze di Fabio Manno… per un anno, nel 2008, in cui lo abbiamo sostenuto fino al giorno… no, fino al mese prima che uscisse dal carcere… quando è uscito dal carcere – ha messo a verbale Tantillo – lui è la persona che noi abbiamo… ci abbiamo parlato… se un giorno arrivava il nostro arresto lo avremmo… lui avrebbe preso il nostro posto, in cui abbiamo parlato con lui e lui ha detto di si, e noi lo abbiamo riferito a Paolo Calcagno, in cui ci ha detto che andava bene… dal momento in cui è uscito lui passava, ci salutavamo, ma si teneva in disparte visto che doveva essere un dopo di noi, quindi non poteva rischiare di farsi vedere con noi e farsi arrestare… lui pensa anche per il mio sostenimento e quello di mio fratello, quindi…”.
E arrivò il giorno della successione Tantillo, che era già in carcere, seppe “per tramite di mio nipote Luigi Miceli… tramite mio nipote lo so che ha iniziato a gestire lui e che Fabio Bonanno si occupa di estorsioni, perché già si è occupava di estorsioni quando c’eravamo anche noi”.
Poi, ha aggiunto altri particolari sulla nomina di Ganci: “Noi avevamo domandato a lui se era disponibile, nel caso ci fossero stati arresti se lui era disponibile a proseguire diciamo questa…. l’estorsione, cioè la reggenza del Borgo Vecchio, in cui noi parlammo con Calcagno e in quanto ci portò un giorno a Di Giovanni…. a Gregorio Di Giovanni (già condannato per avere retto il mandamento di Porta Nuova, è uno degli scarcerati eccellenti per fine pena, ndr) in quanto si decise che Elio Ganci potesse gestire la famiglia del Borgo Vecchio. E ci fu un incontro, che ci siamo spostati al Bar Kentia”.
Davanti al Kentia di via Principe di Scordia c’era un gran viavai. E c’erano pure le telecamere dei carabinieri a filmare gli incontri di boss e picciotti del Borgo Vecchio.

