PALERMO – Otto architetti hanno diritto ad essere assunti. Sono passati 19 anni da quando è stato pubblicato il bando di concorso, 11 anni da quanto è stata pubblicata la graduatoria dei vincitori del concorso, sei anni dall’inizio del processo di fronte al giudice del lavoro di Palermo, tre dall’emanazione della sentenza di primo grado; lo scorso dicembre con due sentenze “sorelle” la Corte d’appello di Palermo ha rigettato il ricorso della Regione siciliana e proprio i questi giorni le sentenze passano in giudicato.
Il secondo grado del processo ha così confermato la sentenza di primo. Gli otto architetti, difesi dall’avvocato Cristiano Bevilacqua, avranno diritto al risarcimento del danno pari alla metà dello stipendio tabellare della posizione economica D1 che sarebbe stato loro dovuto in tre anni di servizio. Avranno, però, soprattutto, il diritto all’assunzione.
Sembrerebbe arrivare così a conclusione un iter lungo circa venti anni. Tutto è iniziato nel 2000 quando l’assessorato ai Beni culturali pubblicò 19 avvisi per assumere 797 unità di personale fra dirigenti tecnici, che poi sarebbero stati inquadrati come funzionari, e personale diplomato. La regione puntava ad assumere antropologi, archeologi, architetti, archivisti, blibliotecari, bliblioteconomi, chimici, etnolinguisti, fisici, geologi, ingegneri, naturalisti, paleografi, storici dell’arte, addetti al laboratorio di informatica e tecnici, documentaristi, geometri, restauratori.
La storie di questi circa ottocento vincitori dei concorsi sono le storie di una diaspora, anche giudiziaria. I vincitori dei concorsi sono divisi tra chi ha continuato a lottare per avere il posto e chi ha chiesto il solo risarcimento. C’è chi ha combattuto la battaglia da solo o in piccoli gruppi e chi si è mosso in class action. C’è chi, pur essendo vincitore di un concorso pubblico, avrà rinunciato vedendo passare davanti a sè personale mai sottoposto alle procedure concorsuali. C’è chi ancora aspetta la sentenza e c’è pure chi ha vinto e si è visto sbattere in faccia la porta da mamma-matrigna Regione.
Per citare solo alcuni casi fra questi, nel 2014 il Cga ha sancito che il silenzio dell’amministrazione che non provvedeva all’assunzione di 20 antropologi era illegittimo e ha così intimato la Regione ad esprimersi con un atto. Quest’ultima ha così ritirato in autotutela il concorso cancellando con un colpo di penna la selezione e le aspettative di una vita.
Un altro caso registrato è quello dei 42 tecnici bibliotecari. Nel 2016, il giudice amministrativo ha dato ragione alle posizioni dei vincitori dei concorsi affermando però che c’è differenza fra il momento della dichiarazione del vincitore e quello della assunzione. Così per i 42 aspiranti bibliotecari si sarebbe fatta necessaria la strada del ricorso presso il giudice civile per ottenere l’adempimento.
In questi giorni arrivano le sentenze definitive proprio del giudice civile di secondo grado che, confermando la decisione del primo grado di giudizio, fa propria la linea per cui il blocco delle assunzioni stabilito nel 2008 non può essere applicato a questi concorsi. Inoltre la sentenza di rigetto del ricorso della Regione confermerebbe pure l’interpretazione per cui “l’approvazione della graduatoria costituisce ad un tempo il provvedimento terminale del procedimento concorsuale e l’atto, negoziale, di individuazione del futuro contraente, da cui discende il diritto all’assunzione del partecipante collocato in posizione utile in graduatoria”. Insomma per la Regione, una volta pubblicata la graduatoria, non c’è strada diversa dall’assunzione.
Lo scenario in Sicilia, occorre ammetterlo, non può essere dato per certo. Quel che però adesso conta è che nella costellazione di ricorsi che è partita da quelle assunzioni negate potrebbe emerge un piccolo esercito d’assalto capace di sfondare i piani assunzionali della Regione a colpi di sentenze. E, questo è forse solo il primo.

