Continua il dibattito ospitato da LiveSicilia sul referendum sulla giustizia. Le ragioni del No spiegate dall’avvocato penalista Salvatore Gugino.
Ho ritenuto opportuno sino ad oggi assistere in “religioso silenzio” l’acceso dibattito avente ad oggetto il referendum sulla giustizia, in quanto, essendo iscritto alla Camera Penale, ho ritenuto che vigesse la regola di “rispettare” le decisioni prese a maggioranza qualificata.
Gli avvenimenti delle ultime settimane intraprese in pregiudizio dell’Anm con una costante opera di delegittimazione e per ultima quella di richiedere la lista dei finanziatori del comitato per il NO, mi spinge, tuttavia, a rassegnare brevi e scontate riflessioni.
La invocata riforma dovrebbe servire al bene collettivo e cioè alla società che s’identifica nel cittadino sia nella veste di persona offesa che in quella d’imputato che vive, con disagio, per anni, la pendenza di un procedimento penale. Il “SI” al referendum non porta, in tal senso, alcun contributo di auspicata efficienza e speditezza nei giudizi.
Trattasi di una falsa riforma in quanto con l’auspicata separazione delle carriere non si va a risolvere un nodo centrale che è costituito dalla professionalità e dalla “schiena dritta” che ogni operatore del Diritto dovrebbe, con auspicata onestà intellettuale, tenere.
Il problema non sta nel fatto che Pubblici ministeri egGiudici provengano dalla stessa scuola di formazione o appartengono allo stesso ordine oppure, senza essere banale, partecipino a delle riunioni conviviali. Il focus è rappresentato dal fatto che, al di là di appartenenze o rapporti amicali, il Magistrato, specie se giudicante, deve attenersi alle regole sostanziali e processuali e non adagiarsi, acriticamente, sulle posizioni della Pubblica Accusa.
E’ una questione di professionalità e di onestà intellettuale che nessuna riforma può risolvere. Appare poco rassicurante che con la vittoria del “SI” si vada ad indebolire la componente togata del Csm a favore di quella politica selezionata, furbescamente, in modo predeterminato. Mi ha indisposto come cittadino la massiccia campagna mediatica (prona agli interessi governativi) su due casi di cronaca e precisamente la vicenda Garlasco e la famiglia del bosco.
La narrazione, unica, che è stata propinata al cittadino medio è, rispettivamente che in carcere c’è un innocente e che i giudici privano i genitori dei propri figli. Risultato: delegittimare la magistratura.
Quest’ultima, in più di un’occasione, ha sicuramente commesso degli errori ed una minoranza è caratterizzata da una censurabile ed eccessiva autoreferenzialità, ma tutto ciò non autorizza a demolire i sacrosanti principi costituzionali di autonomia e indipendenza.
Ed infine, l’aspetto allarmante è che c’è il rischio, con l’emanazione di una legge ordinaria, che le indagini preliminari vengano concentrate quasi esclusivamente nella polizia giudiziaria.
Ciò comporterebbe che la stessa dovrebbe (uso il condizionale) rendicontare al ministero dell’Interno o a quello dell’Economia del proprio operato e da tali organi (squisitamente politici) ricevere indirizzi e direttive.
In tale ottica è inammissibile sostenere che chi ha più voti ha il “diritto” di condizionare gli equilibri tra i poteri dello Stato, specie se si considera che l’attuale maggioranza parlamentare è “figlia” di irrimediabili errori (per non parlare di deprecabile consociativismo) della Sinistra che non ha voluto, in tempi non più recenti, evitare il monopolio dell’informazione concentrato in una sola persona con evidenti conflitti di interessi.
Ciò ha portato ad un consenso elettorale decisamente condizionato.
Ritengo doveroso votare NO!!

