Briguglia: il mio figlio di vetro |in una Palermo criminale - Live Sicilia

Briguglia: il mio figlio di vetro |in una Palermo criminale

"Il bambino di vetro"  è  l'unico film italiano in concorso nella sezione Alice nella Città alla Festa del Cinema di Roma. Il protagonista Paolo Briguglia racconta il suo personaggio.

ROMA – Grandi, neri e curiosi. Sono gli occhi di Giovanni (Vincenzo Ragusa), un bambino di dieci anni, protagonista dell’opera prima di Federico Cruciani, “Il bambino di vetro”, unico film italiano in concorso nella sezione Alice nella Città alla Festa del Cinema di Roma.

Giovanni è il figlio di Vincenzo Vetro (Paolo Briguglia), un quarantenne che lavora al mercato ittico di notte e che nasconde dietro a questa occupazione la reale attività diurna che fa di lui un corriere della droga per conto di una cosca mafiosa. Un lavoro questo che porta Vincenzo a convivere con un equilibrio familiare precario dal quale nascono profonde inquietudini con la moglie Maria (Chiara Muscato) e con Giovanni, costretto quest’ultimo a crescere in fretta, a prendere graduale coscienza degli intrichi criminali del padre e soprattutto a scoprire un crudo e amaro segreto di famiglia, destinato a cambiare il proseguo dei suoi giorni.

“Vincenzo Vetro – spiega l’attore palermitano Paolo Briguglia – per molti aspetti è molto distante da me: è cresciuto in un sobborgo dove è difficile trovare un lavoro onesto ed è incapace di uscire da una situazione sempre più difficile. Non ha le risorse morali e culturali per togliersi dai guai, ma vorrebbe proteggere a tutti costi suo figlio Giovanni, la persona più cara al mondo, il suo unico punto di riferimento. È stata una grande sfida interpretare questo personaggio, più carnale, più bestiale di me. Ho preso anche lezioni di palermitano stretto, un dialetto molto più difficile da parlare di quanto non sembri anche ad un palermitano come me. Ma questo dialetto dà una grandissima forza in più al personaggio. Di mio c’è uno sguardo umano, una sensibilità che però non trova terreno fertile nell’ambiente circostante e che fa di questo personaggio uno sconfitto dalla vita. Con il piccolo Vincenzo Ragusa abbiamo passato moltissimo tempo insieme: abbiamo giocato, parlato e litigato ma alla fine rientrava tutto nel rapporto padre-figlio. È un ragazzino di grandissima sensibilità e talento che il regista ha conosciuto casualmente in un vicolo del centro storico della città. Ho cercato di insegnargli un po’di cose: come si sta su un set, com’è fatto il nostro lavoro, come si può trovare una relazione nello spazio di un’inquadratura e lui mi ha costretto ad essere il più vero e sincero possibile. Girare questo film è stata certamente un’occasione in più per tornare a casa mia. Nonostante io viva a Roma, sono ancora legatissimo alla città anche se la trovo sempre più caotica e indecisa sul proprio futuro; incapace di trasformare le sue immense risorse in punti di forza. Non ne ho nostalgia però mi manca la sua dimensione, a misura d’uomo, più vivibile rispetto a quella della capitale. Mi manca la sua collocazione, la sua natura, la luce”.

Prodotta da Revolver – con il sostegno della Regione Siciliana Assessorato Turismo Sport e Spettacolo Ufficio Speciale per il Cinema e l’Audiovisivo/Sicilia Film Commission – e liberamente tratta dal romanzo “Il figlio di Vetro” di Giacomo Cacciatore, Cruciani per la sua opera filmica sceglie sovente l’uso di spigolosi primi piani in tetri interni e della Steadycam alle spalle dei personaggi, costringendo piacevolmente lo spettatore a seguirli nei loro percorsi narrativi. Il regista si serve altresì di un cast Made in Sicily equilibrato – Vincenzo Albanese, Fabrizio Romano e Maziar Firouzi insieme ai già sopracitati – valido, credibile e, nonostante l’inevitabile uso del dialetto siciliano, mai forzato.

“È un film con vari livelli di lettura – continua Briguglia. È popolare e anche colto, duro e inaspettatamente tenero. Ha sicuramente bisogno di un pubblico attento come attenta dovrà essere distribuzione a trovare le sale giuste. A Palermo, per esempio, penso all’Igea Lido o L’Aurora dove ho sempre visto bellissimi film. Ma per sapere dove e come sarà distribuito dobbiamo ancora aspettare.”

“Il bambino di Vetro” è un film ricco di una solitudine interiore, sotto pelle che si manifesta nei personaggi in lunghi silenzi e sguardi pieni di angoscia che hanno la meglio sulle parole, sul superfluo. Un film che mira – e ci riesce – ad arrivare all’essenziale funzionale al racconto. Un film che potrebbe riguardare qualsiasi famiglia di una qualsiasi realtà italiana, siciliana, ma che – nell’ultima panoramica – si affaccia su una grigia e inusuale Palermo svelandone l’amabile paesaggio e la disgraziata identità. 

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