Rappa e la trappola per i mafiosi| "Il sequestro fermò gli arresti" - Live Sicilia

Rappa e la trappola per i mafiosi| “Il sequestro fermò gli arresti”

La concessionaria Nuova Sport Car

L'imprenditore, che gestiva la Nuova Sport Car (nella foto) ricostruisce l'intesa con i carabinieri contro gli esattori del pizzo.

PALERMO – “Mai avuto rapporti con mafia, anzi…”, dice Vincenzo Corrado Rappa davanti al Tribunale di Palermo che sta decidendo se sequestrare i suoi beni e quelli dei suoi familiari.

L’imprenditore riferisce ai giudici un episodio inedito per cercare di allontanare i sospetti. Il sequestro del marzo 2014 fece saltare un’operazione dei carabinieri. Era tutto pronto. Rappa avrebbe fatto da agente provocatore d’intesa con i militari. Nella trappola sarebbe dovuto cadere un pezzo da novanta della mafia catanese con cui doveva incontrarsi per la consegna dei soldi del pizzo imposto dal clan Ercolano alla concessionaria Nuova Sport Car di Catania.

L’appuntamento era fissato lo stesso giorno in cui gli investigatori della Direzione investigativa andarono a bussare a casa Rappa per notificargli il provvedimento di sequestro dei beni emesso dalla sezione Misure di prevenzione allora presieduta dal giudice Silvana Saguto, poi finita sotto inchiesta.

Non è l’unico esempio di collaborazione con le forze dell’ordine che Rappa riferisce. L’imprenditore, infatti, racconta di quella volta in cui, d’accordo con la polizia, fece arrestare altre due persone. E così il nuovo presidente della Misure di prevenzione, Raffaele Malizia, ha convocato per il prossimo 28 settembre il carabiniere e il poliziotto con cui Rappa sostiene di avere collaborato. Una circostanza che, secondo i difensori di Rappa, potrebbe incidere sul giudizio di pericolosità sociale che pesa sull’imprenditore palermitano.

Il valore del patrimonio Rappa è stato stimato in 800 milioni di euro. Ne fanno parte società, immobili, aziende di pubblicità, l’emittente televisiva Trm e la concessionaria di auto con sede a Isola delle Femmine e Catania. Un patrimonio costruito, così sostiene l’accusa, grazie ai soldi di Vincenzo Rappa, il nonno di Corrado e oggi deceduto, condannato con sentenza definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. Era la tipica figura dell’imprenditore in affari con Cosa nostra, prima costretto a pagare il pizzo e poi divenuto punto di rifermento per potenti le famiglie mafiose dei rioni Noce, Resuttana e Acquasanta. Dopo la morte di Vincenzo Rappa le indagini furono estese agli eredi e arrivò il sequestro allo scadere del limite investigativo fissato in cinque anni dal decesso.Le imprese sotto sequestro proseguono regolarmente la loro attività. Dopo lo scandalo Saguto è stato sollevato dall’incarico l’amministratore giudiziario Walter Virga.

La Cassazione nei mesi scorsi ha bocciato i provvedimenti emessi nel 2014 nei confronti del figlio di Vincenzo, Filippo, e dei nipoti. Erano stati erroneamente considerati eredi del capostipite della famiglia. È rimasto in piedi, però, il terzo sequestro, quello emesso nel febbraio 2015 sulla base della valutazione dei pm Claudia Ferrari e Daniela Varone secondo cui, Filippo Rappa e i figli Vincenzo Corrado e Gabriele, sarebbero “socialmente pericolosi”.

A denotare in negativo, secondo l’accusa, la personalità di Vincenzo Corrado Rappa ci sarebbe la vicenda dell’acquisto di un quadro per la quale l’imprenditore è stato rinviato a giudizio lo scorso marzo. Si tratta di un dipinto di Giorgio De Chirico. L’indagine partì dalla segnalazione del prefetto Isabella Giannola, amministratore giudiziario subentrata a Virga. Gli agenti della Direzione investigativa antimafia erano andati a cercare il dipinto, che vale 500 mila euro, per metterlo sotto sequestro. All’indomani della perquisizione era stato lo stesso Vincenzo Corrado Rappa a consegnare l’opera, “Il Trovatore”, sostenendo che facesse parte dei suoi beni personali e non delle società finite sotto sequestro. Una versione che non ha convinto l’accusa, secondo cui, l’intestazione fittizia del dipinto sarebbe stato uno stratagemma per “salvare” il dipinto.


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