Arriva l'influenza | Occhio all'antibiotico - Live Sicilia

Arriva l’influenza | Occhio all’antibiotico

I consigli del medico, con un pizzico di ironia.

Garofalo all'occhiello
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6 min di lettura

Sofia si sta preparando per uscire. È sabato sera, fra poco anche lei andrà ad infoltire il variopinto coacervo di affezionati della movida palermitana, come è giusto che sia. Si sistema con molta cura; dopo aver amministrato con maliziosa abilità le coperture e le scoperture del suo giovane corpo, adesso va di pettine e di trucco. D’improvviso uno starnuto; si asciuga sommariamente con un fazzoletto di carta. Da un recesso quasi dimenticato di casa, viene fuori la voce di Nonna Lia, che, lapidaria, pronuncia un ferale vaticinio, una frase minacciosa, assolutamente incomprensibile per chi è fuori dal nostro tipico lessico siculo-familiare: “Stasira tu t’ammazzi.”

Straordinario. Con poche sillabe viene espresso un concetto che in qualunque altro posto del mondo verrebbe espresso in ben altri termini, più concilianti, come “Benedetta figliola, vedi di coprirti un po’, mettiti la giacchetta, non vedi che c’è già fresco? Mica vuoi prenderti un malanno!”. Noi no. A noi basta un perentorio “Stasira tu t’ammazzi”, seguito da un altro profetico presagio: “…e cuminciamu!” Che significa “…siamo alle solite, potrebbe finirti come l’anno scorso, che hai avuto la febbre tre o quattro volte, per la tua imprudenza. Stiamo ricominciando!”.

Splendido esempio di essenzialità linguistica: una macchina perfetta, la massima efficacia con il minimo sforzo. Ma già lo ha notato da qualche giorno, Nonna Lia, e lo vediamo anche noi: con le prime piogge, il rinfrescare dell’aria e il fiorire dei venditori di caldarroste agli angoli delle strade, arrivano anche i malanni stagionali, quell’insieme di raffreddori, lacrimazioni, spossatezze, cefalee, brividi, cali di voce e rialzi febbrili, mal di gola da ingozzo di fichidindia con tutte le spine, raccolto sotto l’unico vessillo nemico chiamato “influenza”.

Effettivamente l’anno scorso Nonna Lia ha avuto un bel da fare con Sofia, tra una febbre e l’altra, con tanto di raccomandazioni gettate al vento, veti, inibizioni, sanzioni quasi mai comminate, somministrazioni forzate di medicine in caso di febbre. Ed ecco profilarsi l’errore, perché l’affettuoso accudimento di una nonna nei confronti della nipote a volte può sconfinare nell’errore delle cure. Uno su tutti: in caso di febbre alta, inevitabile l’uso di antibiotici.

È necessario ripetere pazientemente alcune raccomandazioni, spesso ancora oggi eluse; ma bisogna anche sfatare alcune convinzioni popolari, tanto radicate quanto sbagliate. La sindrome influenzale è sostenuta da virus, minuscoli organismi assolutamente insensibili all’azione di antibiotici e che nulla hanno a che fare con i batteri che, invece, sono sensibili all’azione di questi farmaci. Piuttosto, contro tali virus esistono, ormai da molti anni, dei rimedi efficaci che riguardano la prevenzione, ma ci rendiamo conto che parlare di “vaccini”, in questo momento storico, purtroppo non riscuote il massimo della popolarità.

Eppure i vaccini anti- influenzali esistono, eccome; il Servizio Sanitario Nazionale li eroga regolarmente. Si tenga conto che l’evidenza scientifica mostra ancora oggi a chiare lettere l’assoluta efficacia di questi, indicati soprattutto per i malati cronici, i soggetti fragili e anche, comprensibilmente, per gli operatori sanitari. Ognuno faccia le scelte ideologiche che vuole, ma rimangono intatte le indicazioni e le raccomandazioni al loro buon uso.

Chiariamo un altro equivoco: molti soggetti vaccinati a tempo debito (intorno ai primi di novembre di ogni anno sono già disponibili i vaccini adeguati ai ceppi virali in arrivo) hanno subito, negli anni passati e nel corso della stessa stagione, altri episodi simil-influenzali. Inefficacia dei vaccini? Assolutamente no: i virus in circolazione sono di vario tipo; il “vaccino dell’anno in corso” copre dalla possibilità di infezione del “virus dell’anno in corso”, ma non è poco, trattandosi, in genere, di quello potenzialmente più impegnativo, fastidioso, a volte pericoloso.

Ancora, il periodo di malattia si esaurisce, di norma, in tre-cinque giorni, salvo complicazioni. Succede spesso – troppo spesso – che una certa smania di intolleranza e il desiderio di liberarsi rapidamente dal malanno spinga incautamente ad iniziare arbitrariamente l’assunzione di antibiotici, in genere, “ad ampio spettro”, confidando nella rassicurante promessa di quest’ultima espressione. E la febbre passa, sia lodato il Cielo!

Ma vai a dimostrare che il tutto si sarebbe risolto ugualmente, anche senza antibiotici, perché l’infezione virale ha, in quei giorni, esaurito il suo corso normale! Certo, non va trascurato che proprio alcuni batteri possono purtroppo andare a complicare situazioni inizialmente virali, a causa di cattive difese immunitarie, su soggetti fragili per svariati motivi. Sono le frequenti sequele del dopo-influenza, le cosiddette “ricadute”, infezioni da parte di batteri che, opportunisticamente, sopraggiungono per eseguire​ una sorta di sciacallaggio clinico. In questo caso, ovviamente, gli antibiotici hanno buon gioco, e guai se così non fosse, ma solo in questo caso.

Perché se, da un lato, l’uso oculato di questi farmaci è sacrosanto, dall’altro l’uso sconsiderato, immotivato, autogestito, non fa che favorire lo sviluppo di ceppi batterici resistenti, con conseguenze inimmaginabili. Infatti, un dato non sufficientemente noto è che sugli antibiotici si stanno accentrando molte attenzioni, su scala addirittura mondiale, per un vero e proprio guaio di cui essi sarebbero responsabili.

Si tratta di questo: si stanno sviluppando in modo veloce e assai preoccupante una serie di microrganismi resistenti, (negli USA la chiamano “ESKAPE gang”, con un acronimo che raccoglie i ceppi più importanti) capaci di selezionare, trasmettere, riprodurre mutazioni che permettono loro di “sfuggire” agli antibiotici. A questi e ad altri superbatteri si deve la diffusione del fenomeno dell’antimicrobico-resistenza, ovvero la perdita di efficacia degli antibiotici e l’inquietante prospettiva del ritorno di malattie infettive che si pensavano sconfitte o sotto controllo.

A ciò bisogna aggiungere anche l’incremento dell’uso di antibiotici in agricoltura, in veterinaria e in altri settori apparentemente distanti dalla sfera biologica degli uomini; lo sviluppo di resistenze batteriche si amplia ancora di più. Secondo l’European Centre for Disease Control (ECDC) ogni anno in Europa 25.000 persone muoiono a causa di infezioni da germi resistenti, con un impegno finanziario vicino a 1,5 miliardi di euro. Nel mondo, sono circa 700.000 i decessi dovuti alle infezioni resistenti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), prevede che, agli attuali tassi di incremento delle antibiotico-resistenze, da qui al 2050 i “superbug” saranno responsabili di almeno 10 milioni di decessi annui diventando la prima causa di morte al mondo.

Non se ne parla molto, è vero. Al massimo passano, leggere come piume, delle informazioni superficiali, sull’opportunità, in caso di influenza, di curare l’alimentazione preferendo frutta e verdura e cibi ricchi di vitamine, o di starsene buoni buoni per qualche giorno a casa, aspettando pazientemente che la febbre passi.

Tutto questo è importante, indubbiamente, ma non basta. Bisogna ricordare di ricorrere al parere del medico di famiglia, di evitare l’automedicazione e di guardare con il doveroso rispetto farmaci che, come si vede, se mal utilizzati potrebbero contribuire ad un vero e proprio disastro ambientale, oltre, ovviamente, a nuocere alla salute di chi vorremmo, invece, curare. E adesso, per piacere, qualcuno lo vada a dire a Nonna Lia; ma a bassa voce, facendo in modo che Sofia non senta.

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