Palermo, spaccaossa e altri orrori | Ma nessuno vede il suo dolore - Live Sicilia

Palermo, spaccaossa e altri orrori | Ma nessuno vede il suo dolore

Cartolina illustrata di una comunità in necrosi ogni giorno offre qualcosa che spacca, ossa e anime

Nessuno vede più il dolore di Palermo, né si china più sulle testimonianze della sua agonia. Che siano notizie di cronaca, come quella, clamorosa, degli spaccaossa tornata alla ribalta per la vicenda giudiziaria, o contabilità minime del disagio, nessuno lenisce più le ferite della povertà dilagante. Le speranze non mancano, manca chi sappia pronunciare una parola nuova che si riferisca al presente. E’ assente l’intelligenza che metta insieme le storie del disastro – dalle ossa spaccate delle vittime, alla violenza, alle brutture, alle anime e alle strade rotte, alla sopravvivenza asfittica di molti – e che provi a sistemare al centro il racconto di una visibile crepa che è somma coerente di troppe smagliature, per ricucirla.

Non c’è nessuno che sappia dire una parola consapevole e libera sull”oggi’ di Palermo. La politica, l’intera politica, declina la città al futuro. Il potere regnante si appoggia sul suono evocativo di una ‘visione’, cioè lo sguardo oltre l’immediatezza che rimanda alla fede in una avveniristica remissione degli orrori. Chi a quel potere si oppone, invece, collezione la sofferenza soltanto per trasformarla in atto d’accusa e strumentalizzazione, con una casistica del dito puntato.

Tutti gli appetiti sono rivolti al 2022 – anno delle prossime elezioni comunali – come se la contingenza non fosse meritevole. Gli orlandiani e affini afflitti da una (per loro) angosciosa domanda: come resistere senza l’invecchiato campione che vincere le elezioni lo sa fare? Gli anti-orlandiani e sodali afflitti da una (per loro) angosciosa domanda: come riuscire a trionfare, sfruttando l’obbligatoria assenza di colui che vincere le elezioni lo sa fare? Sottotraccia, il trattenuto clamore di eserciti, clientele e artiglierie che vanno riposizionandosi nei quartiere ormai abbandonati. Ognuno aspetta il suo numero sulla roulette incurante dei destini dell’altro e del contesto.

E poi c’è la città della cultura che organizza dibattiti, che si interroga sulla stagione del riscatto, che si lacera sul grado di illibatezza della sua antimafia e si macera sui torti arrecati all’esempio degli eroi che affollano la sua toponomastica. Opera meritoria, però, spesso condotta come una una ricerca numismatica delle vicende antiche, con l’intento di indagare storie irripetibili.

Intanto, la cartolina illustrata di una comunità in necrosi ogni giorno offre qualcosa che spacca, ossa e anime insieme. E non c’è più uno che – adesso – sappia chinarsi sul dolore di Palermo, per provare a guarirlo, a cambiarlo in rinascita, come pure accadeva un tempo.


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