Le relazioni pericolose di Luca: intercettazioni e promesse - Live Sicilia

Le relazioni pericolose di Luca: intercettazioni e promesse

Il deputato Iv Sammartino è indagato per corruzione elettorale. La rete accusatoria dei pm: incontri in pizzeria, nello studio medico e conversazioni sospette.
LE CARTE DELL'INCHIESTA REPORT
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CATANIA – “Lucio Brancato” sarebbe stato “in grado di assicurarsi contatti con esponenti politici qualificati”. E tra questi ci sarebbe il deputato regionale di Italia Viva, Luca Sammartino, indagato nell’operazione Report della Guardia di Finanza di Catania per “corruzione elettorale”. “Relazioni” che avrebbe accresciuto la “capacità di infiltrazione dell’associazione mafiosa”. Parole pesanti quelle che usano i magistrati della Dda etnea nell’aprire il capitolo “reati elettorali” dell’inchiesta che ha fermato i sogni di ‘gloria mafiosa’ del boss acese del clan Laudani Orazio Scuto ‘il vetraio’. Brancato è indicato dagli investigatori come uno degli uomini di fiducia (l’altro è Rino Messina, ndr) del colonnello dei Mussi i Ficurinia, che nonostante la detenzione nel carcere di Caltanissetta sarebbe riuscito a inviare direttive attraverso pacchetti di cioccolato e snack. 

A differenza dell’altra inchiesta su cui pende una richiesta di rinvio a giudizio a carico di Sammartino sempre per “voto di scambio” (udienza preliminare aggiornata al prossimo 23 febbraio, ndr) non ci sono chat e messaggi trasmessi da un cellulare, ma decine di intercettazioni. In questa indagine gli investigatori del Gico hanno disseminato microspie, telecamere e spyware che hanno “consegnato – annotano i pm – rilevanti elementi probatori testimonianti l’avvenuta conclusione di un accordo tra Luca Sammartino e Lucio Brancato in funzione del voto da esprimere nella competizione elettorale del novembre 2017 per il rinnovo del Parlamento Regionale Siciliano”.

Il politico catanese, che si è presentato tra le file del Pd, ha conquistato una poltrona all’Ars collezionando oltre 32 mila consensi. Non a caso, forse, l’informativa sulle attività tecniche di osservazione, intercettazioni pedinamento del Gico depositata nell’inchiesta coordinata dai pm Marco Bisogni e Tiziana Laudani è stata denominata “Enfant Prodige”.

Brancato come un provetto cantastorie, parlando con la compagna Daniela Ghiaria, racconta la visita (quasi a sorpresa) di Sammartino nella pizzeria. Ed è in quel 28 ottobre 2017 – mancano pochi giorni alle urne – che si sarebbe stabilito “il patto” che ha messo nuovamente nei guai il presidente della Commissione Cultura all’Ars. Alle orecchie degli investigatori arriva il ‘monologo’ del braccio destro di Scuto. 

“Ieri è venuto Luca (ndr Luca Sammartino)”, racconta Brancato. “Alla pizzeria…ahia ahia ahia…io ero li fuori, con il vetraio (Scuto, ndr), piglia e passano due con il motorino, e quello di dietro mi fa tipo con il pollice in alto: “Grazie , grazie, ciao ciao”. Con il casco! E mi sono detto: “Ma chi spacchio è?”. Non lo avevo riconosciuto proprio con il casco indossato no?” E poi incalza: “Prende, entra, è salito li sopra, mi ha baciato: “Ciao, Grazie! Grazie a tutti!”. Ha baciato a tutti, gli ha dato la mano a tutti: “Grazie per quello che state facendo!”. Dopo i convenevoli Sammartino avrebbe chiesto a Brancato di accompagnarlo fuori dalla pizzeria. E lì ci sarebbe stato lo scambio di promesse. ”Mi raccomando Lucio, Salvo (Salvo Failla, estraneo all’inchiesta, ex assessore di Pedara e collaboratore di Sammartino, ndr) mi ha detto tutto – spiega l’arrestato –  E gli ho detto:” Eeeee…quello che posso fare non ti preoccupare! Quello che posso fare facciamo!”. ”Ma io ti raccomando anche….”. “Si, si, mi ha detto Salvo…mi ha detto”. A quel punto la compagna chiede: Ma tu che gli raccomandi scusami?” “Ma il posto di mio nipote che lui ha promesso gli fa fare tre mesi alla Mo.Se.Ma., te lo avevo detto”, risponde. Ma si sarebbe aggiunta un’altra richiesta: “Me lo sono portato li dietro, all’ingresso del bar, no?. Gli ho detto:”Mi devi far togliere questa cabina.. questa cabina telefonica”. Mi ha detto: “Giorno 8, non ti dico che la togono subito ma…tranquillo; che è solo questo?”. Gli ho detto: “Ma anche se la tolgono e ci mettono quella piccola con la cupola, vicino al muro, ma mi devi fare questa cortesia personale”. Mi ha risposto: “Non ti preoccupare, è fatta; come se già fosse fatto! Ora voglio vedere”. 

Detto fatto. Infatti quando le consultazioni elettorali si sono chiuse, Brancato è andato all’incasso. Come? Contattando Failla “per concordare – annotano i pm – un incontro con lo stesso Sammartino”. Il collaboratore del politico annuncia che “domani ha il ringraziamento al palaghiaccio… e poi ci vediamo in segreteria con la pace… prima lo faccio salire”. Brancato incalza: “… Ci dobbiamo sedere… e poi gli dico io cosa voglio… a me non m’interessa…”. 

Ma pare che invece della segreteria, il ‘luogotenente’ del boss acese abbia incontrato Luca Sammartino nel suo studio dentistico il 20 novembre 2017. È lo stesso deputato regionale a raccontarlo – inconsapevole di essere intercettato – a Failla. Una conversazione con parecchie omissis. 

Sammartino: Ah! Si! Questo già l’ho visto, tranquillo già a questo l’ho visto, tranquillo.
Failla: Però ti voleva parlare.
Sammartino: L’ho visto lunedì allo studio.
Failla: Bravo, che è venuto perché aveva un problema ai denti.
Sammartino: Basta, basta tranquillo questa me la sbrigo io.

Mentre sul posto alla Mosema, azienda di rifiuti di Mascalucia, non c’è altro riferimento. Sullo spostamento della cabina telefonica i pm hanno diversi elementi sull’interessamento di Luca Sammartino. Il deputato avrebbe incaricato Failla che a sua volta avrebbe chiesto l’intervento dell’allora presidente del Consiglio Comunale. C’è una domanda a nome della moglie di Brancato all’ufficio competente della Telecom. Alla fine però pare che Brancato non abbia voluto attendere i tempi della burocrazia e abbia messo una bomba per rimuovere definitivamente il problema. 

Per i pm non ci sarebbero dubbi “sull’impegno profuso dalla famiglia Brancato in favore di Luca Sammartino” in merito alla candidatura alle “elezioni regionali”. E non sfugge alle orecchie degli investigatori la semplice battuta della cognata di Brancato: “Io pensavo che tu eri venuto per darmi qualche 20 euro, visto che noi abbiamo fatto il nostro dovere”

Non sono solo le intercettazioni a fare alzare le antenne agli inquirenti. I pm fanno un passo avanti nell’analisi del rapporto “relazionale significativo” tra Sammartino e Brancato. Per i magistrati Sammartino “non poteva” non conoscere la storia criminale dell’esponente mafioso, uscito dal carcere nel 2010 dopo aspre condanne per associazione mafiose ed estorsioni aggravate. “Il rapporto confidenziale” tra i due inoltre – annotano i sostituti procuratori – “emerge anche dalla circostanza che” Sammartino “si reca personalmente presso la pizzeria per ringraziarlo dell’impegno elettorale profuso”. E come controparte Brancato va nello studio medico del parlamentare renziano “più volte”. 

Ma non finisce qui, perché nelle carte della magistratura è citata un’altra intercettazione che porta a contatti con figli di esponenti di Cosa nostra. Failla “avrebbe procurato a Sammartino un incontro con il figlio Natale D’Emanuele”, individuato dagli inquirenti come Antonino (Nino) Salvatore Maria, classe 1974 (coinvolto nell’operazione Cherubino nel 2010, ma non ha condanne per mafia). “…E basta, solo Nino è venuto u nicu di Natale. Hai capito? È apposto Nino, ah!”. Failla inoltre si lamenta con Brancato (è il 4 ottobre 2017, ndr) dei rischi connessi a quel rendez-vous. “E l’abbiamo fatto a casa mia …e mi è gonfiata la minchia parlando con te….. a casa mia e poi quello “attoppau” Luca. Hai capito?”. 

I magistrati della Dda etnea mettendo in fila gli elementi emersi dall’indagine commentano: “Le indagini hanno consentito di accertare, sia pure in maniera indiretta per quel che riguarda i rapporti con noti esponenti del clan Santapaola, la disponibilità del Sammartino a procurarsi voti anche ricorrendo a sostenitori che vantano importanti storie criminali, circostanza come già detto – a prescindere dalla configurabilità in concreto di singole fattispecie penali ex art. 416 ter c.p. (voto di scambio politico-mafioso) – che desta un particolare allarme sociale per i legami deviati a cui essa dà certamente spazio”. Parole pesanti come macigni.

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