Ast, il caso in Commissione Antimafia: audito l'assessore Falcone

Ast, il caso in Commissione Antimafia: audito l’assessore Falcone

I punti sviscerati durante la seduta.

PALERMO – Il “caso Ast” finisce sotto la lente di ingrandimento della Commissione Antimafia. La fotografia dello stato dell’arte del “sistema Ast”, scattata dall’inchiesta “gomme lisce”, impone agli attori politici regionali, impegnati ad ogni livello, di sviscerare tutti i nodi della vicenda. Oggi la Commissione Antimafia ha audito l’assessore ai trasporti Marco Falcone per fare luce sulle operazioni di verifica e monitoraggio delle attività svolte dalla partecipata. 

Il monitoraggio delle attività

Nello specifico, l’assessore è stato chiamato a rispondere sulle iniziative intraprese in seguito alle segnalazioni dell’azienda Barone Gomme e sulle note di Anac relative all’acquisto di mezzi in Israele. Falcone ha ricordato, a più riprese, che l’assessorato non ha competenze in materia di vigilanza gestionale (prerogativa dell’assessorato all’Economia), ma esclusivamente sul servizio fornito dalla partecipata.  Falcone ha assicura di avere monitorato la situazione dopo le segnalazioni della Barone Gomme entro gli ambiti di propria competenza. Diverso il capitolo Anac: nessuna segnalazione sarebbe pervenuta in assessorato. Falcone ha inoltre sottolineato come i mezzi siano stati acquistati con risorse dell’azienda (che pure è a partecipazione pubblica) e non attraverso fondi regionali perché di seconda mano.

La compagnia aerea mai decollata

Uno dei punti più controversi riguarda la vicenda della compagnia aerea (mai decollata) “Ali di Sicilia”. Un’operazione portata avanti autonomamente dai vertici della partecipata all’insaputa della giunta e dell’assessorato secondo quanto riferito dall’assessore ai trasporti. Nessun progetto sarebbe stato insomma discusso con Falcone. L’assessore ha raccontato di avere stoppato l’operazione attraverso una nota stampa, “una fuga in avanti” quella dei vertici della partecipata redarguita dallo stesso Nello Musumeci. L’operazione però, è stato fatto notare in Commissione, era stata sponsorizzata dal presidente Gaetano Tafuri diversi mesi prima dell’intervento della Regione. Altri dubbi sono stati sollevati sulla revoca del Cda e sulla permanenza all’interno del nuovo Consiglio di amministrazione di Eusebio D’Ali. Le perplessità dei membri della Commissione, non del tutto chiarite, hanno riguardato fondamentalmente il permanere del rapporto fiduciario tra il Cda Ast e Regione.

Il terreno scivoloso delle agenzie interinali

 Un altro punto sul quale Falcone è stato chiamato a riferire riguarda il ricorso alle agenzie interinali per il reclutamento del personale (strumento considerato poco trasparente). L’assessore ha sottolineato che l’esigenza nasce dal blocco delle assunzioni e ha detto di non conoscere le agenzie chiamate a svolgere il reclutamento del personale perché queste vengono scelte in maniera autonoma dalle partecipate. Sul punto delle presunte assunzioni irregolari, Falcone è stato netto negando con forza che l’assessorato abbia indicato dei nominativi di persone da assumere. Chiamato a rispondere dell’operato del coordinatore della sua segreteria particolare Pippo Li Voti, tirato in ballo dalle intercettazioni, Falcone ne ha difeso l’operato. La Commissione, che ha deciso di avviare un lavoro sul ricorso alle società interinali da parte delle società partecipate della Regione, tornerà a riunirsi martedì quando sarà audito l’assessore all’economia Gaetano Armao sulla vicenda Ast.  

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