Catania, innocenza violata: la figlia barattata per denaro - Live Sicilia

Catania, innocenza violata: la figlia barattata per denaro

"I genitori l'hanno usata come merce di scambio", dicono gli investigatori
SCHIAVITU' E STUPRO
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CATANIA – La figlia barattata per soldi e cibo. Non è una storia che viene da lontano. Nè nel tempo né nello spazio. È una pagina dell’orrore scritta a pochi passi da casa nostra. In Sicilia. Nel calatino. Una quindicenne è finita nelle grinfie di un 42enne pedofillo che l’avrebbe portata a casa sua, rendendola la sua schiava. Anche del sesso. Obbligata a lavare e cucinare. Costretta a rapporti sessuali. Punita se osava lamentarsi. E in tutto questo i genitori che avrebbero dovuto salvarla, invece l’hanno ceduta all’amico di famiglia, scelto anche come ‘padrino della cresima’. Il compare è diventato l’orco, che sganciava i quattrini a mamma e papà per la “concessione”.

Due genitori senza coscienza e cuore. Che nell’esigenza economica non hanno esitato a chiudere la ‘trattativa’ con l’uomo, che pare aveva adocchiato anche l’altra figlia di appena dieci anni.

La prigione sarebbe iniziata due anni fa, nell’ottobre del 2020. La ragazzina aveva quattordici anni all’epoca. Tristi e inquietanti le intercettazioni portate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania davanti al gip che ha emesso tre ordinanze in carcere nei confronti di mamma, papà e padrino.

L’indagine è partita da una segnalazione. Le accuse sono gravissime: concorso in riduzione in schiavitù, atti sessuali con minorenne, violenza sessuale, sequestro di persona, cessione di sostanze stupefacenti, detenzione e porto abusivo di armi clandestine, ricettazione e minaccia a pubblico ufficiale, tutti aggravati.

“È emerso che il padre e la madre hanno utilizzato la loro figlia come merce di scambio per ottenere cibo e denaro costringendola ad avere una relazione sentimentale, fatta anche di rapporti sessuali, con il 42enne”, spiega nel dettaglio il capitano Giorgia De Acutis, comandante della compagnia di Caltagirone. I genitori oltre ad aver ‘svenduto’ la figlia per un tozzo di pane e qualche spicciolo, pretendevano anche che fosse ubbidiente con il ‘compare’ abusante. L’amico di famiglia infatti non mancava di lamentarsi con la coppia delle ritrosie della ragazza alle sue richieste. Madre e padre, invece, di essere solidali con la figlia la rimproveravano imponendole di accettare i desideri del ‘padrino’. Una condizione familiare di degrado – economico e sociale – difficile da digerire. I tre ora si trovano in carcere. “A seguito degli arresti i tre figli sono stati collocati in alcune comunità educative”, chiarisce ancora il capitano. Oggi si apre una nuova fase processuale che porterà al contraddittorio e all’accertamento di una verità processuale. Ma in tutto questo c’è una ragazzina a cui è stata rubata la sua innocenza. Ci sono ferite che saranno difficili da cicatrizzare. 


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