Sentito per la seconda volta, in questo caso come indagato di reato connesso, Aurelio Lo Faso non si è avvalso della facoltà di non rispondere e si è sottoposto all’esame del procuratore generale nel processo a Ivan Sestito, accusato d’aver ucciso nel 2000 in via Sciuti il libraio Livio Portinaio. La Corte d’assise d’appello aveva deciso di risentire Lo Faso, uno dei testimoni fondamentali del processo, riaprendo il dibattimento quando mancava solo l’arringa del difensore.
Lo Faso è il garagista che all’indomani del delitto del libraio raccolse le confidenze di Ivan Sestito (“Mi disse che aveva ucciso lui Portinaio”, ha confermato anche oggi al processo), il giovane tossicodipendente, figlio di un bancario, che nel 2003 confessò l’omicidio accusando però l’amico Maurizio Gentile di avere sparato a Portinaio. Gentile è stato condannato a 22 anni. Questo pomeriggio Lo Faso ha anche ammesso di aver scritto una lettera, con una richiesta di 200 milioni di lire, arrivata a casa Sestito qualche mese dopo il delitto. Lo Faso ha spiegato che avrebbe scritto la missiva per fare in modo che la famiglia dell’imputato andasse via da Palermo e non si rivolgesse più a lui per “proteggerli” dalle intemperanze del figlio tossicodipendente. Il processo è stato rinviato al 6 luglio per il controesame della difesa.
