CATANIA – È la notte del 27 settembre 2022. Notte di scrutini e festeggiamenti, ma anche il momento di ribadire gli accordi presi. Giuseppe Castiglione è stato appena eletto all’Ars con la lista “Popolari e autonomisti”.
Squilla il telefono di Domenico Colombo. Dall’altra parte c’è Antonino Bergamo, personaggio con una condanna per mafia alle spalle. Il cellulare finisce nelle mani del neo deputato che non trattiene l’euforia: “Nino come stai, abbiamo vinto, abbiamo vinto, abbiamo vinto, ci vediamo presto”.
Un concetto che anche Santo Castiglione (è deceduto ndr), padre dell’onorevole, ribadisce a Bergamo. “Tutto a posto, finalmente abbiamo un deputato. Grazie, grazie. Ci vediamo al più presto grazie”.
La Procura di Catania non ha dubbi: la conversazione intercettata cristallizzerebbe il patto elettorale politico-mafioso siglato a tavola. Si davano appuntamento in noti ristoranti e trattorie di Catania e provincia per fare il punto sulla frenetica campagna elettorale per le Regionali di tre anni fa.
Domenico Colombo sarebbe stato l’uomo dei voti, cercato da Castiglione per fare da collante fra il candidato e figure chiave della mafia catanese come Antonino Bergamo, soprannominato Nino Sferro, Rosario Bucolo, Ernesto Marletta. Tutta gente già condannata per mafia. Cognomi che rimandano ai potentati mafiosi D’Emanuele, Santapaola ed Ercolano. Colombo era in contatto con la moglie di Francesco Santapaola, cugino di secondo grado di Nitto.
Lo scorso settembre Colombo è stato condannato a 8 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Questa nuova indagine svelerebbe un nuovo step che piazzerebbe l’ex dipendente della “Sostare” tra gli affiliati del clan Ercolano-Santapaola.
In quel “grazie” ripetuto più volte la notte dello scrutinio ci sarebbe la prova della gratitudine “consapevole” dei Castiglione, padre e figlio, verso chi aveva sponsorizzato il candidato in cambio di aiuti e favori. “Ora fallo divertire, poi ci andiamo alla carica”, diceva Colombo a Bergamo confermando il malsano do ut des. Presto sarebbero passati all’incasso.
Le dimissioni dell’allora governatore Nello Musumeci diedero il via alla campagna elettorale. “Una cosa, vedi che lunedì sera non prendere impegni che siamo a cena”, diceva Castiglione a Colombo che si rivolgeva al candidato con un intimo “vita mia”.
Cene e pranzi si sarebbero ripetuti a Catania, come “a Ramacca, Palagonia, Castel di Judica” dove li attendevano “tutti amici nostri”. Amici che erano stati contattati, uno dopo l’altro, da Colombo. Una chiamata a raccolta per preparare il comitato di accoglienza all’invitato eccellente, “quello che gli dobbiamo dare il voto, è il presidente del consiglio di Catania”.
Un amico, “un pezzo grosso”, “un deputato della Regione, ci può servire per te a Palermo”, diceva Colombo ad uno dei portatori di voti. Al quale ribadiva il concetto: “… è una persona di un certo livello e nuatri nu stamu puttannu pa famiglia… quello che ti serve facciamo”.
“Ma è Forza Italia è?”, chiedeva l’interlocutore. La risposta di Colombo mostrava anche una certa confusione politica: “Certo. Con Raffaele Lombardo”. In realtà Forza Italia nulla c’entrava. Il 20 marzo 2022, mentre raggiungeva assieme a Castiglione una masseria per l’ennesimo pranzo elettorale, Colombo chiamava Bergamo e discutevano di voti.
“Per il momento non ti stiamo chiedendo niente poi come diventi deputato ti veniamo sotto casa ma per il momento non ci interessa la cosa, per il momento facciamo voti e cose”, diceva Colombo a Castiglione.
In una successiva conversazione Colombo spiegava a Bergamo di avere messo le cose in chiaro con Castiglione: “… gli ho detto quando tu sei deputato è tutta un’altra discussione. Possiamo parlare dieci volte”. Non aveva dubbi sull’esito delle elezioni. Il controllo del voto sarebbe stato blindato. Bucolo gli aveva chiesto “i prestampati quelli che gli dico io… mi fai sapere quali sono, io mi segno nome, cognome e scheda elettorale… nome, cognome e scheda elettorale”.
Erano certi del successo e fin troppo esuberanti. Matteo Marchese, consigliere comunale di Misterbianco, pure lui arrestato, rimproverò Colombo per avere pubblicato su Facebook la foto di una cena elettorale. “Pubblica un’altra foto e ti sparo nei coglioni”, gli disse. Secondo l’accusa, sarebbe l’ennesima prova che fosse al corrente della vicinanza di Colombo e Bergamo alla famiglia mafiosa: “Se cosi non fosse non si comprenderebbe una tale reazione alla pubblicazione di una foto ritraente una normale cena elettorale”.
Dello stesso tenore una conversazione tra Colombo e Giuseppe Coco. Niente foto sui social. “Ho tolto tutto, non c’è più niente, stai sereno”, lo tranquillizzava Colombo. Lo stesso Coco che si era dato un gran da fare. Una volta vinte le elezioni Castiglione avrebbe dovuto assecondare i loro desiderata. Usava una frase volgare per ribadire che il neo onorevole era obbligato a mettersi a disposizione.

