PALERMO – Potrebbe essere la classica punta dell’iceberg. E non è una frase fatta. Il contenitore, ancora una volta, è costituito dai finanziamenti dell’assessorato regionale ai Beni culturali.
Antonio Librizzi è stato arrestato per tentata concussione dai finanzieri subito dopo avere intascato una tangente di mille euro pagata da un imprenditore.
Si sono incontrati in un bar a piazza Marina, luogo di altri appuntamenti sospetti. L’ufficio di Librizzi, funzionario della Soprintendenza del mare della Regione siciliana, si trova poco distante, nel Palazzetto Mirto, in via Lungarini.
I finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria lo monitoravano e intercettavano da mesi. I capitoli dell’indagine ancora top secret ruotano attorno a una domanda: altri imprenditori sarebbero stati costretti a pagare dal funzionario direttivo, numero tre dell’organigramma della Soprintendenza del mare, assegnato alle “procedure acquisti”?
Negli uffici di Palazzetto Mirto, dove è arrivato a fine 2022, Librizzi si occupava di ciò che serviva al lavoro di tutti giorni. Dalla riparazione del condizionatore all’acquisto degli articoli di cancelleria. “Le posso solo dire che fino al suo arresto per me è stato un funzionario attento, collaborativo, che lavorava bene“, spiega il soprintendente Ferdinando Maurici, non nascondendo sorpresa per quanto accaduto.
È un altro, però, il settore dove Librizzi avrebbe esercitato il suo potere illecitamente. La Soprintendenza del mare dipende dall’assessorato regionale dei Beni culturali e dell’identità siciliana. Ha compiti di “tutela, ricerca, censimento, vigilanza, valorizzazione e fruizione del patrimonio culturale sommerso dei mari siciliani e delle sue isole minori”. Gestisce eventi e pubblicazioni.
L’assessorato finanzia “iniziative direttamente promosse”. Una legge regionale prevede, infatti, la possibilità di presentare “idee e proposte per la realizzazione delle iniziative direttamente promosse nel campo delle attività culturali, artistiche e scientifiche di particolare rilevanza”.
Una commissione regionale le valuta e stabilisce quali siano le più meritevoli. Si dà il via libera ai finanziamenti e il dirigente del Dipartimento nomina il Responsabile unico del procedimento. Un incarico retribuito a parte rispetto allo stipendio per avviare ed eseguire i progetti e rendicontare le spese.
In questo contesto si sarebbe mosso Librizzi, Rup in diverse iniziative. Secondo l’accusa, avrebbe promesso di sbloccare i pagamenti in favore degli imprenditori, ma anche facendo capire – senza badare troppo per i sottile – che senza il suo supporto non avrebbero più lavorato con la Regione. Due imprenditori lo hanno denunciato. Quanti, invece, hanno ceduto alle presunte richieste di denaro?
Di progetti direttamente promossi dall’assessorato ce ne sono parecchi. Le richieste erano pressanti come emerge dalle intercettazioni di un’altra inchiesta, quella che vede indagata l’ex assessora ai Beni culturali Elvira Amata assieme all’imprenditrice Marcella Cannariato. Dal 23 gennaio 2023 Amata è assessora al Turismo (al suo posto con uno scambio di deleghe è arrivato Francesco paolo Scarpinato) e i fatti dell’inchiesta di Librizzi sono slegati dalla precedente indagine.
Un’indagine che ha svelato il grande interesse per le iniziative direttamente promosse. Il dimissionario vice gabinetto vicario e poi segretario particolare di Amata, Pippo Martino, faticava ad andare dietro a tutte le richieste. “… trovano il sacco di boxe qui sopra di me a scaricarmi tutte le porcate di questo mondo”, diceva in uno sfogo intercettato dai finanzieri.
Nel calderone dei Beni culturali finito sotto inchiesta vanno ora aggiunte le pratiche curate da Librizzi e su cui indagano i pm Gianluca De Leo ed Eugenio Faletra. Due imprenditori, che lavorano nel settore degli eventi, hanno denunciato le “vessazioni”. Bisognava pagare per sbloccare i pagamenti o continuare a lavorare. Ci sono altri imprenditori che hanno pagato restando in silenzio?

