PALERMO – Enzo Bianco ha vinto. Si riprende Catania, che fu sua, per tanti anni. E che lasciò con l’ingresso del nuovo secolo, per consegnarla nella mani di un centrodestra inarrestabile del quale resta, oggi, uno sbiadito ricordo. Il dato definitivo è del 50,62% contro 36,62% di Stancanelli. L’ex primo cittadino ce l’ha fatta al primo turno, staccando il rivale di quasi quindici punti. Numeri carichi di significati personali e politici. Perché il successo di Bianco è anche il successo di una coalizione. La stessa che al momento governa in Sicilia. E che sta segnando, con la forza delle cifre, evidenti anche in questa tornata elettorale, la sofferenza di un centrodestra stanco, diviso, spesso confuso. Bianco intanto si riprende Catania. Una una città in cui si sgonfia (e la stessa cosa pare stia accadendo in molte altre città dell’Isola), il fenomeno “Cinque stelle”.
L’exploit di Bianco, però, come detto, ha un valore che va oltre la lunga storia politica dell’ex ministro. È anche quella di una formula più recente che nelle città ha convinto, dopo aver sbancato, pochi mesi fa, nella più ampia ottica della Regione. Pd, Megafono e Udc (anche se questo partito a Catania non ha presentato una sua lista) insieme, infatti, vincono. E a mani basse. A Messina, altro capoluogo al voto, le prime sezioni parlano di un Felice Calabrò assai vicino alla soglia della vittoria al primo turno. E, sorpresa nella sorpresa, ecco spuntare Renato Accorinti, politico pacifista e anti-Ponte, in corsa per strappare al centrodestra l’eventuale accesso al ballottaggio. Un centrodestra, anche qui, dilaniato dalle liti di quartiere, con l’ex sindaco Buzzanca a sostenere Gianfranco Scoglio (lontanissimo dai primi due) e il resto della coalizione al fianco di Enzo Garofalo. A Messina, insomma, città in grave crisi finanziaria, vince l’accoppiata centrosinistra-no Ponte. Un messaggio chiaro lanciato anche al governo nazionale.
Ma per tornare al filo conduttore di queste elezioni, ecco la coalizione Pd-Crocetta-Udc prima anche a Ragusa con Giovanni Cosentini che potrebbe vedersela, al ballottaggio, con Federico Piccitto. Unico caso di successo del Movimento cinque stelle in un Comune di grosse dimensioni. A Siracusa, ultimo comune in ballo, l’Udc aveva provato a giocarsi la carta della “restaurazione”, con un’alleanza col Pdl “benedetta” dall’ex ministro Stefania Prestigiacomo. Ma la benedizione quasi certamente non è bastata a portare Edy Bandiera al ballottaggio, dove andranno, con ogni probabilità, Giancarlo Carozzo sostenuto da Pd, Megafono e liste di centrosinistra ed Ezechia Paolo Reale, appoggiato dall’area del centrodestra che fa capo all’”epurato” Vincenzo Vinciullo. Capace, quest’ultimo, di spingere “da solo”, il proprio candidato davanti al suo (ex?) partito. E che in questi minuti, anche a suon di comunicati stampa, si gusta la propria rivincita.
Intanto, prima ancora dei successi e delle sconfitte, un dato emerge su tutti: un siciliano su tre ha deciso di disinteressarsi delle elezioni. Non è servito, quindi, nemmeno il richiamo alle realtà locali, alla politica “della porta accanto” per riportare i siciliani al voto. Nonostante questo appuntamento con le urne, portasse con sé, come abbiamo detto, significati ulteriori. Test interessanti. Formule politiche nuove e vecchie. E anche, ovviamente, il germe di qualcosa che può nascere altrove. Alla Regione.
Già. Perché le ombre del Palazzo dei Normanni e di Palazzo d’Orleans si stendono sui 142 Comuni dell’Isola. Sagome che saranno destinate a mutare, insieme all’identikit del governo regionale. Se non della maggioranza che lo sostiene. Le elezioni amministrative, insomma, sono uno snodo importante. Utile a rivedere posizioni. A ricalibrare alleanze. Nonostante in tanti, oggi, useranno gli esiti delle urne a proprio uso e consumo. Chi non resterà contento dei numeri, preciserà che le elezioni comunali non hanno, e non possono avere una valenza politica. Altri, invece, si scopriranno pronti a segnare con l’evidenziatore le cifre dell’ultimo comune di provincia per dire: “Ecco, questa formula politica funziona”.
Un copione già scritto. E recitato fin dalle ore del pomeriggio. Con Crocetta a sottolineare l’importanza dell’accordo strategico tra Pd e Udc, e Nicola D’Agostino a evidenziare l’apporto alla coalizione dei centristi e a richiedere, sulla base di questo fatto, una “discussione per consolidare le ragioni dell’alleanza”.
Ma gli “incroci pericolosi” erano sparsi un po’ su tutto il territorio dell’Isola. Dai nodi dell’Ennese con la guerra Crisafulli-Crocetta, ai dubbi dell’Udc. E ancora, ci sarà da comprendere se nella Sicilia del “Modello Crocetta”, il Movimento cinque stelle sarà stato in grado di frenare una flessione che in altre parti d’Italia è apparsa evidente, rispetto alle ultime politiche (e ancor di più il test è interessante in Sicilia dove anche le recenti regionali hanno fatto registrare un boom dei grillini). Per il resto, sparsi nel resto della Sicilia i piccoli casi della “guerra” Lupo-Cracolici a Roccapalumba, o la prova del leghista Scrivano ad Alimena.
Lo si creda o no, queste elezioni comunali, una valenza regionale la possiedono già. Non è un caso, infatti, che i partiti che sostengono il governo Crocetta, abbiano già dato appuntamento al “dopo elezioni”. A prescindere dallo scopo del “chiarimento”. Chiamatela verifica, rimpasto, o “ritocco”. Chiamatelo come volete. Ma sui tavoli della politica regionale, da domani, (in attesa dei ballottaggi) finiranno anche i fogli con i dati di queste elezioni comunali. Fogli che nelle prossime ore si riempiranno di verdetti ufficiali, di cui vi daremo conto. E se l’astensionismo appariva già come un probabile vincitore di queste elezioni, assai diversa è la “cifra”, il significato di un’altra vittoria. Enzo Bianco ha vinto al primo turno, riuscendo nell’impresa di restituire al centrosinistra la seconda città della Sicilia. Strappandola al centrodestra dopo 13 anni di regno Scapagnini-Stancanelli.

