Zen, scuole e parrocchia non bastano

Polveriera Zen, perché scuole e parrocchia non possono bastare

(di Daniela Crimi). Riceviamo e pubblichiamo

PALERMO – Palermo è una città complicata, non dico nulla di nuovo, qualcuno più bravo di me l’ha definita bene un “enigma”, nel giro di una decina di metri tu puoi trovare gli opposti, la bellezza di una chiesa storica e il cassone ricolmo di rifiuti, la lapide di una vittima della mafia e una baracca abusiva, una parete ecologica verticale e un tetto di eternit, una città difficile dove convivono sentimenti opposti.

Chi come me ha trascorso quasi quaranta anni dentro le scuole di Palermo, a vario titolo e un po’ in tutti i quartieri, conosce sufficientemente quel fenomeno ampliamente nominato, forse anche a sproposito, che si chiama “dispersione scolastica” e che viene indicato come una delle manifestazioni della “povertà educativa”: bambine/i e ragazze/i che dovrebbero frequentare la scuola e non lo fanno o lo fanno saltuariamente con elevati numeri di assenze (dispersione esplicita).

La ‘dispersione implicita’: che cos’è

C’è anche il fenomeno della “dispersione implicita”, ancora più grave da sconfiggere, nonostante gli innumerevoli progetti che vedono impegnate da anni le scuole palermitane (Agenda Sud, PNRR, PON) ossia bambine/i e ragazze/i che pur frequentando le scuole e anche senza elevate assenze, hanno difficoltà a raggiungere le competenze minime e questo per i più svariati motivi, non ultimo, anzi per primo, il problema del disagio psicologico adolescenziale crescente che negli ultimi anni post Covid è giunto a livelli altissimi.

Vi do una notizia: operatori psicopedagogici dell’Ufficio scolastico regionale e provinciale, insieme a docenti delle scuole e dirigenti scolastici, da almeno 20 anni a questa parte, organizzati in equipe psicopedagogiche territoriali presenti in ogni scuola-polo di quartiere, hanno lavorato duramente e con grande professionalità per abbattere questi grandi numeri di dispersione esplicita che da elevate percentuali (circa il 20 % in ogni scuola) è stata abbassata a numeri nettamente inferiori che si contano a una cifra in ogni scuola, al netto, chiaramente, di situazioni estreme.

Faccio due esempi, quelli delle scuole che dirigo e che non sono ubicate certamente in quartieri della cosiddetta “Palermo-bene”: il liceo ha sede nel quartiere Cantieri navali-Monte Pellegrino; qui la dispersione esplicita, che nel 2009 si contava a due cifre, ora ha numeri completamente diversi, parliamo di solo una decina di ragazzi su 1400 circa e che comunque sono identificati, sappiamo chi sono, dove abitano, e sono “tallonati” costantemente e frequentano saltuariamente per motivi che già conosciamo e su cui la scuola può intervenire relativamente.

Anche nell’I.C. che dirigo in reggenza i numeri non sono tanto diversi, anche questo situato in una zona ad alto rischio, il quartiere Oreto, con altissima percentuale di alunni di provenienza immigratoria: su 1600 alunni i cosiddetti “dispersi”, ossia che hanno abbandonato o non frequentano regolarmente, hanno una percentuale ad una sola cifra.

Gli Istituti comprensivi del quartiere Zen non si discostano molto da questi numeri e purtroppo lì non ci sono scuole secondarie di II grado.

I ragazzi frequentano le scuole superiori più vicine, (l’I.s. Maiorana. L’Alberghiero Cascino, il Liceo Linguistico Cassarà di Via Fattori) quando i bus lo consentono, non essendoci purtroppo linee di autobus con un servizio efficiente (alcune volte i bus non si fermano neppure alle fermate perché temono di essere vandalizzati).

La povertà educativa

Il problema è un altro: nonostante tutto la povertà educativa rimane perché dopo la fascia della scuola dell’obbligo i ragazzi e le ragazze non continuano gli studi, non frequentano la scuola superiore fino al diploma, alimentando il disastroso fenomeno dei neet, di coloro che non fanno nulla, né studiano né lavorano.

In sostanza il problema si è spostato in avanti nei grandi numeri e non è più solo e soltanto quello della dispersione scolastica ma riguarda la fascia 16-20 anni che non continua gli studi; i ragazzi diventando adulti ignoranti con basso livello di scolarità non adatti a nessuna qualificazione, disoccupati, a disposizione del primo che passa.

Lo Zen è lo specchio di questo fenomeno a cui si aggiungono, ad aggravandum, il degrado di un quartiere dove non esistono i servizi primari, la pulizia dei rifiuti, i trasporti, le attrezzature sportive e ricreative.

Un plauso e un riconoscimento enorme va a chi resiste, alle scuole, alla parrocchia, alle associazioni che hanno svolto negli anni i servizi altrimenti assenti.

Ma questo non basta, né può bastare.

La povertà educativa mette in mano le pistole a dei ragazzi adolescenti, che non hanno nessuna voglia di qualificarsi e prendersi un diploma perché i loro fratelli o cugini più grandi, magari con un diploma in mano, non hanno lavorato comunque, perché a Palermo non ci sono né industrie né fabbriche né imprese dove andare a lavorare e la cosa più “facile” è impugnare un’arma su un motorino e mettere paura a qualcuno.

Scuole e parrocchia non bastano

Le scuole da sole non bastano, la parrocchia da sola non basta, servono i centri sociali di educazione permanente, le scuole serali, gli educatori di strada, oltre a un forte controllo del territorio da parte delle Forze dell’ordine.

Occorre educare gli adulti per primi, intere famiglie, fare capire loro, progetto in mano, che un’alternativa c’è, ci può essere un progetto di vita diverso, fatto di lavoro onesto e di impegno.

Ma per offrire questa alternativa occorre che il lavoro ci sia. E soprattutto occorrono i centri di educazione permanente con operatori specializzati al ri-orientamento del progetto di vita.

La solidarietà, la presenza delle Istituzioni nei giorni festivi o alle messe domenicali commuove, ci vuole anche questo, ma non può bastare.

Occorre un piano strutturato e concreto fatto di azioni reali, a partire dalla pulizia dei rifiuti alla riqualificazione urbana degli spazi ricreativi, fino alla realizzazione di centri di educazione e rieducazione permanente con operatori specializzati, gli educatori di strada.

E soprattutto ci vuole una alternativa alla strada, ossia la creazione e l’offerta di una possibilità di lavoro stabile e decente. Nutro forti dubbi sull’ultima ipotesi ed è proprio questa incertezza che non mi fa essere molto ottimista.

Note autobiografiche

Sono dirigente scolastico a Palermo dal 2007, dal 1989 docente, ho cominciato la mia carriera presso l’Istituto Penale Minorile “Malaspina”.

Dirigo il Liceo Linguistico “Ninni Cassarà” e in reggenza anche l’Istituto comprensivo “Silvio Boccone” di Palermo. Sono stata ricercatrice all’Istituto regionale di ricerca educativa e docente a contratto all’UniPa.

Collaboro con riviste specializzate, ho condotto trasmissioni televisive sulla scuola.


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